L’inventario di Han Kang, preghiera per una sorella

“Il libro bianco” è il volume più intimo di Han Kang. In piccole istantanee dalla prosa impalpabile prova a ricostruire storia e memoria di una sorella morta poco dopo la nascita. Una ricostruzione parallela a quella di Varsavia, città in cui l’autrice sudcoreana ha soggiornato per alcuni mesi. E chi non c’è più torna a vivere, un dolore che si fa letteratura…

Dal particolare al generale e poi, ancora, al particolare. Sotto la lente di ingrandimento è finita l’istituzione familiare – con il suo libro più noto, La vegetariana (ne abbiamo scritto qui) – e poi i luoghi oscuri della storia della Corea del sud (per esempio in Non dico addio, ne abbiamo scritto qui), e poi ancora qualcosa di molto intimo e familiare, essendo approdata a Il libro bianco (163 pagine, 19 euri), forse il libro in cui troviamo disseminati pezzi di memoria e del suo cuore. Han Kang, la scrittrice premio Nobel 2024 e fiore all’occhiello del catalogo Adelphi, ha pubblicato nel 2016 – tradotto adesso da Lia Iovenitti – questo volume ibrido di silenzi, poesia e prosa, dalla prosa asciutta, dalla natura sfuggente. Un libro, pensato inizialmente come una specie di inventario delle cose bianche (da una zolletta di zucchero alle stelle, e il bianco in Corea del sud è anche il colore del lutto), ma che strada facendo è diventato tutt’altro, la ricostruzione e la memoria (tra i racconti della madre e i silenzi del padre) della breve vita di una sorella maggiore dell’autrice, nata prematura e morta appena due ore dopo il parto, accompagnata da un’invocazione non esaudita («ti prego, non morire») della giovanissima madre, da sola in un remoto villaggio di campagna.

Distruzione e ricostruzione

Solo allontanandosi da Seul, però, Han Kang è riuscita a dare compiuta forma letteraria a quello che inizialmente era un esperimento apparentemente senza direzione. La scrittrice, in fase di stesura, ha approfittato di una residenza di scrittura di alcuni mesi a Varsavia e, nella capitale polacca, anche innevata , definita «città bianca» – devastata durante la seconda guerra mondiale, e poi ricostruita – ha trovato una chiave di volta. Nonostante insonnia ed emicrania.

Ho iniziato a studiare la storia di Varsavia e ho scoperto che è una città che è risorta dalla distruzione. Ho pensato che la sua storia fosse molto simile a quella di mia sorella. Avrei voluto dare la mia vita per ricreare quella di mia sorella, per farla vivere. La ricreazione di questa città sembrava molto il processo di scrittura.

Distruzione e ricostruzione diventano punti cardinali, per processi legati al dolore collettivo dei popoli oppressi, e alla sofferenza intima, per la morte della sorella: dolori che si intersecano in un orizzonte universale. Il volume si dipana in piccole istantanee dalla prosa essenziale, quasi delle preghiere, riflessioni impalpabili, che poi vanno via, cedono il passo, come in dissolvenza.

Era una bambina dalla pelle bianca come i dolcetti di riso a forma di mezzaluna.

E così Han Kang ridà vita alla sorella, dolorosamente riconoscente, («io esisto perché lei è morta», si legge), un percorso di consapevolezza in cui il dolore della perdita viene ridipinto, senza colori.

La fragilità e una specie di riconciliazione

Al di là del bianco come filo conduttore, Han Kang – in tre parti, intitolateIo, Lei, Tutto è bianco – parla della fragilità dell’uomo e della vita e lo fa con il particolare, profondo, sguardo che da sempre l’autrice sudcoreana riserva al mondo. Quel che non c’è più può continuare a vivere, quel dolore lontano si può trasformare in letteratura. Accade con la nebbiosa Varsavia, ricostruita in modo meticoloso, accade con la sorella a cui in qualche modo presta il corpo, prima di lasciarla andare via, nel bianco, dove sembra abbandonarsi anche lei, una sopravvissuta: una specie di riconciliazione, in cui prova ad abbracciare una storia, un luogo, un tempo, più grandi e dilatati rispetto alla sua storia e a quella della sorella.

Seguici su Facebook, Twitter, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads e YouTube. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *