Opera raffinata e poetica, con un tocco di magia e una vena weird, “La curvatura dell’orizzonte” di Michele Del Vecchio ha come protagonista una scapestrata adolescente, in un’isola al largo della Sicilia. Un romanzo di eccessi e contraddizioni, contro ipocrisie, maldicenze e intolleranza…
L’adolescenza è l’età più complicata per antonomasia, si prende coscienza di sé e del proprio posto nel mondo: è un turbinio di scoperte, istanze di autoaffermazione, innamoramenti, cocenti delusioni, prepotenti richieste di attenzioni.
Anni Novanta. La tredicenne Leda vive su un’isola del Mediterraneo al largo della Sicilia, un piccolo paradiso lambito dalle ondate migratorie.
La meta iraggiungibile
Il continente è laggiù, oltre la curvatura dell’orizzonte, nel punto in cui mare e terra si incontrano. È quella la meta irraggiungibile per chi non conosce nient’altro che il borgo sperduto in cui è nato, dove l’esistenza procede al rallentatore, il passato si accantona senza rimpianti, il presente è una parentesi senza valore mentre il futuro è un coacervo di lusinghe e di promesse tutte da mantenere.
La madre di Leda, Gemma – sarta di talento – ama silenziosamente quella figlia scapestrata e ribelle, disallineata dai coetanei. Alcuni segreti è meglio occultarli nella tomba, lasciare che si decompongano con i loro strascichi di disperazione: per questo Leda non sa nulla delle sue origini.
Leda è una creatura problematica: la scuola è fatica e fallimento insieme, in un’epoca in cui ancora non si discute di DSA e di supporto individuale allo studio.
Il mistero di una naufraga
Nella magica estate che la condurrà all’ingresso dell’età adulta, la protagonista si trova a fronteggiare il mistero di Marina, naufraga abbandonata sotto la chiglia di un barchino in disfacimento, spaventata e silenziosa. La ragazzina decide di accoglierla in casa e prendersene cura insieme agli amici Giosuè e Saverio.
Marina è fragile ed eterea, muta come i pesci, ha la pelle lucente e le dita palmate, è avvolta nella nebbia di un vissuto traumatico. Chi è? Da dove viene questa incantevole sirena? È portatrice di sciagura o dispensatrice di fortuna?
Leda dovrà fare i conti anche con l’arrivo del padre biologico, Vincenzo, imprenditore di successo intenzionato a farsi eleggere sindaco per dare il via a una carriera foriera di opportunità per chi – come lui – è sufficientemente scaltro da approfittare del ruolo di potere per il proprio personale tornaconto.
Favola nera e racconto di formazione
La curvatura dell’orizzonte (262 pagine, 19 euro) di Michele Del Vecchio, edizioni Nutrimenti, è un’opera raffinata e poetica, ammantata da un tocco di magia e da una strisciante vena weird, che lascia spiazzati per l’amalgama perfetta fra favola nera e racconto di formazione. Sogno e realtà, miti ancestrali e riferimenti a fatti tragici entrati di prepotenza nella cronaca contemporanea, storia collettiva e vicenda individuale si fondono e confondono grazie alla prosa ricca, curata, materica, struggente.
Michele Del Vecchio solletica i sensi e tocca le corde dell’emotività: il lettore percepisce il calore soffocante della stagione estiva, la potenza delle onde che si infrangono sulla riva, lo sfolgorio dei fuochi d’artificio durante la festa patronale e – insieme a Leda – prova disgusto per l’ipocrisia dei paesani, per il frullare del venticello della maldicenza, per la strisciante intolleranza verso chi non è allineato al sentire comune e tuttavia sceglie di non rinunciare all’autenticità.
Vita e morte, violenza e tenerezza, seduzione e orrore, stranezza e ordinarietà, giustizia e vendetta: La curvatura dell’orizzonte – rientrato nella rosa finale del Premio Neri Pozza 2021, Sezione Giovani – è un romanzo di eccessi e di contraddizioni che lascia – con l’ultima pagina – un senso di abbagliante nostalgia per la bellezza dell’imperfezione:
Avevo cercato di aggiustarmi. Di riparare con l’oro fuso le mie contraddizioni. Ma anche i pezzi della mia personalità – quelli a sé, sparsi, che si mandavano affanculo tra loro – avevano un senso. Non dovevo essere intera per sentirmi completa. (pag. 215).
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Gentile Sabrina, infinitamente grazie per la tua lettura attenta e la cura con cui saputo parlarne. Davvero.
L’autore