Autrice del recente “Perché gli ulivi sono storti”, romanzo rivelazione pubblicato da Minimum Fax (ne abbiamo scritto qui), Luisa Pessina ci regala sette suggerimenti di lettura. Guarda sempre oltreconfine, la scrittrice toscana, dal nord al cuore dell’Europa, oltreoceano e oltre. Consigli che arricchiscono la nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate)
“Avviso ai naviganti” di Annie Proulx (Minimum Fax), traduzione di Edmondo Bruscella
Ammetto che mi sono persa con i nomi tutti troppo simili per la mia memoria, eppure la nebbia e le lezioni sui nodi non le dimenticherò finché campo. Questo libro non è solo una botola in cui entrare e restare segregati per tutti gli anni che la storia dura, e uscirne per varie pause ricoperti di alghe verdi e salsedine, ma è anche un manuale su come si scrive magistralmente, una lezione di nitidezza di immagini, esattezza del lessico, parole come corpi nudi, esposti, esatti.

“L’anno della lepre” di Arto Paasilinna (Iperborea), traduzione di Ernesto Boella
All’inizio di questo libro, un uomo investe una lepre. Lei scappa, ferita, l’uomo la segue nel bosco e decide che non tornerà più a casa. Non c’è niente di più meraviglioso (almeno per me) delle trame minime. E poi mi ha fatto spaccare dal ridere.

“Pedro Páramo” di Juan Rulfo (Einaudi), traduzione di Paolo Collo
Di tutto ciò che di meraviglioso ha scritto Juan Rulfo, leggere questo libro è come farsi un regalo. È un romanzo violento e pieno zeppo di realismo magico, che parla di un uomo che domina su esseri umani, terre e animali, un libro sulla rabbia.

“Trilogia della città di K” di Ágota Kristóf (Einaudi), traduzioni di Armando Marchi, Virginia Ripa di Meana e Giovanni Bogliolo
Il libro segue la vita di due gemelli lasciati dalla madre alla nonna nelle campagne di un paese dell’Est Europa mai nominato, lontani dalla città e dalla guerra. La cosa più sconvolgente del romanzo, più della bravura a intessere la trama, più della costruzione dei personaggi, più delle immagini, è la scrittura, che è netta, lucida, dura, asciuttissima. Anzi, la cosa più sconvolgente non è neanche questa: Kristóf ha scritto questo libro non nella sua lingua madre, l’ungherese, che ha imparato a leggere a 4 anni come bambina prodigio, ma in francese, lingua che ha imparato da adulta, da zero, dopo essere scappata clandestinamente dall’Ungheria, nel 1956, e aver trovato rifugio in Svizzera, dove ha dovuto reimparare a leggere, e poi a scrivere.

“Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace, Minimum Fax, traduzione di Gabriella D’Angelo e Francesco Piccolo
È un reportage narrativo meraviglioso ed è perfetto per l’estate: racconta una vacanza in crociera extralusso ai Caraibi, mostrandone tutta la pacchianità, e risulterebbe estremamente deprimente, se Wallace non fosse Wallace.

“Racconti dei mari del Sud” di Jack London (Rizzoli), traduzione di Beatrice Boffito
Nel 1906 Jack London, che parla del Klondike, della lotta alla sopravvivenza nel gelo, si imbarca come mozzo per esplorare le isole del Sud dell’Oceano Pacifico. È su questi atolli che trova il materiale per una raccolta di racconti, che contiene storie da punti di vista diversi, di popoli a volte felici a volte brutali, inermi di fronte alla violenza naturale di uragani e tsunami e di fronte a quella del colonialismo occidentale da parte della “Compagnia del Sapone”. E lo fa non solo bene, ma con ironia nera.

“La mia Africa” di Karen Blixen (Feltrinelli), traduzione di Lucia Drudi Demby
La protagonista è una donna sola, il cui marito non viene forse neanche mai nominato, che agli inizi del Novecento, nell’epoca del colonialismo inglese, gestisce una piantagione di caffè in Kenya e si rapporta con le comunità di kikuyu e somali che vivevano su quel suolo, e che lavoravano con lei o per lei. Come tutte le storie raccontate da chi quelle storie le sa, le conosce bene, magari perché era proprio lì, ma soprattutto come tutte quelle raccontate da scrittrici eccelse, il mondo che crea è vero e credibile, e il suo sguardo e la sua voce che raccontano quel pezzettino di Africa sono difficili da dimenticare.

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