Come secondo contributo nella rubrica (di)versi (qui la prima puntata) vi proponiamo oggi la recensione dell’ultima silloge poetica di Daniela Attanasio, “Il tempo non nasce e non muore”, versi in cui su tutto è onnipresente il tempo, fra ricordi, poetesse amate e riflessioni sulla poesia stessa…
Daniela Attanasio a giugno è tornata in libreria con Il tempo non nasce e non muore, edito da Vallecchi, nella collana “Poesia” diretta da Isabella Leardini. In questa nuova silloge Daniela Attanasio dialoga con l’amato, con le amiche, con sé stessa e con con il lettore sul senso della vita e della morte, sui legami sentimentali e amicali, spesso spezzati dall’irrompere violento della morte, sullo stato di guerra che perdura nelle cose del mondo, fra la gente, sulla propria insofferenza e fatica nel vivere il mondo e affrontarne il quotidiano, sul senso della poesia nello stare ora qui.
tu che mi stai leggendo dimmi se nel mondo
c’è ancora bisogno di poesia o se è un capriccio della mente
per cercare risposte convincenti e non scontate
per continuare a suonare la musica delle parole
senza strumenti a corda senza tastiere
per incrociare gli occhi con chi si riconosce
nel mio stesso stupore
Tempo nel tempo
In tutto questo, il tempo c’è, onnipresente, scorre, non nasce non muore: è ed essendo lascia su di noi come una patina, un velo, è questo che forse ci fa invecchiare e morire come le albe che confluiscono nella luce del giorno, la quale sconfina e si spegne nel tramonto, nel buio e nella notte, che è morte della luce. Il tempo è sopra e noi, le cose, gli alberi, gli animali che sono nel mondo, siamo sotto, esso scorre senza mutare né nascere o morire, siamo noi, le piante, le stelle a trasformarci, nascendo e perendo, è naturale, anche se al tempo non cale, è indifferente. E il verso, come il tempo, scorre e sconfina, travalica la misura, le misure consolidate nel tempo e costituite anch’esse di tempo, ovvero di sillabe o piedi, ora corti ora brevi, che sono tempo nel tempo, intervallati da pause o cesure, che accompagnano il pensiero, il respiro, il sentire poetico.
il tempo sale dalle radici ai rami più alti dell’albero
come dire che il vento ha una durata
le albe crescono con la luce fino a morire
nell’aria bruna del tramonto
e le stelle nelle ore del giorno si spengono
ma il tempo non nasce e non muore
il tempo è un velo trasparente che passando ci ricopre
e non si accorge del bianco o del nero del caldo del gelo
è imperturbabile nel suo passare
non distingue neppure l’odio dall’amore
Le pause spesso si originano, scaturiscono, colonizzano spazi doppi, in cui il pensiero, o meglio, l’andare poetico di Attanasio rallenta e si mette in pausa, per un frammento di tempo maggiore, come a riflettere, a mettere a fuoco, prima di chiosare, definire, scolpire in una parola o poche quel che l’animo sperimenta e sente.
L’unica via
La poesia si manifesta come unica via, unica strada per la cura, la perdizione, l’evanescenza del singolo o di chi si vuol bene, per amore o amicizia. La poesia, al contempo, si presenta come viatico per la morte e la vita, salva o dannata e sofferente del poeta, di chi vive scrive e sente poesia in ciò che fa ed è, dove vive ama soffre e perisce.
La poesia si fa allora carne, sangue, pietra, vento, mare, volo d’uccelli, rondini e rondoni, che compongono in cielo geometrie con cui fanno eco a una voce poetica innocente, bambina.
Affiorano anche, tra i componimenti e i versi della raccolta, le poetesse amate: Saffo, Emily Dickinson, Amelia Rosselli. Il tempo scorre anche sopra di loro, anzi carambola dall’una all’altra, nei versi ammirati di Attanasio.
La memoria ora è sgualcita, ora vuota, ora rattoppata. Gli affetti e gli amori sono radiosi come impossibili, mentre l’attaccamento alla vita emerge dalla morte sfiorata e vissuta giorno dopo giorno, in tempo di pace come di guerra.
non ho sonno ma sono molto stanca
come avessi attraversato una pianura deserta
ho sete ma non ho fame -forse sono già morta-
mi annoia questa giornata calda che mi fa sudare
sudo dalla noia e non voglio ascoltare
le notizie che arrivano dai cosiddetti teatri di guerra
mentre il tempo passa senza farsi vedere
mentre il tempo passa senza farsi vedere
lasciandomi assetata spargendo polvere per la casa
costringendomi a restare nel giro vorticoso delle ore
sembra che il tempo abbia solo compiti ingrati –
ricoprire di polvere e di spari ogni angolo di terra
e in un momento prescelto della nostra vita farci scomparire
Metaposesia
E la versificazione si fa anche riflessione sulla scrittura poetica, la poesia diviene così metapoesia.
pensi che la vita sia una scommessa da vincere con la poesia
o trovi che sia un pensiero illusorio banale?
io non so se la poesia possieda questa forza ma credo che a volte
ci salvi dalla monotonia delle ore
credo sia una sorsata di aria che entra in bocca
per farti assaporare nuovi profumi nuovi sapori che sia un
unguento
per curare ustioni e ferite senza lasciare tracce oleose sul corpo
o sul viso
la poesia è un collirio che spinge la vista oltre l’ultimo orizzonte
non è esibizione o vizio ma un’incessante corrente d’amore –
il mio personale specchietto retrovisore
Quattro sono le sezioni: Necessaria presenza, Durante il giorno ci sono cose che di notte decadono, Una ragazza che ho conosciuto, Oggettivando, precedute da un prologo che ha il sapore di un’epigrafe:
a margine di una storia
si accende sempre un fuoco
per cauterizzare una ferita
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