Contro il patriarcato e il realismo tradizionale che in Cile aveva fatto il suo tempo, Maria Luisa Bombal nel primo Novecento fu protagonista di una piccola grande rivoluzione, grazie a due romanzi brevi e qualche racconto, contenuti ne “L’ultima nebbia”. Un rinnovamento stilistico e tematico, il suo, con monologhi interiori, andirivieni spazio-temporali, attenzione all’inconscio, al mondo onirico e alla complessità dell’animo femminile. Le sue protagoniste provano ad emanciparsi da amori deludenti, remissività e marginalità sociale, confrontandosi con il proprio mondo interiore, con l’irrazionale, con allucinazioni e sogni, con mondi fantastici…
Non la conoscevo, non ne avevo mai sentito nemmeno parlare, non saprei più farne a meno; la disdetta però è che ho già letto tutto quello che ha scritto e non arriveranno certamente sue novità: è morta nel 1980, settantenne, la cilena Maria Luisa Bombal, autrice con cui fare i conti, e non solo per l’enorme influenza che ha avuto sulla successiva stagione più fulgida del realismo magico. Amica di Pablo Neruda, Gabriela Mistral e Jorge Luis Borges, vissuta a Parigi negli anni Venta, dopo la morte del padre, e poi anche in Argentina e negli per tre decenni, Maria Luisa Bombal – padre di ascendenze francesi, madre di origini tedesche – tornò in Cile nel decennio conclusivo della propria esistenza tragica e misteriosa, in cui non mancarono anche un tentativo di suicidio, matrimoni fallimentari e tormenti personali. Scrittrice abbastanza precoce, ebbe vita a dir poco avventurosa, trascorrendo anche qualche mese in carcere nel 1941, per aver ferito con una rivoltella Eulogio Sánchez Errázuriz, infelice amore di gioventù, episodio che la convincerà ad autoesiliarsi negli Usa. D lì in avanti la sua attività letteraria faticò ad andare avanti, s’impantanò, una precoce uscita di scena, come precoci erano stati i suoi primi passi; e gli ultimi anni, trascorsi in patria, furono marchiati dall’alcolismo e dalla cirrosi, che la condussero alla morte in solitudine, anche la figlia Brigitte l’aveva ormai abbandonata e non partecipò nemmeno ai funerali.
L’influenza del surrealismo francese
È proprio il suo ritratto che ci guarda dalla copertina de L’ultima nebbia (219 pagine, 19 euro), ennesimo rilancio di una gemma perduta, rilancio firmato edizioni Sur, con traduzione di Francesca Lazzarato. Il volume racchiude le opere complete di una scrittrice che è molto più di una “madrina” di Juan Rulfo o, addirittura, una sua versione al femminile. Innovativa come pochi nomi a lei coevi, influenzata dal surrealismo francese, Maria Luisa Bombal era già stata pubblicata in Italia da Sellerio, alla fine degli anni Novanta, ma adesso trova probabilmente la sua collocazione più naturale, in una casa editrice italiana che sa come maneggiare il materiale letterario esplosivo che giunge dall’America Latina. Un’opera non particolarmente vasta, la sua, con due romanzi brevi e qualche racconto, ma capace di sprovincializzare la letteratura cilena, fin lì troppo autoreferenziale e dagli orizzonti ridotti, figlia di una società patriarcale, di matrimoni combinati, di donne ai margini, impregnata di realismo tradizionale e di regionalismo, di criollismo.
Grande tra i grandi
Maria Luisa Bombal, con la sua prosa lirica ed evocativa, vola altrove, parte della critica l’ha accostata a Alejo Carpentier, Miguel Asturias ed Ernesto Sábato, per il percorso nuovo intrapreso, per il rinnovamento stilistico e tematico, con monologhi interiori, andirivieni spazio-temporali, l’attenzione all’inconscio, al mondo onirico, alla complessità dell’animo femminile, alle donne che sognano e cercano di realizzarsi nell’amore. Le sue protagoniste – gli uomini sono poco più che comparse – fanno i conti con il proprio mondo interiore, con l’irrazionale, con allucinazioni e sogni, con mondi fantastici, principalmente per sfuggire ad amori difficili e deludenti, remissività e marginalità sociale. Solo uscendo dalla realtà, la donna può sentirsi libera ed emanciparsi.
Perché, perché la natura della donna dev’essere tale da far sempre di un uomo il centro della sua vita?
Gli uomini, da parte loro, riescono a mettere la propria passione in altre cose. Ma il destino delle donne è arrovellarsi su una pena d’amore in una casa ordinata, davanti a un ricamo incompiuto.
Archetipo di queste donne è Helga, protagonista del romanzo breve L’ultima nebbia, che apre l’omonimo volume edito da Sur: «sopraffatta dalla felicità» solo quando è fra le braccia dell’amante (un uomo reale?), e non quando è in compagnia del marito Daniel, legato ancora alla prima moglie («che secondo lui era una donna perfetta»). Lo stesso può dirsi per la protagonista di Avvolta nel sudario, il suo secondo romanzo breve, in cui una morta, Ana Maria, assiste alle proprie esequie («E di colpo si sente senza una sola ruga, pallida e bella come non mai. È immensamente felice che possano ammirarla così, quanti non la ricordavano più se non divorata da futili inquietudini, sfiorita per via di ceri dispiaceri e dell’aria tagliente della tenuta») e ricorda, in un memorabile monologo, gli amori perduti della sua vita, quasi provando ad aggrapparsi alla realtà.
Il desiderio femminile
Non ha paura di niente e di nessuno, Maria Luisa Bombal, che non esita a raccontare il sesso e il desiderio senza alcun moralismo, da una prospettiva femminile, in cerca di «intimo appagamento». Le sue eroine vivono matrimoni senza amore, spesso tollerano gli adulteri dei mariti, fanno i conti con le convenzioni sociali, s’illudono, immaginano o ricordano destini alternativi, cercano rifugio nella natura, dimensione viva, dove sembrano trovare armonia e libertà, e tutto quel che manca nei loro contesti domestici, monotoni e pieni di solitudine, un’intima corrispondenza, un sesto senso. È il caso dell’albero, nell’omonimo racconto, che bussa «ai vetri della finestra» di Brigida, un enigmatico albero della gomma. Un’altra dimensione con cui fanno i conti i personaggi femminili di Maria Luisa Bombal è quella dell’autodistruzione, dell’annientamento, e in ultima analisi della morte, che è in qualche modo in continuità con la vita.
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