Luca Di Fulvio, kolossal sulla New York sporca di cent’anni fa

È un libro che crea dipendenza “La gang dei sogni” di Luca Di Fulvio, ambientato in una Grande Mela spietata, un mattatoio a cielo aperto. Una giovanissima madre e un figlioletto approdano a Ellis Island. Attorno a loro sembrano esserci solo violenza e degrado, ma il giovanissimo Christmas ha un talento incredibile (e pericoloso)…

«E tuo figlio come si chiama?» le chiese.
«Natale.»
«Natale» ripeté il giovane all’ispettore, che ancora una volta non capì. «Christmas» gli tradusse allora il giovane.
L’ispettore annuì soddisfatto e scrisse: Christmas Luminita.

Dimenticate il telecomando, spegnete lo smartphone e preparatevi ad una sana, gloriosa dipendenza da un libro. La gang dei sogni (687 pagine, 19,90) di Luca Di Fulvio – edito da Harper Collins – vi catturerà lasciandovi con un’unica domanda: “perché nessuno ci ha ancora girato la serie tv?”
Siamo nella New York ruggente, sporca e spietata degli anni ’20. Non il glam di Gatsby, siamo ad Hell’s Kitchen, un mattatoio a cielo aperto dove l’umanità si misura a mazzate e la speranza è un lusso per pochi.

Inventarsi un futuro

Da una nave di immigrati disperati sbarcano, ad Ellis Island, Cetta, poco più di una bambina, e suo figlio Christmas, «l’unico al mondo che non l’avesse stuprata, pur lacerandola più d’ogni altro lì, in mezzo alle gambe».
Attorno a lui prende vita un’umanità varia e ferita che cerca di inventarsi un futuro dove sembra esserci spazio solo per la violenza, la mafia nascente e il degrado. Un romanzo viscerale, un kolossal! Odore di tabacco economico, sesso, paura e sangue. C’è la crudezza dei bassifondi, ma c’è soprattutto il potere salvifico dell’immaginazione, dell’amore e del cinema nascente, l’unica vera macchina dei sogni.

Una pericolosa abilità

In mezzo alla melma di una città cannibale, Christmas possiede un superpotere raro e pericoloso. Sa raccontare storie.
Quando quella voce trova finalmente il suo canale, l’etere di una radio clandestina diventa il luogo in cui la sofferenza di un’intera generazione si trasforma in mito. E quando la trasmissione finisce e il silenzio torna a calare sui tetti della metropoli, quell’addio si trasforma nel saluto a chi ha il coraggio di sognare.
«Buona notte, New York…».

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