“Nuovi racconti di San Francisco” è il secondo libro che Armistead Maupin ha dedicato all’enclave bohémienne della San Francisco di fine anni Settanta. Tra il tono scanzonato dell’osservazione di costume e la gravità del dramma individuale, senza cedere eccessivamente al grottesco e al sentimentalismo, la cronaca di un periodo – tra la liberazione sessuale dei primi anni Settanta e l’insorgere dell’Aids dei primi Ottanta – che non smette di parlare anche al presente
La magia torna, una lettura mai scontata, divertente e profonda, onesta e coinvolgente. Armistead Maupin, grazie alla casa editrice Playground, torna nelle librerie italiane col secondo volume del ciclo ambientato nell’enclave bohémienne della San Francisco di fine anni Settanta. Dopo I racconti di San Francisco (qui l’articolo) è la volta di Nuovi racconti di San Francisco (328 pagine, 19 euro), tradotto da Andrea Bortoloni.
Come un romanzo d’appendice contemporaneo
Nati originariamente come strisce quotidiane sulle pagine di alcuni giornali, i brevi capitoli scritti da Armistead Maupin conservano la freschezza e l’urgenza della narrativa a puntate. La particolare genesi impone una struttura serrata, caratterizzata da dialoghi affilati, colpi di scena alla fine di ogni sequenza e un montaggio alternato che tiene in sospeso l’attenzione del lettore. Ed è questo uno dei segreti del testo, un punto di forza. Fra viaggi e illusioni amorose, crociere e tragicomiche peripezie, Maupin è abile a intrecciare fili narrativi apparentemente inconciliabili, con modalità e dinamiche tipiche dei romanzi di appendice, abbinate alle tematiche e ai linguaggi contemporanei della post-rivoluzione sessuale: la critica sociale emerge dall’esperienza concreta dei protagonisti, senza appesantire il ritmo della narrazione con “manifesti” ideologici; merito anche di un registro stilistico che oscilla con eleganza tra il tono scanzonato dell’osservazione di costume e la gravità del dramma individuale, di un orecchio eccezionale di Maupin per il linguaggio parlato, e di un notevole equilibrio formale che impedisce di scivolare nel sentimentalismo o nell’eccesso grottesco.
Più intreccio e tanti registri narrativi
Sebbene il libro sia profondamente radicato nell’atmosfera di un’epoca specifica (tra la liberazione sessuale dei primi anni Settanta e l’insorgere tragico dell’epidemia di Aids dei primi anni Ottanta) continua a rivolgersi con immutata chiarezza al lettore contemporaneo. Armistead Maupin non concede spazio a digressioni o a compiacimenti descrittivi; ogni scena ha una funzione precisa nel far progredire la vasta rete di relazioni che avvolge i residenti del condominio gestito dall’enigmatica Anna Madrigal. Rispetto al primo volume, che aveva il compito di introdurre gli ambienti e la fauna umana di questo microcosmo, si spinge il pedale sull’acceleratore dell’intreccio, dimostrando un’assoluta maturità nella gestione dei registri narrativi, capaci di scivolare con disinvoltura dalla commedia romantica al giallo investigativo, fino al dramma interiore. Sullo sfondo San Francisco è un organismo vivo, fatto di lavanderie a gettone, supermercati notturni, e, più distanti, crociere di lusso nel Pacifico e ritrovi nascosti nel deserto.
L’esperienza personale di Armistead Maupin
Cresciuto nel rigido ambiente tradizionale della Carolina del Nord, Armistead Maupin ha vissuto una giovinezza lontana dalle istanze progressiste che avrebbe immortalato nei suoi scritti. Il trasferimento a San Francisco all’inizio degli anni Settanta, come corrispondente per l’Associated Press, rappresentò per Maupin una rinascita personale e intellettuale: messo alle spalle il conformismo reazionario del Sud, per lui arrivò il momento di un’immersione nella tolleranza cosmopolita della costa ovest. La liberazione dalla gabbia delle convenzioni coincise con la consapevolezza della propria identità omosessuale e con l’adozione di uno sguardo critico ma empatico nei confronti della più varia umanità. In questo secondo libro della serie, l’esperienza personale di Armistead Maupin si cristallizza in momenti di intensa verità narrativa. È il caso della figura di Michael Tolliver, affettuosamente soprannominato Mouse, che incarna probabilmente molte delle esperienze e dei dubbi vissuti dallo stesso Maupin. La lettera che Michael invia ai genitori per rivelare la propria omosessualità, che si legge in Nuovi racconti di San Francisco, rappresenta uno dei punti più alti della scrittura di Maupin, condensando con straordinario equilibrio la fermezza della rivendicazione affettiva e il dolore per la possibile incomprensione familiare.
Un’altra famiglia
Ognuno dei personaggi è alla ricerca di una tessera mancante del proprio passato o della propria personalità, e la risoluzione degli enigmi dell’intreccio coincide con una presa di coscienza esistenziale. Per i giovani che negli anni Settanta arrivavano a San Francisco da ogni angolo dell’America provinciale, la distanza geografica dai luoghi d’origine corrispondeva quasi sempre a una frattura emotiva e culturale. La Barbary Lane di Anna Madrigal diventa così un rifugio, un’altra famiglia, una comunità d’elezione in cui le relazioni non sono determinate da consanguineità o dovere, ma dal mutuo rispetto e dalla libera scelta. Anna Madrigal si erge a figura materna universale, accogliendo gli inquilini senza pretendere di modellarli a propria immagine. La sua figura acquista spessore quando il suo passato emerge con più chiarezza, svelando la sua storia di donna transgender in un’epoca in cui tale condizione era relegata ai margini o sommersa dal pregiudizio. La sua saggezza è la conseguenza di un percorso doloroso di autodeterminazione, che la rende capace di comprendere ogni diversità.
Il battistrada della letteratura LGBTQ+
Oltre alla storia nella storia di Anna Madrigal, l’amicizia tra Mary Ann, giovane eterosessuale originaria dell’Ohio condizionata da un fondo di moralismo borghese, e Michael, ragazzo gay in cerca di stabilità affettiva, è uno degli assi più significativi dell’intero edificio narrativo: un legame che dimostra come la solidarietà e l’affetto profondo possano fiorire al di fuori dei modelli tradizionali della coppia romantica o del vincolo parentale, offrendo una visione dei rapporti interpersonali fondata su trasparenza e sostegno reciproco. La capacità di Armistead Maupin di raccontare la complessità della ricerca identitaria con stile accessibile e privo di vanità formali ha aperto la strada a gran parte della letteratura LGBTQ+ successiva, sdoganando tematiche complesse presso il grande pubblico, senza rinunciare alla qualità della scrittura. Il valore dell’opera risiede anche nella sua naturalezza, nella volontà di rappresentare un’umanità variegata senza stereotipi o facili idealizzazioni.
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