Racconti di gran classe, Franco Cordelli obliquo e unicum

Sempre versatile e originale Franco Cordelli, anche nel libro di racconti “Tao 48”. Tra cronaca e fiction, tra autoanalisi privata e contestualizzazione storica, il critico e scrittore romano – che ambienta queste storie nella capitale – ha un grande occhio caleidoscopico, con cui spicca nel panorama letterario italiano…

Obliquità, questa forse è la parola migliore per definire Franco Cordelli (Roma 1943), per il suo essere critico letterario oltreché teatrale, tra i quali deve essere riconosciuto tra i più autorevoli del nostro panorama culturale, scopritore di innumerevoli talenti tra i quali vale ricordare molti anni fa su tutti Carlo Verdone, ma anche novelliere, volendo connotare con questa terminologia classicheggiante e quasi desueta la sua attività quasi casuale di autore di racconti del tutto particolari nella forma e nello stile come quelli contenuti in Tao 48 (348 pagine, 20 euro), edito da La Nave di Teseo, e che fanno dell’autore romano un unicum nel nostro panorama letterario.

Imprescindibile

Franco Cordelli che è anche autore di romanzi (ne ha scritti nove), si addicono a lui pertanto al meglio le tre categorie da lui esplicitate nella sua raccolta di saggi La democrazia magica (Einaudi 1996, poi Fandango 2012) nel quale attraverso sedici capitoli e il confronto serrato con opere e poetiche di autrici e autori del Novecento riflette in modo approfondito su conquiste e prospettive della narrativa contemporanea analizzando, ispirandosi a Walter Benjamin, tre differenti figure: quella del narratore, del romanziere e dello scrittore (che costituiscono il sottotitolo della raccolta di saggi), interrogandosi su uno dei topos della contemporaneità o post-modernità, cioè sulle sorti del romanzo, sulle nuove frontiere dell’avanguardia, della scuola dello sguardo e del nouveau-roman, sulla sua stessa presunta fine o dissoluzione nel cosiddetto anti-romanzo, o nel migliore dei casi sulla sua secolarizzazione, quel romanzo contenitore omnicomprensivo, quantomeno dall’epoca moderna, del raccontare letterario e ora strumento quasi svuotato delle sue prerogative, negato o mutuato in altre occorrenze, discostandosi dalle sue forme originarie in mille altri “discorsi” letterari che ne hanno parcellizzato la vecchia monumentale solidità, pur dovendone riconoscere in molti casi una sua naturale evoluzione, trasmigrazione, quasi da renderlo irriconoscibile, come del resto per la materia porosa e duttile quale è la parola letteraria è inevitabile che sia. Di tali caratteristiche e tendenze Franco Cordelli si può dire si sia fatto carico, nel suo lavoro di critico, e ne sia stato agente nel suo “mestiere” di narratore, lo definiremo per semplicità così senza approfondire riguardo alle dallo stesso Cordelli puntuali diversificazioni semantiche tra i vari modi dello scrivere, quindi per le sue opere di narrativa, cioè di fiction. Una fiction narrativa del tutto unica che sia i suoi romanzi che la raccolta di Tao 48 mettono in luce e ne fanno con la sua originalità, versatilità, la cifra stilistica e la qualità intrinseca della sua parola letteraria uno degli autori imprescindibili della nostra letteratura contemporanea a dispetto della relativa diffusione su larga scala delle sue opere, forse proprio per il suo aver sviluppato un discorso letterario fondato sul parlare di letteratura, di quella tanto bistrattata critica letteraria, insomma apparentemente il classico scrittore per scrittori.

