Kevin Barry, l’amore come inseguimento e sopravvivenza

C’è l’immaginario western svuotato della retorica dell’eroe ne “Il cuore d’inverno” di Kevin Barry. Un giovane irlandese e una donna sposata si amano e fuggono verso San Francisco. Un romanzo in cui il realismo della frontiera convive con superstizioni e fantasmi

Butta, Wyoming, 1891.
Il West di questo racconto non ha nulla dell’epica monumentale dei vecchi film cowboy. È un territorio marginale, fatto di pensioni, miniere, prostitute, fotografie e vite consumate nell’attesa che accada qualcosa.

In equilibrio precario

Tom Rourke ha ventinove anni, è irlandese e vive alla giornata. Scrive lettere per conto di uomini incapaci di trovare le parole giuste per una promessa di matrimonio, facendosi pagare in oppio e alcol. Frequenta bar e prostitute, commette piccole infrazioni, lavora come assistente fotografo e compone versi e canzoni tra sé. Ubriaco fino a perdere il controllo, eppure convinto che il mondo gli mandi presagi, Tom vive in equilibrio precario, come se il destino fosse già in movimento e lui dovesse soltanto intercettarne i segnali.
L’incontro con Polly Gillespie cambia la traiettoria della sua esistenza. Polly è arrivata in Wyoming per sposare Harrington, capo squadra dei minatori, uomo devoto e apparentemente irreprensibile.

Una scommessa contro il destino

Il matrimonio, però, si rivela presto una gabbia silenziosa. Tra Polly e Tom nasce un’intesa istintiva, fatta di incontri notturni, racconti, ironia, desiderio e una sorprendente forma di comunicazione che sembra precedere le parole. Quando entrambi cominciano a credere nei propri presagi, l’amore diventa anche una scommessa contro il destino.
La fuga verso San Francisco li trascina attraverso un inverno ostile, boschi, baracche e incontri eccentrici, fino a trasformare la loro storia sentimentale in una vicenda di inseguimento e sopravvivenza.

Uno spazio in cui riconoscersi

Il cuore d’inverno (192 pagine, 18,50 euro) di Kevin Barry, tradotto da Monica Pareschi per Fazi, recupera l’immaginario western per svuotarlo della retorica dell’eroe: qui nessuno è davvero libero, e ogni scelta sembra avere un debito con il passato. La scrittura privilegia un tono asciutto, visionario, quasi febbrile, in cui il realismo della frontiera convive con presagi, superstizioni e fantasmi.

Ci sono delle persone che ricevono dei segni premonitori su quello che devono fare nella vita. A volte sentono queste premonizioni come dei rimescolamenti nel sangue ma non sempre capiscono bene cos’è.

L’amore di Tom e Polly non è soltanto una fuga dalla miseria o da un matrimonio infelice: è la ricerca ostinata di uno spazio mentale in cui due esseri umani possano finalmente riconoscersi. E proprio perché il passato, nel romanzo, non è mai immobile ma continua a vivere, la loro fuga assume progressivamente la forma di una lotta contro ciò che li precede e ciò che inevitabilmente li reclama.

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