La storia di Olive e David, gemelli, una tensione costante e una malinconica compattezza ne “La notte di David” di Abigail Assor. La sorella è l’unica a capire cosa c’è dietro i sempre più imprevedibili comportamenti del fratello, ogni suo ricordo contiene un segnale che conduce verso un evento inevitabile
Nel Loiret, nella campagna francese dei primi anni Duemila, Olive e David hanno dieci anni, sono gemelli, e condividono tutto: la stessa età e soprattutto un legame che sembra precedere le parole. Vent’anni dopo, è Olive a raccontare la loro storia in prima persona, ricostruendo attraverso ricordi frammentari l’infanzia trascorsa accanto a un fratello diverso dagli altri, difficile da comprendere per il mondo ma perfettamente leggibile ai suoi occhi.
Una decisione
La notte di David (160 pagine, 17 euro), il romanzo di Abigail Assor,si apre con una decisione presa dai due bambini in una notte, un gesto segreto destinato a cambiare per sempre le loro vite. Da quel punto la narrazione si sviluppa come un lungo ritorno al passato, fatto di episodi, immagini e dettagli che compongono il ritratto di una famiglia progressivamente travolta dalla malattia di David.
Olive è l’unica a cogliere davvero ciò che si agita dentro il fratello. Lo osserva mentre piange in silenzio, lo protegge dagli sguardi degli adulti, traduce le sue parole e ne custodisce i segreti.
David vive immerso in un universo tutto suo: conosce ogni dettaglio dei treni, sogna di diventarne uno e ripete come un mantra che un giorno correrà più veloce delle locomotive.
Il confine tra infanzia e tragedia
Tra i due esiste una lingua privata, fatta di riferimenti e immaginazione, che li rende inseparabili.
Attorno a loro si muove una famiglia incapace di trovare risposte. La madre alterna protezione, paura e stanchezza, i medici formulano diagnosi incerte, la nonna rappresenta uno degli ultimi rifugi affettivi. Nel frattempo i comportamenti di David diventano sempre più imprevedibili e il confine tra infanzia e tragedia si assottiglia. Ogni ricordo raccontato da Olive sembra contenere un presagio, un segnale che conduce verso un evento inevitabile.
Il fantasma del passato
Olive adulta continua a dialogare con il fantasma del passato, interrogandosi su ciò che ha visto, compreso o forse immaginato. La sua voce oscilla continuamente tra tenerezza e senso di colpa, tra desiderio di ricordare e necessità di lasciar andare.
Quello che mi importava, che mi importava da sempre, erano le ombre sopra mio fratello che riapparivano ogni volta che lui si stendeva lì. Io non volevo giocare. Volevo stendermi sopra di lui, come una foglia cade sopra un’altra foglia e prende su di sé le ustioni del sole.
Lo stile del romanzo di Abigail Assor (tradotto per Marsilio da Luciana Cisbani) è incalzante e frammentario. Brevi episodi, immagini ricorrenti e dettagli apparentemente marginali costruiscono una tensione costante. Il finale, che richiama l’inizio in una struttura circolare, conferisce all’opera una malinconica compattezza e lascia il lettore con la sensazione di aver attraversato, insieme a Olive, un lungo viaggio dentro l’amore assoluto e doloroso che può unire due fratelli.
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