Tra l’Ucraina e l’Italia si dipanano le vite e le disavventure di una donna, che ha perduto il figlio e si è allontanata dal mondo, della donna che se ne prende cura, Irina, e del nipote di lei, Kostya. Sono i personaggi principali di “Tanta ancora vita” di Viola Ardone: non mancano cicatrici e sofferenze, ma qualcosa cambia le loro traiettorie…
Ci sono posti in cui piovono bombe e rompono timpani, teste, gambe, braccia, distruggono vite, lasciano macerie. Creano solitudine e disperazione. Ci sono posti dove il silenzio è così assordante da rompere i timpani allo stesso modo di una guerra. Posti privati, intimi, come a casa, dove ci si può perdere. Si perde il contatto con la realtà, si smette di vivere. In entrambi i casi ci sono dolore, ferite da risanare, ricerca di legami e di famiglia.
Viola Ardone con Tanta ancora Vita (321 pagine, 19 euro), edito da Einaudi, unisce realtà lontane e diverse, accomunate da solitudine e dal desiderio di trovare il senso di vivere. Una storia di madri e di figli, di guerre universali e personali. Dolore e speranza, vita e morte si intrecciano restituendo inimmaginabili destini.
Bisogna tenerseli stretti, i figli, attaccati al seno, bisognerebbe non partorirli mai, nasconderli nel ventre come la madre Gea prima di sconfiggere Urano, perché darli alla luce significa in realtà darli al buio, al mondo sporco e polveroso, alla volgarità delle parole inutili, alla pistola e al coltello, alle macchine che sfrecciano per strada di notte…
Una foto e un numero
Tre i protagonisti: Kostya, un bambino di dieci anni che parte dall’Ucraina (siamo nel febbraio 2022), da solo, per raggiungere l’Italia, Napoli precisamente dove vive la Babusia. Kostya è un bambino intelligente e furbo, capace di affrontare il viaggio e superare i pericoli. Ha una piccola foto della mamma che non c’è più e un numero di telefono della nonna, da comporre solo in caso di emergenza. Poche indicazioni del padre, appuntate in testa.
… Il mio Tato mi ha fatto promettere di non usare il cellulare, altrimenti si scarica subito… . Il numero di telefono della Babusia è scritto a penna blu dietro la foto della Mate, tienila sempre con te mi raccomando. Sì, Tato. L’indirizzo della signora italiana dove lei ha la residenza è scritto con la penna rossa un po’ più sotto, non lo stropicciare mi raccomando. Va bene Tato.
Dante, Orietta e Cicù
È nato con la guerra e per questo è un combattente che non si arrende. Arriva sfinito a destinazione e si accuccia sullo zerbino di casa di Vita, la signora presso cui lavora sua nonna. Irina è in Italia da vent’anni, ha imparato la lingua leggendo Dante, un’esistenza di sacrificio la sua. Una donna forte, dall’humor spiccato che si prende cura della casa e dell’anima di Vita. Una ex insegnante che vive chiusa nella sua camera da letto, oppressa dalla sua depressione, a cui ha dato il nome di Orietta. Non bastano le sedute dallo psichiatra e i farmaci che prende ad alleviare le sofferenze che l’attanagliano: la perdita di suo figlio che lei chiama Cicù. La sua morte l’ha allontanata dal marito e dal resto del mondo.
Ma la vita è una sorpresa e quando arriva il bambino ucraino la traiettoria del suo cammino devia precipitosamente.
Vivere ancora una volta
Quando Irina, una notte, si imbuca nel camion degli aiuti umanitari organizzati dal parroco, parte di nascosto per andare a cercare il figlio che si è arruolato e di cui non ha più notizie, è in questo momento che Vita è costretta a vivere ancora una volta.
I due rimasti soli, Vita e Kostya, sono due mammiferi feriti: un figlio abbandonato dalla madre e una madre che ha perso il figlio. C’è una ricerca continua da parte loro, di persone perse o che potrebbero non esserci più. Kostya e Vita sono due anime piene di solitudine. A loro si aggiunge, Irina che il figlio non l’ha ancora perso ma chissà, la guerra non risparmia nessuno, né piccoli né adulti. Sgretola case, sogni, speranze, spezza vite e distrugge tutto ciò che c’è intorno e non solo. È difficile restare in equilibrio durante una guerra. Vacillano certezze, il futuro è buio e il passato non rappresenta più un rifugio sicuro.
Un altro viaggio
Viola Ardone (qui la sua videointervista) con la sua scrittura commuove e tocca le corde più intime del cuore. Lo stile è eloquente, seppur molto fluido. S’intrecciano lingue, quella del bambino a quella della nonna, il suo italiano sgrammaticato ma che spesso cita le frasi del maestro Dante per sintetizzare il concetto da dire. Viola Ardone fa poesia, non è difficile scorgere figure retoriche che rendono il testo coinvolgente e romantico.
Le vite di un bambino e una donna, sconosciuti, si intrecciano fitte e diventano un’unica trama che conduce a un altro viaggio non meno pericoloso del primo. Ognuno di loro, Kostya, Vita e anche Irina, sente il peso di una colpa indiretta, di una zavorra non determinata dalle loro azioni. E la vita scorre in un labirinto dove l’uscita è tutta da scoprire.
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