I “sette libri per l’estate” di… Paolo Guazzo

Grandi stranieri contemporanei e grandi italiani un po’ dimenticati. I suggerimenti di lettura sono quelli di Paolo Guazzo, una delle anime della casa editrice Cliquot, per cui si occupa di scouting e comunicazione. I suoi consigli arricchiscono la nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate)

Questi i miei consigli (il 90% dei libri che leggo durante l’anno sono libri fuori catalogo, spesso dimenticati. Mi rimane poco tempo per il resto).

“Quando abbiamo smesso di capire il mondo” (Adelphi) di Benjamín Labatut, traduzione di Lisa Topi

È un libro difficilmente classificabile, un ibrido tra saggio e romanzo storico. La nascita della scienza moderna, e le sue complesse ricadute sulla storia mondiale, attraverso le vite e le scoperte di importanti scienziati. Un’intricata rete di racconti nel quale verità e finzione si fondono perfettamente.

“Natura morta con custodia di sax” di Geoff Dyer (Il Saggiatore), traduzione di Riccardo Brazzale e Chiara Carraro

È un’altra opera che sfugge alle etichette di genere. Mescolando realtà e immaginazione, Dyer ci racconta la vita di alcune delle più grandi leggende del jazz come Thelonious Monk, Charles Mingus, Chet Baker e Lester Young. Un libro che parla di talento e genialità, ma al contempo di fragilità, solitudine e fallimento.

“L’isola riflessa” (Nutrimenti) di Fabrizia Ramondino

Alla fine degli anni Novanta la scrittrice napoletana trascorre due lunghi soggiorni sull’isola di Ventotene per cercare di sfuggire alla depressione e all’alcolismo. Tra saggio, memoir e racconto di viaggio, L’isola riflessa combina le esperienze e le riflessioni dell’autrice con il racconto di Ventotene e delle sue vicende storiche. Goffredo Fofi descrisse l’opera come un testamento doloroso e luminoso in cui Ramondino pianse la fine di un mondo.

“Un giorno tutti diranno di essere stati contro” (Gramma Feltrinelli) di Omar El Akkad, traduzione di Gioia Guerzoni

Vincitore del National Book Award 2025 per la saggistica, il libro nasce da un tweet che il giornalista egiziano naturalizzato canadese pubblicò nell’ottobre del 2023 dopo tre settimane di devastanti bombardamenti su Gaza e che ebbe milioni di visualizzazioni. Partendo dalla catastrofe umanitaria palestinese, El Akkad riflette sul collasso morale delle democrazie occidentali e su quella che definisce “l’ipocrisia dell’Occidente”.

“Vento largo” (Einaudi) di Francesco Biamonti

Con una prosa lirica ed essenziale Biamonti racconta la storia di Varì, un contadino dell’entroterra ligure che, dopo aver abbandonato la sua terra bruciata dal gelo, decide di fare il “passeur” e accompagnare clandestinamente migranti oltre il confine tra Italia e Francia. Ma è il paesaggio il vero protagonista di questo romanzo: le montagne con la luce che le trasforma costantemente e il vento che le attraversa. E poi gli uliveti, le rocce, il mare. In Vento largo Biamonti riflette su migrazione e declino del mondo contadino, su esilio, confini e solitudine.

“Mal di Terra” di Nikolaj Schultz (wetlands), traduzione di Serena Parisi

Una violenta ondata di calore travolge Parigi. Il protagonista del libro (che coincide con l’autore) sembra completamente smarrito per via del caldo insopportabile e dell’insonnia. Per sfuggire al senso di frustrazione e all’ansia, decide di cercare rifugio nell’isola di Porquerolles, a stretto contatto con la natura. Scoprirà presto che gli effetti della crisi climatica hanno fortemente segnato anche quello che pensava essere un territorio incontaminato. In questo breve romanzo-saggio del sociologo danese la crisi climatica non è presentata solo come una questione scientifica o politica, ma come una condizione esistenziale che modifica il nostro modo di abitare il mondo.

“La ragazza di nome Giulio” (SE) di Milena Milani

Sono molto legato a questo romanzo di formazione e alla sua protagonista, Jules. Da questa lettura, infatti, è nata l’idea della nostra casa editrice di proporre un percorso di riscoperta delle scrittrici italiane del passato cadute ingiustamente nell’oblio.
Quando uscì per la prima volta, nella primavera del 1964, il romanzo di Milani suscitò molto scalpore al punto che, dopo una serie di denunce da parte di lettori e associazioni cattoliche, il tribunale di Milano ordinò il sequestro di tutte le copie in commercio e il rinvio a giudizio dell’autrice, del direttore editoriale di Longanesi (all’epoca Mario Monti) e dello stampatore. Nel 1966 la scrittrice ligure fu condannata a 6 mesi di reclusione e solo in secondo grado fu assolta. Ripubblicato nel 1968, il libro ottenne un grande successo e fu tradotto in molte lingue.

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