Un’antenata di fede ebraica mette a soqquadro le certezze familiari della storica Lucetta Scaraffia. Lo racconta in “Ebrei senza saperlo”, memoir e rigorosa indagine del passato, che finisce per interrogarsi sulla memoria e sull’antisemitismo, sulle radici ebraiche della società occidentale. Nuovo appuntamento con la nostra rubrica sulla cultura e sulla letteratura ebraica (qui tutte le puntate)
E un giorno cambia il passato, assume forme diverse, non preventivate. E così cambia anche il futuro. Lo sa bene Lucetta Scaraffia, saggista, storica, docente universitaria, intellettuale cattolica che ha indagato la condizione delle donne nell’ambito della Chiesa, apprezzatissima anche in Francia, dove ha ricevuto le insegne della Legion d’onore. Già insegnante alla Sapienza, Lucetta Scaraffia ha scoperto quasi per caso (a causa di un piccolo problema di salute) le radici ebraiche degli antenati del ramo paterno della propria famiglia e ha indagato, per far luce su un occultamento lontano nel tempo. Il risultato, prezioso e profondo, è un volume edito da Raffaello Cortina editore, Ebrei senza saperlo. Memorie nascoste (168 pagine, 16 euro).
Conversioni forzate…
La storia e la politica, il terrore e la convenienza, l’assenza di alternative hanno indotto nei secoli alcuni ebrei a una conversione, all’abbandono del proprio culto, il primo monoteista fra i popoli antichi. In vari angoli del mondo e in più parti d’Europa si è assistito a conversioni figlie della necessità di integrarsi, lavorare, sentirsi sicuri, in una parola di vivere. È andata così anche per alcuni avi di Lucetta Scaraffia: la nonna paterna più che di natali inglesi, era di famiglia ebraica, sebbene convertita. L’autrice di Ebrei senza saperlo si mette sulle tracce di quello che le era stato taciuto, di un passato negato, risalendo a Wildt (questo il cognome dell’antenata di famiglia ebraica) provenienti dall’Europa orientale nella Milano dei primi anni del diciannovesimo secolo, al milanese Adolfo Wildt, grande artista del marmo, che mette in correlazioni con altre star come Modigliani e Chagall, entrambi di famiglia ebraica. È una storia abbastanza comune, che a parere dell’autrice consente di interrogarsi in generale sulla memoria e in particolare sull’antisemitismo, oltre che sulle eccellenze raggiunte in vari campi da quella che storicamente è sempre stata una minoranza, e su una fede che va oltre il mero dato religioso, ma abbraccia un’intera cultura e identità, ancora viva nonostante persecuzioni e nefandezze: un miracolo, un messaggio di speranza, nel ricordo di papa Giovanni XXIII che, fra tante illuminate prese di posizione, cancellò la “missione” per i cristiani di convertire gli ebrei.
Invocare dialogo e rispetto
È il lavoro di un’autrice estremamente colta, alle prese con un passaggio della vita molto significativo, che si intreccia con bugie e precauzioni del passato, figlie di una risposta a un antisemitismo connaturato in molti ambienti, ombra di una coscienza senza confini, che non si rende conto di come la civiltà occidentale non possa non fare i conti anche con una profonda radice ebraica. È un volume, quello di Lucetta Scaraffia, che invoca dialogo e rispetto, fra culture e professioni religiose diverse. Il metodo storico d’indagine è tanto rigoroso quanto è onesto e sincero il risultato, pagina dopo pagina. Una lettura che fortifica civiltà, dignità e voglia di approfondire, di guardare a ragioni storiche cruciali, senza incrostazioni ideologiche.
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