La fantasia non basta, stavolta da Ammaniti un’operetta

Ha fatto di meglio e farà di meglio Niccolò Ammaniti che, con il suo ultimo titolo, “Il custode”, fluttua fra ironico e surreale, regalando una lettura assolutamente non impegnativa e che nulla lascia

Pur non volendo mancare di rispetto a Niccolò Ammaniti, che pure in passato ci ha regalato romanzi molto belli, bisogna dire che la sua ultima uscita – Il custode (176 pagine, 16,50 euro) – edito da Einaudi è sostanzialmente un libretto fluttuante tra l’ironico e il surreale, dove si mescolano brandelli di mitologia greca, declinata in salsa sicula, a vicende di ordinaria idiozia. Il risultato è un’operetta, per carità simpatica, per carità scritta bene, ma che non lascia nulla, se non l’impressione di aver speso tanto in cambio di poco. O niente.

Il marchio c’è, ma…

Cosa abbia spinto l’Autore romano a scrivere queste pagine assai modeste risulta impossibile saperlo, ma tant’è, questo non è tra i suoi romanzi più riusciti. Anzi, sebbene rimanga inconfondibile il suo timbro, il suo marchio, “Il custode” si rivela una mezza fregatura, una lettura furba, comoda, assolutamente non impegnativa, da consumarsi nell’arco di qualche ora, permettendo alla mente di rimanere libera, fresca e riposata.

Una Sicilia degradata

Al netto di tutto, però, va unicamente premiata la fantasia dello scrittore, che impasta tra loro personaggi improbabili, in una storia anch’essa improbabile, ambientata nella periferia topografica di una Sicilia deserta, abbandonata e degradata. Sappiamo che Ammaniti può fare di meglio, di certo farà di meglio. Adesso si scomoderanno mille interpretazioni e altrettante letture pur di recuperare il valore letterario, il significato profondo di questo libro che, a chi scrive, francamente deve essere sfuggito. Ammesso e non concesso che ve ne sia uno.

Seguici su TelegramWhatsAppThreadsYouTubeFacebookTwitterInstagram. Grazie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *