Accudire e far morire, Ken Greenhall inquieta ancora…

La morte procurata come atto di liberazione. Ne è convinta Jillian Cole, che assiste donne anziane e benestanti, aiutandole a passar a miglior vita. È la protagonista di un altro romanzo di Ken Greenhall rilanciato in Italia, “L’accompagnatrice”, un magistrale libro di ossessioni

Da un paio di anni gli “Stati Uniti secondo Adelphi” – da Peter Cameron a Shirley Jackson, dagli “oriundi” Nabokov, Isaac Singer e Jamaica Kincaid a Michael Bible – si sono arricchiti della presenza misteriosa di Ken Greenhall, autore di cui esistono poche sbiadite foto in bianco e nero, e dalla biografia non particolarmente ricca di eventi mirabolanti: di Detroit, nel Michigan, è morto nel 2014, dopo una vita ai margini, autodidatta, al lavoro nel dietro le quinte dell’editoria, non un personaggio pubblico. La casa editrice milanese l’ha “resuscitato” nel miglior modo possibile, proponendo il suo debutto, Elizabeth, romanzo risalente al 1976 (di cui abbiamo scritto qui), che ha lasciato il segno nell’immaginario del lettore. Buon motivo per tornare a pescare nell’esigua bibliografia di Ken Greenhall, che l’Italia aveva sempre ignorato.

In viaggio col padre cieco

Dopo la quattordicenne scostante e anaffettiva, protagonista di Elizabeth, si assiste all’evoluzione di un altro grande personaggio femminile, equivoco, Jillian Cole: non manipolatrice come la “sorella” del precedente romanzo, ma altrettanto difficile da decifrare. Viaggia con il padre cieco e si sposta da una cittadina all’altra degli Stati Uniti degli anni Ottanta. Cerca donne anziane, benestanti, sole. Le assiste negli ultimi mesi. E, quando arriva il momento, le aiuta a morire. È lei il centro di gravità permanente de L’accompagnatrice (220 pagine, 19 euro), romanzo del 1988, che adesso è stato tradotto da Cristiana Mennella.

Un’intesa immediata ma ambigua

Si racconta in prima persona, Jillian Cole. Nel corso della narrazione non c’è indignazione, non c’è compiacimento, non c’è provocazione. A suo modo coltiva una vocazione, per quanto disturbante. La sua calma è la vera inquietudine del romanzo, che ha una svolta quando la sua vita incrocia quella di una nuova assistita, Elizabeth Dobb. L’intesa tra le due donne è immediata, quasi naturale, sebbene anche ambigua. Ma attorno a loro si muove una famiglia che sembra uscita da un teatro di tensioni irrisolte. Eva, la figlia di Elizabeth Dobb, è una donna che cerca una via di fuga dalla propria vita. David, fratello di Eva, è ambizioso, cinico, ossessionato dal denaro.

All’origine degli Usa di oggi

Magistrale è la messa in scena, da parte di Ken Greenhall, dell’America provinciale degli anni Ottanta, luogo in cui la solitudine è una condizione strutturale, la famiglia è un organismo malato e il denaro è la misura del mondo e di ogni legame. Forse inizia allora la corsa degli States verso ciò che oggi riconosciamo come la deriva del modello americano e delle autorità a stelle e strisce. Si riflette nelle mosse di una donna, Jilian Cole, che agisce senza interrogarsi, e non perché vittima di traumi e patologie, convinta che la morte sia un atto di liberazione. L’accompagnatrice è un altro gran romanzo di ossessioni, che non vive di colpi di scena o di epiloghi sorprendenti, eppure cattura, affascina e inquieta.

Seguici su InstagramTelegramWhatsAppThreadsYouTube Facebook e X. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *