La natura dei sentimenti, la coppia, la fragilità dell’uomo. Ecco su cosa fa riflettere “Destinazione errata”, romanzo di Domenico Starnone, una lettura che inchioda. Un libro che meriterebbe un sequel…
Se ognuno di noi dovesse fare il processo alle intenzioni (proprie, più che degli altri) avrebbe un bel po’ di casi aperti e irrisolti da accollarsi. Non è forse vero che a volte condanniamo l’idea più che (eventualmente) l’azione che creiamo? Come se immaginarci fare, equivalga necessariamente a sentire e sentire sia sufficiente ad accendere in noi una spia, il timore che qualcosa non vada, ammesso che ciò possa determinare la possibilità di arrecare disagio o scatenare la delusione, il dolore, di colui/lei verso cui celiamo alcune parti di noi.
Al contrario, c’è chi si “assolve” fintanto che i pensieri, i discorsi, le fantasie, rimangono confinati nella sua mente e/o in quella di un altro/a, non incontrando la realtà, ma lasciando addosso la sensazione, a tratti anche più forte che, pur non vissuta, la teoria possa essere potente e colpevole anche in modi peggiori.
L’equivoco
In questo intricato braccio di ferro, tra il pensiero (di tradire, ma si era capito) e l’azione, rimane impigliato il protagonista del nuovo romanzo di Domenico Starnone, che in Destinazione errata (152 pagine, 17,50 euro), edito da Einaudi, intrattiene il lettore (eccome, se lo intrattiene) con un equivoco a cui si darà il potere di mandare a puttane una vita (o si correrà il rischio, a voi scoprirlo).
Avete presente come da un piccolo segno sul parabrezza si possa aprire una crepa irreparabile? Ecco, qui accade una cosa simile. Un “ti amo” inviato per sbaglio alla collega invece che alla moglie scatena l’impensabile. Una situazione tanto più assurda visto che l’uomo in questione ama moltissimo la madre dei suoi 3 figli. Eppure quell’errore, a cui avrebbe potuto porre rimedio in un secondo, provoca in lui reazioni e conseguenze inaspettate.
Un finale criptico
Una lettura che inchioda, per il semplice fatto che in ogni pagina del libro siamo nella mente di una persona che non invidiamo ma che capiamo, che speriamo rinsavisca e al contempo abbia il guizzo coraggioso, infantile, prevedibile ma appassionato, di rompere i suoi (nostri) schemi mentali e fare ciò che dentro di sé immagina cosi divinamente bene. Ma la mente si sa, non è altrettanto brava a far fare la cosa giusta, dopo averne fatta una sbagliata. Ma chi dice poi, che sarebbe sbagliata?
Una recensione un po’ criptica questa, come altrettanto lo è il finale, di una storia che meriterebbe un seguito…anche se Starnone ci fa dono, ancora una volta, di un’occasione in cui riflettere sulla natura dei sentimenti, sulla coppia, ma soprattutto sulla fragilità dell’uomo, condizionato nelle proprie scelte da un’infinità di fattori di cui spesso non è nemmeno consapevole.
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