Maugham, l’Ulisse americano scopre ciò che è essenziale…

Larry – protagonista de “Il filo del rasoio” di W. S. Maugham – è l’opposto dell’eroe moderno che la società americana celebra per il successo e la carriera. È protagonista di un viaggio in cui più che a caccia di risposte vuole domande …

Larry è un giovane americano reduce dalla Prima guerra mondiale. Tornato in patria profondamente segnato dall’esperienza traumatica del conflitto, mette in discussione le aspettative della società che lo circonda dichiarando di non voler intraprendere una carriera né consacrare la propria vita al successo professionale, ma di voler dedicare il proprio tempo all’“ozio”. Essenzialmente, Larry intende sottrarsi alla logica della produttività e del successo che domina la società americana, per intraprendere un percorso di ricerca personale e spirituale. Ciò che Larry cerca è una risposta alle domande fondamentali sull’esistenza e sul significato della vita.

Un richiamo all’Odissea

La frase secondo cui «Larry ha girato il mondo per scoprire cosa cantavano le sirene» è un richiamo significativo all’Odissea. Nell’opera di Omero, le sirene rappresentano la promessa di una conoscenza assoluta. Anche Larry è sedotto da un canto, e il suo è il richiamo della verità. Il suo viaggio nasce dal desiderio di trovare una risposta alle domande che lo tormentano dopo la guerra, ma nel corso del percorso comprende che non si viaggia per trovare risposte definitive, ma per imparare a formulare le domande giuste. Se all’inizio del romanzo Il filo del rasoio (408 pagine, 14 euro) di W.S. Maugham – edito da Adelphi nella traduzione di Franco Salvatorelli – Larry crede di voler comprendere il significato della vita, alla fine, non possiede una teoria assoluta né una verità, ma una forma di serenità, fondata sull’accettazione della complessità dell’esistenza.

Un reduce del primo dopoguerra

Larry è l’Ulisse americano del primo dopoguerra, anche lui è un reduce, anche lui intraprende un lungo viaggio, ma il suo scopo non è tornare a una casa perduta. Il suo viaggio nasce, piuttosto, dalla necessità di scoprire quale sia la propria vera casa interiore.
Le sirene, del resto, rappresentano nella tradizione letteraria una forma di richiamo, quella voce che invita l’uomo a cercare qualcosa che va oltre la realtà immediata. E ogni individuo sembra ascoltare un canto diverso: per Elliott il canto delle sirene è il prestigio sociale, per Isabel è la sicurezza economica e la vita agiata, per Gray è il successo, per Sophie è, in un certo senso, l’autodistruzione. Per Larry, invece, il canto delle sirene è la verità.

Una prospettiva anti-epica

Maugham sembra così rielaborare il viaggio dell’eroe in una prospettiva anti-epica. Larry compie un percorso che conserva la struttura del viaggio iniziatico — l’allontanamento dal mondo conosciuto, le prove, la trasformazione finale — ma ne sovverte il significato tradizionale. Il suo eroismo non consiste nell’azione, nella conquista, ma nella capacità di guardarsi dentro e di dominare se stesso. È l’opposto dell’eroe moderno celebrato dalla società americana, che misura il valore di una persona attraverso il successo e la carriera.
Il viaggio di Larry è un viaggio fuori dal mito americano del successo. Mentre la società gli propone una narrazione eroica basata sulla carriera e sull’affermazione personale, lui sceglie un altro tipo di eroismo, basato sul dominio di sé. Dunque, per Larry, il viaggio non è un mezzo per raggiungere uno scopo, perché è il viaggio stesso a essere lo scopo. La società americana misura il valore del tempo attraverso i risultati che una persona ottiene, ovvero laurearsi, lavorare, guadagnare, fare carriera. Per Larry invece, gli anni trascorsi a leggere, viaggiare, meditare e lavorare saltuariamente non sono anni “persi”, ma gli unici anni veramente vissuti.

Impiegare consapevolmente il tempo

La guerra ha cambiato radicalmente il suo modo di guardare la vita. Dopo aver visto morire ragazzi della sua età, non riesce più ad accettare l’idea che l’esistenza debba essere spesa inseguendo denaro o successo sociale. Ma le idee di Larry entrano subito in conflitto con la mentalità americana descritta da Maugham, una società segnata dall’idea che il valore di una persona coincida con ciò che produce e che il lavoro non è soltanto un mezzo di sostentamento, ma diventa una misura della dignità individuale e del contributo dato al progresso collettivo.
È una visione che richiama l’etica protestante del lavoro, secondo cui il lavoro costante, la disciplina, il successo economico e la produttività assumono quasi un valore morale, e chi non lavora viene facilmente percepito come qualcuno che spreca la propria vita. Eppure, Larry non rifiuta il lavoro in sé, ma rifiuta l’idea che il lavoro debba occupare tutto lo spazio dell’esistenza e diventare il criterio con cui giudicare una persona. È qui che entra in gioco il suo concetto di ‘oziare’, un termine che ricorre molte volte nel romanzo. Se per la società oziare significa perdere tempo, sottrarsi alle proprie responsabilità, rinunciare a costruirsi una carriera. Per Larry, invece, significa scegliere consapevolmente come impiegare il proprio tempo. Da questo punto di vista Larry sembra sorprendentemente vicino al pensiero di Seneca. Nel De brevitate vitae il filosofo sostiene che la vita non è breve, ma siamo noi a renderla tale disperdendola in occupazioni inutili e inseguendo ambizioni che non ci appartengono.

Guardando Seneca

L’oziare di Maugham si riconduce così all’otium di Seneca, che non coincide con l’inerzia, ma con il tempo dedicato alla riflessione, allo studio, alla contemplazione, alla ricerca della saggezza e della crescita morale. Ed è proprio ciò che fa Larry: legge otto ore al giorno, passa la maggior parte del suo tempo in biblioteca, viaggia per fare esperienze. Questa prospettiva però, è incomprensibile alla società borghese americana, rappresentata soprattutto da Isabel. Per la società americana tutto ciò non “suona molto pratico”, perché dal suo punto di vista, la ricerca di Larry non produce nulla di concreto. La società borghese non ti vuole consapevole, ma soltanto produttivo.
Larry affermerà che «i morti paiono tremendamente morti da morti», una frase nasce quasi certamente dall’esperienza della guerra, in cui Larry ha visto la morte da vicino, e ha sperimentato qualcosa che gli altri personaggi non possono comprendere. Ma potrebbe riferirsi anche, e soprattutto, a una morte spirituale: Larry ha visto quanto sia fragile la vita e non accetta di sprecarla vivendo secondo aspettative che non sente proprie. Nel De brevitate vitae Seneca dice che non riceviamo una vita breve, ma la rendiamo noi tale.

Le domande fondamentali

Per Larry, il problema non è morire, ma arrivare alla morte senza essersi mai posti le domande fondamentali. Il lavoro, il denaro e il successo diventano una forma di morte quando occupano tutto lo spazio della vita, lasciando morire la parte più autentica dell’essere umano.
Il vero viaggio di Larry non consiste tanto nell’aver attraversato paesi, filosofie e tradizioni diverse, quanto nell’aver imparato a distinguere ciò che nella vita è essenziale da ciò che non lo è realmente. Il “filo del rasoio” del titolo può essere letto proprio come la condizione in cui Larry sceglie di vivere: un equilibrio difficile e precario tra il mondo e il distacco dal mondo, tra il desiderio di conoscere e la consapevolezza che nessuna conoscenza può offrire una risposta definitiva.

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