Scremature

Mi viene in mente in tal senso l’episodio occorsomi proprio per reperire il libro di cui si tratta e che rimanda a una ficcante nota di Cordelli contenuta in I Puri Spiriti, un suo romanzo dall’originale struttura e che mette in qualche modo alla berlina il ceto intellettuale. Questo accade quando la voce narrante in una libera digressione si mette a parlare di Feltrinelli, intesa come casa editrice e catena distributiva, riconoscendo in essa la vera industria culturale del paese, la cultura stessa, l’epos e il primitivo, il fatto che se gli antichi avessero Omero, l’epoca moderna abbia Feltrinelli (ci dice la voce narrante in un passo del romanzo), e allora a me è venuto in mente che quando mi sono rivolto al banco per l’ordinazione dell’ultimo libro di Franco Cordelli (Tao 48 appunto), ovviamente non presente su scaffale anche perché ormai risalente a quattro anni fa, e da specificare non facente parte della scuderia editoriale Feltrinelli, mi sia sentito chiedere conferma dalla solerte addetta alle ordinazioni circa il nome esatto dell’autore, storpiandolo lei in Tortelli, mentre è toccato a me specificare Cordelli, mentre lei fa finta di aver capito benissimo, altrimenti come potrebbe lavorare nel tempio della cultura tout court, volendomi forse dare a intendere che conosceva benissimo quello scrittore che nessuno legge e che non è edito da Feltrinelli. Ma tant’è e va da sé che la letteratura gastronomica tira molto di più della letteratura pura. In ogni caso Tao 48 è in ordine cronologico l’ultimo libro pubblicato dall’autore romano (e si spera non l’ultimo), il 2022, nato per la committenza di Elisabetta Sgarbi, La nave di Teseo, in anni nei quali la casa editrice ha pubblicato nuove edizioni di suoi romanzi, I Puri Spiriti (2023), Il Duca di Mantova (2024), Pinkerton (2025). Sono trentadue racconti in totale derivati dai settanta ripescati dall’autore tra le sue carte e scritti di occasione durante l’arco di quarant’anni. Questi dopo una prima scrematura sono diventati 48, da cui il titolo che costituisce anche un richiamo al principio 48 del Tao, la tradizione filosofica e spirituale diffusa da Lao-Tze, principio che rimanda alla pratica taoista del “perdere” ogni giorno qualcosa, riduzione contro accumulazione, riducendo i desideri per avvicinarsi alla semplicità naturale, agire senza forzare, uno dei concetti fondamentali del Tao che implica il riconoscimento della vera conoscenza e della saggezza nello spogliarsi di conoscenze intellettuali e teorie per ritrovare la luce nella propria interiorità. La ulteriore scrematura di racconti porterà il volume ai trentadue che lo costituiscono e sulla cui selezione e cronologia l’autore dà conto nella nota finale. La prima parte del titolo può essere interpretata anche come un acronimo, come spiegato in uno dei racconti e che rimanda idealmente al romanzo di Cordelli del 2016 Una Sostanza Sottile (Einaudi), forse il suo romanzo più complesso e affascinante, la storia a sfondo autobiografico di un uomo afflitto da una grave malattia raccontata sottoforma di un dialogo tra padre e figlia del tutto particolare e che assomiglia a una vera e propria messinscena sullo sfondo di Avignone, la città della Provenza celebre per il suo festival teatrale frequentato per lavoro per anni da Cordelli. “Terapia Anticoagulante Orale” è il termine che appare in uno dei racconti e che rimanda appunto a uno dei fulcri narrativi di Una Sostanza Sottile, le visite alla clinica dove ha combattuto contro una malattia che ne ha messo a rischio la vita.

Identità smarrita

Insomma, tutto si tiene nelle opere di Franco Cordelli, caratterizzate da un sicuro connotato autobiografico ma trattato in un modo personalissimo, mimetico, dalle coordinate sfuggenti, stilisticamente fluttuante e nel quale il concetto stesso di identità sembra smarrirsi come la classica caratterizzazione dei personaggi che sembra svanire, quasi privati della loro reale consistenza per come spesso vengono tratteggiati tramite la narrazione altrui, in un modo che è un continuo flusso di rimandi e richiami frutto dell’omnicomprensiva sapienza letteraria dell’autore.
Gli stessi trentadue racconti di Tao 48, pur nella loro fruibilità autonoma uno rispetto all’altro e con precise connotazioni narratologiche e topografiche, costituiscono tessere di un mosaico complesso che è in larga parte la biografia nascosta dell’autore, il racconto autobiografico di una vita, frammenti che si ricompongono, proprio come in Una Sostanza sottile, tessere non sovrapponibili l’una all’altra eppure contigue, composte da ricordi sfuocati e contorni sfuggenti, come è stilisticamente la scrittura di Cordelli, miniaturizzata e ampia allo stesso tempo, giocata sempre sul dato dell’evocazione, racconti sul filo della memoria più o meno recente che mettono in scena vecchi amori o nuovi incontri con amanti a distanza di anni, l’infanzia, gli anni degli studi e delle passioni (e poi disillusioni) politiche e tutto quel demi-monde intellettuale romano, scrittori o aspiranti tali, registi, sceneggiatori, critici letterari, un mondo frequentato assiduamente negli anni da Franco Cordelli.

