Una storia semplice, che contiene abissi, il diario di un’impotenza che cerca di trasformarsi in azione. “Solo un giorno” di Marco Lodoli è un romanzo breve che ha come protagonista Scipione, trentenne forse prossimo alla laurea, e una ragazza, Cecilia, con cui attraversa le strade di Roma e sembra vivere in un tempo brevissimo quello che l’esistenza regala in decenni…
Disfarsi di tutto ciò che è superfluo e nascondere abissi in una storia che sembra semplice. Ci riesce Marco Lodoli che, proprio quarant’anni fa, nel 1986, con Diario di un millennio che fugge – prima Theoria, poi Bompiani, infine Einaudi – spargeva leggerezza e profondità, e che adesso continua a farlo con Solo un giorno (88 pagine, 14 euro), pubblicato dalla casa dello Struzzo. Romanziere, poeta, giornalista, già insegnante di liceo nella periferia romana, Marco Lodoli non ha tradito la propria natura: quella di uno sguardo che preferisce l’angolo alla platea, città che si trasformano in labirinti sentimentali, personaggi in bilico, che magari portano addosso il peso di non essere diventati ciò che avrebbero voluto.
Dalla finestra di fronte…
Scipione starebbe per laurearsi in filosofia con una tesi su Spinoza, o almeno così crede la sua famiglia, e quella giornata arriva dopo un percorso di sacrifici concreti: i genitori si sono indebitati fino al collo con un usuraio, Zio Porco, per mantenerlo agli studi, hanno invitato parenti e amici, tutto è organizzato perché lui non debba fare altro che discutere la tesi e tornare a brindare. Il giorno perfetto avrebbe tutto per essere tale, ma le cose vanno diversamente, quando lui va all’università, convincendo i genitori a non seguirlo, ma ad aspettarlo per far festa. Poi arriva Cecilia (un’invenzione della mente? un personaggio reale?), ragazza che guarda dalla finestra da tempo, la incontra sotto casa, entrambi vestiti eleganti — lui per la laurea, lei per la foto di fine anno scolastico — e assieme, silenziosi complici, su un motorino attraversano Roma, vivono un luogo dove tutto diventa possibile, anche uccidere per farsi giustizia, fuggire, amare, dimenticare, avere una figlia, tutto quello che l’esistenza distribuisce su decenni, sembrano viverlo in brevissimo tempo…
… a una fuga, alla ricerca di un rifugio
Il racconto piega la realtà, perché un’unica giornata possa contenere infinite esistenze parallele. Il protagonista fa i conti con una fuga infinita, che in qualche modo prosegue, con il fallimento di chi è schiacciato dalle aspettative altrui, e forse sta solo provando a vivere per la prima volta. Marco Lodoli gli cuce addosso questo romanzo breve che è un po’ un racconto metropolitano, ma anche una favola nera, un diario di un’impotenza che cerca di trasformarsi in azione. In questo moltiplicarsi di vite, Scipione prova a combattere la propria inadeguatezza e trova un rifugio diverso da quello che ha coltivato in disparte per anni, quello che chiama il suo Regno, in riva al fiume Aniene, accanto a un luna park abbandonato. Della fragilità umana si legge in Solo un giorno. A Marco Lodoli riesce di evocarla con una essenzialità estrema, in cui tutto è funzionale, niente è superfluo. Resta sospesa qualche domanda, come un’eco e un’altra ancora, la buona letteratura ha di questi effetti…
Seguici su Substack, Bluesky, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

