Simona Lo Iacono, ricordare e raccontare per vivere ancora

Una suora imprigionata senza sapere perché dall’Inquisizione, a Palermo, si racconta a un compagno di cella. Inizia così “Joanna degli incanti” di Simona Lo Iacono, romanzo storico e psicologico, di dolcissima speranza. Prima di indossare il velo, la donna ha avuto tante vite, a cominciare da quella di editrice ante-litteram…

Una dimensione consolidata da scrittrice, oltre ai panni quotidiani del magistrato. La siracusana Simona Lo Iacono è una delle certezze della narrativa italiana. Quasi un ventennio da scrittrice, in cui ha cambiato case editrici ma non il suo sguardo sul mondo, spesso puntato su figure femminili dimenticate dai racconti ufficiali, a cominciare da quello che probabilmente è stato il libro della svolta nella sua produzione, Le streghe di Lenzavacche, edito da e/o. Dopo quattro romanzi sotto le insegne di Neri Pozza, Simona Lo Iacono è giunta al secondo consecutivo, per lei il decimo, con la casa editrice Guanda, Joanna degli incanti (256 pagine, 18 euro). Ed è un ritorno in libreria che colpisce per dettagli storici, profondità psicologica, spirito affabulatorio, voglia di resistere all’oblio incarnata dall’eroina di turno, ispirata a un personaggio realmente esistito.

Luce accecante e buio profondo

La Sicilia che emerge da queste pagine di Simona Lo Iacono è una terra primitiva e piena di contraddizioni, dove la luce è accecante e il buio profondo, dove la bellezza e la violenza si mescolano. Il romanzo si apre su una cella dello Steri, palazzo tristemente noto a Palermo, secoli fa, adesso sede del Rettorato. È il 10 novembre 1640. Joanna de Austa, monaca carmelitana, è stata rinchiusa dalla Santa Inquisizione e non sa perché: l’ignoranza della colpa è il primo strumento di tortura. Ha accanto un compagno di cella che non si fa vedere, incappucciato, afflitto da un tormento che lei non riesce a decifrare. Per non lasciare che il silenzio diventi muro, Joanna comincia a raccontare. Niente di nuovo, come ne Le menzogne della notte di Gesualdo Bufalino, come ne Il bacio della donna ragno di Manuel Puig. Però Simona Lo Iacono costruisce un racconto di dolcissima speranza. Il compagno incappucciato di Joanna, che all’inizio non dice una parola, diventa il destinatario di un testamento fatto di frasi e storie, semi piantati nel buio.

La lezione di una complice

La struttura del romanzo alterna i giorni della reclusione con i capitoli della memoria: la cupezza della cella si interrompe per lasciare spazio alla luce dei ricordi, dell’infanzia, del padre, mercante e viaggiatore, e della madre, presto vedova, di Joanna, e di uno zio vescovo, figura eccentrica e anticonformista, che le insegna a cercare la propria voce, a sfidare la fine, a vedere il buio. Joanna cresce in una famiglia che le assegna un destino di sottomissione, che vuole formarla come moglie e madre. Fortunatamente oltre che sul parente alto prelato può contare sulla complicità e sulla solidarietà di Nucidda, la figlia non vedente della governante, con cui condivide segreti e da cui impara tanto, soprattutto che la vista non è un diritto esclusivo degli occhi, e che la conoscenza non passa solo attraverso la luce. Nucidda insegna a Joanna che il buio è un altro modo di percepire, un’altra lingua che il mondo parla a chi sa ascoltare. Le due bambine crescono insieme, e quando Joanna diventa adulta non dimentica quella lezione.

Stampare libri fra speranza e sogni

Nonostante un matrimonio combinato, Joanna riuscirà a realizzarsi, mettendo su un’attività che nessuno avrebbe potuto immaginare. Produce carta, stampa libri, crea copertine favolose, diffonde storie. Pubblica il racconto di un pazzo tra i mulini a vento, un successo insperato che regala speranza e fa credere ai sogni. Stampa libri nuovi, arditi, controcorrente, in una comunità in cui sono coinvolti anche ciechi, dove la produzione non è un risultato ma uno strumento, perché ciò che più conta è produrre felicità, dove il lavoro è strumento di emancipazione e non schiavitù. La storia di Joanna è una storia di coraggio e intraprendenza, da imprenditrice vera prima di diventare suora. Dalla cella dello Steri, in mezzo a eretici e negromanti, Joanna non si chiede mai il motivo del suo arresto. Non perché non gliene importi, ma perché sa che la risposta, se arriverà, sarà sempre troppo tarda o troppo falsa. Preferisce vivere di parole, di racconto, di memoria. L’eroina di Simona Lo Iacono non sa se uscirà viva dalla sua cella. Ma sa che, finché parla, finché ricorda, finché trasforma la vita in storia, è viva.

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