Scene assurde e tetre si susseguono ne “La vecchia nuvola fluttuante” dell’enigmatica e inclassificabile Can Xue, in cui gli elementi corporei diventano manifestazioni di tensioni, sentimenti repressi e paure. Al centro della scena due coppie di vicini e i loro frenetici flussi mentali…
Se è vero che la letteratura è esternazione Can Xue ne è la prova definitiva. Considerata una delle voci più innovative nel panorama cinese contemporaneo, ha sviluppato uno stile che sfugge a qualsiasi classificazione attraverso l’influenza di autori come Borges, Dante e Kafka. Ne La vecchia nuvola fluttuante (120 pagine, 18 euro) – tradotto da Maria Rita Masci e pubblicato da Utopia – costruisce un vero e proprio universo interiore, ma lo fa in un modo unico: non analizza, non “filosofizza”, non tenta di ricondurre l’inconscio a uno stadio empirico ma lo proietta nella realtà rendendola labirintica come se tutti i personaggi – e noi con loro – fossero intrappolati nel limbo della mente. Il risultato è un racconto che non può necessariamente rispettare le leggi della coerenza ma deve apparire senza un filo logico, caotico, proprio come lo è spesso la nostra coscienza.
I pensieri disordinati dell’anima sono la miccia della degenerazione.
Nel labirinto della mente
Con queste premesse sembra quasi superfluo parlare di trama, sarebbe più giusto definire gli elementi reali del racconto come una sorta di linea guida, degli espedienti per aiutare il lettore a orientarsi nella narrazione. I protagonisti sono due coppie di vicini le cui case si trovano nei pressi di uno strano albero di gelso, il cui profumo pungente pare abbia creato un’insonnia dilagante. Due di loro in particolare (il marito e la moglie delle rispettive coppie) sembrano stranamente connessi, fanno gli stessi sogni, riescono ad ascoltarsi attraverso le mura di casa e quando si incontrano hanno dei dialoghi che sembrano assurdi, apparentemente sconnessi, più simili a monologhi interiori o confessioni intime troppo a lungo celate. Dei veri e propri flussi mentali frenetici.
Tra incubo, sogno e simbolo
L’apparente disconnessione tra mondo reale e spirituale tiene costantemente il lettore in bilico in una dimensione onirica di cui è impossibile definire i contorni. L’astrazione e la riduzione della trama a favore dell’esperienza interiore rendono l’atmosfera inquietante e indecifrabile.
C’è un alternanza tra scene a volte talmente tetre da risultare inquietanti e altre così assurde da destare un sorriso. Ma in ogni caso tutto è relativo: invasioni di insetti, coperte che cercano di volare via durante la notte, occhi che spiano attraverso le tende, ombre nascoste nel buio della notte, grilli che muoiono di crepacuore, suoceri con evidenti problemi di meteorismo, canne che crescono nel ventre di una donna. Cosa è reale e cosa no?
Esistono persone che non sognano mai, le cui notti sono solo tenebre?
Quando l’assurdo diventa linguaggio
La narrazione di Can Xue procede per immagini visive più che per vere e proprie descrizioni, la sua è una narrazione basata non sulla fluidità del linguaggio ma su proiezioni lampo. Per questo l’esperienza di lettura acquisisce anche una dimensione sensoriale: i colori dei frutti rossi, gli odori dei fiori di gelso, il sudore, la polvere che si attacca addosso, il masticare, il cibo tra i denti . Can Xue utilizza questi dettagli in modo volutamente esasperato e simbolico. Contribuiscono a creare un’atmosfera straniante e disturbante in cui gli elementi corporei diventano manifestazioni di tensioni psicologiche o familiari, di sentimenti repressi, paure, bisogni.
L’arte di raccontare l’ineffabile
Quello che rende Can Xue una delle scrittrici più visionarie ed enigmatiche di oggi è il coraggio di sperimentare e di scegliere di abbandonare la coerenza narrativa in favore di una spontanea fluidità di pensiero. Quello che proietta attraverso i suoi personaggi e i loro dialoghi è la vulnerabilità e la confusione del loro – e del nostro- universo interiore. Ciò che appare grottesco non va mai letto in senso letterale ma interpretato come parte di un linguaggio simbolico aperto a molteplici letture. Una volta entrati nel suo labirinto sospeso il lettore avrà il compito di partecipare alla costruzione del proprio personale significato. Anche se leggere Can Xue significa accettare l’incertezza.
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