Romanzi, ma non solo, italiani e non, col minimo comun denominatore di essere nel cuore di molti lettori, come in quello di Natalia Ceravolo (nella foto di Fabio Arboit), divulgatrice culturale, autrice e speaker radiofonica. I suoi suggerimenti arricchiscono la nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate)
La mia impalcatura di parole è creata e sostenuta da:
“Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf (Einaudi), traduzione di Maria Antonietta Sparacino
Perché l’ho letto di notte, sotto le coperte, con una lucina quasi soffocante, che non ero neppure adolescente. Perché racconta la condizione di molte donne, alla ricerca di un proprio spazio. Ma, soprattutto, perché è «un libro bello: beffardo, divertito, furibondo, con compassata eleganza sovverte la crudeltà impersonale di secoli di sopruso».

“La versione di Barney” di Mordecai Richler (Adelphi), traduzione di Matteo Codignola
il libro che rileggo una volta l’anno, quello che regalo a che credo possa apprezzare. Quello che nasconde una certa parte di me. Perché è un irriverente viaggio tra i ricordi di uno dei personaggi più iconici della letteratura contemporanea, che ha fatto della sua “scorrettezza” un vero e proprio marchio di fabbrica.

“L’invenzione della solitudine” di Paul Auster (Einaudi), traduzione di Massimo Bocchiola
Perché Paul Auster crea la materia dell’idea. Perché quando riduce tutta una casa, quella della sua infanzia, in una scatola, noi siamo in quel lutto e in quella scatola.

“La casa in collina” di Cesare Pavese (Einaudi)
Perché è un libro di appartenenza, in tutte le cose che descrive. Dall’inadeguatezza, alla vigliaccheria, alla voglia di cambiare, allo sguardo spietato sulle cose e sulle impossibilità. Perché è Cesare Pavese.

“Lettera al padre” di Franz Kafka (Feltrinelli), traduzione di Claudio Groff
Perché qui Kafka non ragiona per metafore ma dice cose come «Io mi sono sempre rifugiato nella mia stanza, tra i libri».

Lessico famigliare di Natalia Ginzburg (Einaudi)
È il libro intorno al quale ruota tutta l’opera di Natalia Ginzburg, è il libro della sua maturità e il libro che voleva scrivere da tutta una vita. È il libro nel quale lei ascolta e trascrive, ascolta delle voci, ascolta la sua voce, trascrive e crea. Un testo che nasce dalla complessità dei legami familiari che sono legami di parole, legami linguistici. Legami di una famiglie e insieme legami di tutte le famiglie del mondo.

“Mosca più balena” di Valeria Parrella (Minimum Fax)
Valeria Parrella indimenticabile. Per me, in questa raccolta di racconti che mi ha lasciato sulla pelle e sulla lingua dei modi di dire che ho fatto miei tipo «E ho festeggiato sempre, anche quando non avrei voluto; per la paura che scomparire agli altri significasse scomparire». Che forse fa parte della magia delle parole, quando entrano e restano.