Labirinto

Sono queste le coordinate teoriche della sua scrittura nella quale si palesa un’“ipertrofia dell’io” che si esprime nella pretesa di rendere visibile la propria solitudine, alternando pensiero e rappresentazione, senza imporre una sola chiave di lettura, in difesa di quella “democrazia magica” a cui aspirano le forme spirituali, contro la tirannia araldica dei generi e a favore della duttilità e dell’obliquità dello sguardo, di quel Labirinto del mondo (titolo del libro di Marguerite Yourcenar) di cui parla Franco Cordelli nel volume di saggi già citato (La democrazia magica), il libro della Yourcenar citato e analizzato da Cordelli in merito al fatto di porre il lettore davanti a quel labirinto dicendogli: eccolo, ora sbrogliatevela da soli, una democrazia che è una sorta di usufrutto per compenetrazione su scala allargata delle varie forme della scrittura letteraria, saggi, prosa d’arte, romanzi, racconti, critica letteraria tout court, tutte le forme delle quali appunto si è servito Cordelli.
Nei racconti di Tao 48 tale disposizione non prescinde dalla precisa connotazione topografica romana dell’intera raccolta, un microcosmo tramite il quale si manifesta il macrocosmo mimetico e letterario, tramite la Roma eterna e perennemente sullo sfondo, la Roma Caput Mundi volgarmente detta, la Roma più conosciuta e riconosciuta da tutti, e anche quella meno conosciuta, quella Roma che come ci dice la retrocopertina del libro «è un luogo dove le storie cominciano, cominciano tutte a Roma», un altro modo di dire tramandato dai secoli che “tutte le strade portano a Roma”, ma anche quella dei quartieri periferici, che in alcuni casi ricorda quella del morettiano Caro Diario, con una titolazione dei trentadue capitoli che sembra voler offrire una toponomastica della capitale con una classificazione che assomiglia all’elenco delle stazioni della metro. In realtà quei toponimi sono luoghi di occasione che servono allo scrittore Cordelli per parlarci delle sue avventure amorose sul filo della memoria, spesso dalle coordinate sfuggenti, delle sue frequentazioni intellettuali, dei suoi compagni di viaggio, letterari o meno, del suo essere stato testimone volente o nolente e pur nella sua idiosincrasia verso qualsiasi coinvolgimento politico e sociale di un certo periodo storico del nostro paese nei decenni appena trascorsi. Una sorta di evocazione di spiriti all’insegna della romanità e che ricorda i certamente i più celebri Racconti Romani di Alberto Moravia, autore per alcuni versi affine a Franco Cordelli.

Ondivago e citazionista

L’obliquità di sguardo del suo autore fa sì che i racconti di Tao 48 causino una sorta di shock puntillistico, per il caleidoscopico occhio di un grande scrittore il quale con l’ondivago tratto della sua scrittura e il ricco citazionismo letterario rende incerto e fluttuante qualsiasi riferimento fattuale e altresì topografico, che pure attraversa le varie narrazioni, costantemente in bilico tra la cronaca e la fiction, una cronaca in alcuni casi nera che quando presente è elegantemente trasfigurata come accade nei racconti che parlano senza citarlo dell’uccisione della studentessa Marta Russo all’Università La Sapienza o dell’ancora più lontano assassinio di Simonetta Cesaroni, oppure una cronaca che porta al giorno antecedente la morte di Papa Wojtyla, o nel racconto dell’uccisione a seguito di uno scippo di una donna in una periferia romana, non una vera cronaca ma obliquità, appunto, immaginando gli ultimi istanti di vita della donna. Obliquità è anche la narrazione del giorno successivo alle elezioni politiche del 2006 con la vittoria del centrosinistra che costituisce lo stratagemma per parlare di un incontro privato del protagonista con un amico e collega scrittore non meglio identificato. Sullo stesso solco si collocano racconti che parlano delle indagini su un femminicidio o quello di un omicidio alla Stazione Termini o della lite tra due donne per un’eredità di un non meglio identificato maestro. Tra cronaca e fiction si colloca anche quello che parla del centro per immigrati della Pantanella. Altri abortiscono il dato rappresentativo, per quanto dilatato nel pensiero, per costituire delle vere e proprie riflessioni ibride sull’autocoscienza, la stessa tendenza autoriflessiva e a cavallo tra autoanalisi privata e contestualizzazione storica, sociale e politica che si trova in Corviale, il racconto estrapolato dal precedente romanzo Un inchino a Terra (Einaudi 1999), in una raccolta di racconti che possono essere letti come un romanzo che si chiude con Marte, uno spassoso e profondo dialogo tra Cordelli stesso sotto forma di un terrestre arrivato su Marte dove incontra Ennio Flaiano e che è un’evocazione del celebre racconto di Flaiano Un marziano a Roma, un racconto, quello di Cordelli, che dice molto della sua visione della letteratura.
I racconti di Tao 48 , ultima opera cronologicamente pubblicata di Franco Cordelli (nella speranza ce ne possano essere altre), costituiscono un unicum nella produzione del “narratore”, “romanziere”, “scrittore” Franco Cordelli, un genere, quello dei racconti spesso bistrattato, e che lo stesso Franco Cordelli giudica a lui non congeniale, un intellettuale che fin dai suoi esordi aveva l’ambizione di diventare romanziere facendo il critico, insomma a suo modo, con i risultati che anche con questa sua raccolta di racconti ogni lettore che vi si imbatta potrà “democraticamente” giudicare.

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