La memoria del futuro, Gibellina secondo Camarrone

Torna in libreria “I maestri di Gibellina” di Davide Camarrone nell’anno in cui la cittadina del trapanese è capitale italiana dell’arte contemporanea. Un museo a cielo aperto che ha una storia singolare, di rinascita dopo il terremoto del Belice, grazie a un sindaco visionario, Ludovico Corrao, ad artisti internazionali e artigiani locali. Storia di luci e ombre, di sogni realizzati e di attese disattese…

Cronaca e attualità concorrono talvolta alla resurrezione di certi bei libri. Adesso che quel laboratorio d’arte a cielo aperto di Gibellina, nel trapanese, è la capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, Sellerio ha deciso di dare nuova vita a una felice inchiesta di Davide Camarrone, I maestri di Gibellina (128 pagine, 16 euro), volume edito inizialmente una quindicina di anni fa e adeso arricchito da una nota nuova di zecca dello stesso Camarrone.

Una rivoluzione dal basso…

Le pagine brulicano di artisti di fama internazionale, virtuosi locali dell’artigianato, semplici cittadini e il visionario Ludovico Corrao, ex sindaco, brutalmente assassinato nel 2011. Corrao – da avocato difensore di Franca Viola – chiamò a raccolta artisti e urbanisti per risollevare le sorti della cittadina rasa al suolo dal terremoto del Sessantotto, che distrusse la valle del Belice. Il risultato, negli anni, è stato stupefacente ed è quello che racconta Camarrone con attenzione e partecipazione. La scena, in quel paesaggio gradualmente rinato, se la prende il Cretto di Alberto Burri, opera di testimonianza e memoria, colata di cemento bianco che sorge sulle macerie dello stesso luogo del disastro. Simbolo della ricostruzione, dopo la morte di centinaia di persone, il ferimento e lo sfollamento di migliaia di abitanti e la distruzione della quasi totalità delle abitazioni. La rifondazione – dopo che tanti figli di Gibellina deciso di emigrare al nord e all’estero – passò da un’idea che mise la cultura al centro di tutto, coraggiosamente, e da una rivoluzione dal basso, che coinvolse non solo nomi celebri accorsi a titolo gratuito, ma anche ceramisti, muratori, tecnici, fabbri, ex braccianti, attori di un laboratorio mai vissuto di passato, ma sempre di futuro.

Ricostruire la memoria del futuro e non la memoria del passato.

… una rivoluzione a metà

Un’utopia preziosa in cui convivono anche contraddizioni, una stagione irripetibile, con sogni realizzati, ma anche potenzialità inespresse e attese non mantenute, con una rivoluzione solo in parte realizzata e poi anche impantanata, non solo dalla burocrazia. Una storia complessa che Davide Camarrone penetra con rispetto e profondità, senza fare sconti, con spirito critico. Ne I maestri di Gibellina Davide Camarrone racconta di una città d’arte reinventata, in cui ci sono più opere d’arte che abitanti, di una Sicilia che si rialza e poi annaspa, che volta pagina e fallisce, che fallisce meglio e spera, che si dispera e reagisce. Ricordare una storia del genere, rinfrescare la memoria a chi la conosceva e regalarla a chi magari è troppo giovane per esserne al corrente, è un’operazione felice, sincera, celebrativa ma non nostalgica e non retorica.

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