Paolo Sortino, due ominidi e l’invenzione dell’amore

In un’epoca remota un maschio e una femmina scoprono per la prima volta l’intimità. Trasforma tutto in letteratura Paolo Sortino con “Amanti elementari”, che narra la nascita del desiderio e della scelta reciproca, superando la sola logica della sopravvivenza. Un racconto mitico e originale, di altissimo livello

Dove avevamo lasciato Paolo Sortino? Al ritorno in libreria dopo un lungo silenzio, a un romanzo personale, intimo, per la collana Interzona di Polidoro, Demone custode (qui l’articolo). Lo ritroviamo in altri territori, come ogni scrittore dovrebbe auspicare, lo ritroviamo con Einaudi, casa editrice del suo memorabile debutto (Elizabeth), che torna a vestire di bianco il suo nuovo titolo, Amanti elementari (128 pagine, 16,50 euro). Paolo Sortino ci porta lontano nel tempo, in un’epoca più che remota, in cui due corpi di ominidi cominciano a intuire qualcosa che ancora non ha nome. Inizia tutto con una pioggia che segue un cataclisma, e da lì si costruisce un mondo che sembra appena uscito dalla materia bruta: foreste, acquitrini, la gerarchia ferrea del branco, la paura come unica bussola. Paolo Sortino ha tirato fuori dal cilindro un romanzo essenziale, come una lunga poesia in prosa sull’origine di ciò che chiamiamo intimità, la messa in scena credibile del primo istante in cui due esseri hanno smesso di guardarsi come nemici o come prede, e hanno inventato quello che siamo ancora oggi.

Lui e lei sono usciti dal gruppo

Raccontare l’origine dell’amore attraverso corpi che non hanno ancora parole per nominarlo costringe l’autore a una misura stilistica nuova, più commovente e meno esibita, meno densa e meno eccessiva rispetto al passato. È un racconto mitico alla maniera di Platone (titolista, non titolare “Paolo Sortino mejo di Platone…”), in cui due individui, espulsi e fuggiti dal proprio branco, si incontrano e imparano cose che nessuno ha insegnato loro. Un maschio percepito, per vari motivi, come un pericolo per la sopravvivenza di tutti viene allontanato dal gruppo, quasi ucciso. Assieme vivono, come mai prima, l’attesa, la carezza, il piacere non finalizzato alla riproduzione immediata. Diventano adulti, inventando le regole del… gioco.

La lingua come atto di fondazione

Il libro si regge su creature prive di linguaggio articolato e Paolo Sortino, raffinatissimo interprete del lessico, agisce di conseguenza, nominando per la prima volta ogni cosa nel momento stesso in cui la mostra al lettore. Il fuoco, i funghi, le farfalle, l’acqua, come il pericolo, il sonno e ogni funzione elementare, vengono descritti come se nessuno li avesse mai visti prima, e in un certo senso è proprio così, perché i personaggi li stanno vedendo davvero per la prima volta. Questa scelta produce nei primi capitoli un effetto di straniamento notevole, che è una cifra originalissima di Amanti elementari..

Dal bisogno al desiderio

Non si parla “semplicemente” di amore. C’è un passaggio cruciale, dal bisogno al desiderio, al rifiuto di continuare a vivere secondo le sole leggi della forza. Quando la femmina si concede al maschio non per necessità, ma per una forma ancora primitiva di riconoscimento reciproco, si archivia il semplice consumo dell’oggetto che soddisfa una fame, per arrivare alla pretesa di essere visti, ricambiati, scelti. È la svolta, anche se l’amore non ha vita facile, specie nella seconda parte del romanzo. Colpisce, però, l’insieme, per come prende corpo e viene mostrata l’origine. Se si guarda a molto del circostante panorama letterario, si fa in fretta a capire che siamo ad altezze siderali. Chapeau.

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