La grande cronaca attorno a personaggi mitici e la scrittura letteraria non sono due universi inconciliabili. Lo dimostra “Ritratti” di Bernardo Valli, giornalista e inviato che ha raccolto bellissimi articoli di vari decenni su protagonisti della politica e della cultura. Uno spessore e un modo di intendere il mestiere lontano dalle logiche che oggi governano le redazioni…
Oggi che il giornalismo, meno credibile e troppo veloce, è sotto assedio, o forse addirittura già capitolato, non resta che affidarsi ai pochi giornalisti che non si arrendono e di cui c’è davvero bisogno. Non di quelli che finiscono sui giornali, ma di quelli che li scrivono. In un periodo decisamente cruciale per l’informazione, Ritratti (367 pagine, 22 euro), il volume di Bernardo Valli (classe 1930, da oltre cinquant’anni parigino adottivo), che la casa editrice Ventanas ha pubblicato, lascia senza fiato.
Viaggi, intraprendenza, spirito d’osservazione
Spirito di osservazione, sapienza della scrittura, cultura a trecentosessanta gradi, Bernardo Valli, raccogliendo e pubblicando questa selezione di bellissimi pezzi, mostra come la grande cronaca e la scrittura letteraria possano non essere due mestieri separati ma due facce dello stesso sguardo. E che non c’è bisogno di chissà quale finale a effetto per scrivere un articolo perfetto. Ovviamente il giornalismo che sta alla base di un lavoro del genere è in via d’estinzione, sta scomparendo insieme alla generazione che lo ha praticato: quando l’inviato partiva per mesi, costruisce una relazione di fiducia totale con la testata, prima oltre che con le fonti, guadagnandosi questa fiducia sul campo, fra viaggi interminabili, esclusive, intraprendenza e pericoli. Un modo del genere di intendere il mestiere è irrimediabilmente lontano dalle logiche che oggi governano le redazioni.
Grandi nomi e conoscenza del contesto
Il libro, con prefazione di Ezio Mauro, racconta sessantacinque anni di una delle ultime grandi firme del giornalismo italiano (firma di Giorno, Corriere della Sera e Repubblica), e lo fa attraverso la forma che a Valli riesce meglio, il profilo breve, costruito sul campo. Dentro ci sono, fra i tanti, Mao Tse-Tung, Margaret Thatcher, Che Guevara, Shimon Peres, figure politiche che hanno letteralmente disegnato i confini del Novecento. Il pregio del libro non sta nell’elenco dei nomi altisonanti, ma nell’approccio con con cui Bernardo Valli li ha avvicinati: mai da cronista di passaggio, sempre da uomo che si è portato dietro, come bagaglio a mano, una conoscenza pregressa del contesto storico e culturale in cui quelle persone si muovevano, una curiosità enciclopedica si mette al servizio del racconto delle persone. Con la forza e la spensieratezza di quando diciannovenne, nato a Parma da una famiglia di medici, si arruolò nella Legione straniera francese.
Servizio e dettaglio
Che racconti Patrick Modiano o Umberto Eco, Fosco Maraini, Oriana Falaci o Tiziano Terzani – non solo politici, evidentemente – Bernardo Valli, lo fa sempre con rispetto, ma senza timori reverenziali, coniugando la scrittura di servizio, tesa, essenziale (quella di chi scriveva sapendo che l’articolo doveva partire entro un’ora precisa), e il gusto quasi letterario per il dettaglio fisico, per il gesto che rivela più di una dichiarazione ufficiale, sempre in equilibrio tra fatti e commento, non proiettando se stesso sulla notizia o sul singolo personaggio, ma provando sempre a interpretarli.
Una domanda
Quel tipo di sguardo, lento, colto, fisicamente presente sui luoghi della storia, di Bernardo Valli – è un auspicio – non sia un’utopia nostalgica. Questo “metodo” ha prodotto, per una sessantina d’anni, testi ancora leggibili oggi con piacere. Oggi chi saprà, chi vorrà, chi potrà, tra le nuove generazioni di cronisti, pagare lo stesso prezzo in termini di tempo, pazienza e rischio personale?
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grazie grazie grazie micol, un commento davvero giusto, davvero pertinente
grazie dell’attenzione