Parodiare il gotico, Jane Austen indaga la condizione femminile

Le inquietudini del gotico femminile attraversano anche la narrativa di Jane Austen, che le trasferisce semplicemente alla quotidianità, raccontandole attraverso una scrittura più realistica. “Northanger Abbey” è qualcosa di più di quel che è stato considerato per lungo tempo…

Descritto spesso come una parodia del romanzo gotico, Northanger Abbey è in realtà molto più di questo. È un romanzo che difende il valore della narrativa e, in particolare, della narrativa scritta da donne; un’opera dalla forte componente intertestuale, disseminata di riferimenti e allusioni ai romanzi che Austen leggeva e apprezzava. Ma è anche un romanzo interessato alla condizione femminile, che mette in discussione una società in cui le donne erano subordinate, oggettificate e infantilizzate, e che riflette sull’ignoranza loro imposta da una cultura che limitava il loro accesso all’istruzione e alla conoscenza. Questa rilettura di Northanger Abbey mi ha permesso quindi di guardare al romanzo attraverso tre prospettive che si intrecciano continuamente tra loro: la forte dimensione metanarrativa dell’opera, la sua difesa della lettura, della scrittura e dell’arte del romanzo, soprattutto di quello scritto dalle donne e il modo in cui la parodia del gotico diventa anche uno strumento per parlare della condizione femminile.

La dimensione metanarrativa

Il romanzo gioca continuamente con le aspettative costruite dalla narrativa gotica. Catherine legge la realtà attraverso le categorie del romanzo gotico e interpreta ciò che le accade come se fosse la protagonista di una di quelle storie che tanto ama. Il narratore, invece, è perfettamente consapevole della distanza tra la realtà e le convenzioni letterarie attraverso cui Catherine cerca di interpretarla, e interviene continuamente per metterle in discussione e smascherarne i meccanismi.  Il gotico, dunque, sembra esistere soltanto nella mente di Catherine, che trasforma la realtà in una storia gotica perché è attraverso quelle storie che ha imparato a guardare il mondo.

La difesa della lettura e della scrittura

Northanger Abbey è anche un romanzo sullo scrivere romanzi. Al suo interno troviamo una vera e propria difesa dell’arte della narrativa e, più in generale, della passione di una donna per la lettura e per la scrittura. È un’opera fortemente intertestuale che, oltre a giocare con diverse convenzioni narrative – dal romanzo sentimentale della prima parte al romanzo gotico della seconda – riflette continuamente sulla propria natura di romanzo.

Austen costruisce un’opera dotata di una forte consapevolezza autoriale, in cui il narratore non si limita a raccontare la storia, ma interviene per commentare le convenzioni narrative, il rapporto tra realtà e finzione e persino ciò che ci si aspetta che un romanzo debba essere. Northanger Abbey diventa così anche un omaggio alla letteratura che Austen leggeva e amava, e soprattutto a quelle opere scritte da donne che la tradizione letteraria del suo tempo tendeva a considerare con sufficienza.

Una società in cui le donne erano subordinate…

I due personaggi che più sembrano incarnare le figure tipiche del romanzo gotico sono il generale Tilney, patriarca autoritario che esercita uno stretto controllo sui propri figli, e sua figlia Eleanor. Se Catherine immagina di essere un’eroina gotica, Eleanor sembra invece vivere una condizione che al gotico appartiene davvero, essendo una giovane donna sottoposta all’autorità paterna, le cui possibilità di scelta sono fortemente limitate dal potere della figura maschile che domina la sua famiglia.

D’altronde, il gotico, e soprattutto quello scritto da autrici donne, ha spesso dato forma alle ansie e alle paure legate alla condizione femminile in una società che imponeva alle donne una forte subordinazione. Castelli, stanze chiuse, prigionia e figure maschili minacciose diventano, nel romanzo gotico, immagini attraverso cui rappresentare una condizione di dipendenza molto più concreta. Le donne erano infatti sottoposte prima all’autorità dei padri e poi a quella dei mariti, con margini di autonomia estremamente ridotti.

Sebbene Austen non scriva romanzi propriamente romanzi gotici e Northanger Abbey ne costituisca in larga parte una parodia, le inquietudini al centro del gotico femminile attraversano anche la sua narrativa. Austen le trasferisce semplicemente dal castello alla quotidianità e le racconta attraverso una scrittura più realistica. Nei suoi romanzi, le donne non sono necessariamente rinchiuse in castelli oscuri, ma possono essere altrettanto prigioniere dei confini della domesticità, delle convenzioni sociali e delle aspettative familiari.

Ed è forse proprio questo che rende Northanger Abbey qualcosa di più di una semplice parodia del romanzo gotico. Austen ironizza sulle sue convenzioni, ma al tempo stesso ne riconosce la capacità di dare forma a paure reali, legate alla condizione delle donne e alla loro impossibilità di sottrarsi completamente al controllo della società che le circonda.

Una donna conduceva una vita molto circoscritta e le sue possibilità di movimento erano fortemente condizionate dalle circostanze familiari, economiche e sociali. Catherine è fortunata a incontrare persone benestanti che le permettono di spostarsi e di conoscere luoghi e ambienti al di fuori della propria quotidianità, dinamica molto simile a quella di Orgoglio e pregiudizio, dove Elizabeth può ampliare la propria esperienza del mondo anche grazie alle relazioni e all’ospitalità che le vengono offerte dalla rete di conoscenze e amicizie della sua famiglia.

Catherine è l’eroina del romanzo, una giovane donna a tratti ingenua, della cui personalità l’autrice non si fa beffe, poiché è, in fin dei conti, una ragazza giovane e semplice, con le caratteristiche proprie di una ragazza comune della sua età. Ciò che Austen ridicolizza, piuttosto, sono le sue convinzioni e le sue aspettative nei confronti dei romanzi gotici. Ma l’ironia di Jane Austen si rivolge anche al rifiuto, da parte della società patriarcale, di considerare la donna come una creatura razionale.

Smascherare le costrizioni patriarcali

Gilbert e Gubar leggono Northanger Abbey come un’opera che smaschera le costrizioni patriarcali e l’ignoranza femminile culturalmente imposta. Sono numerose, infatti, le occasioni in cui Catherine si vergogna della propria ignoranza. L’ignoranza imposta culturalmente alle donne le rendeva più vulnerabili alla sottomissione e all’indottrinamento maschile. Secondo Gilbert e Gubar, infatti, Henry Tilney è più vicino alla figura del villain che a quella di un personaggio realmente positivo, poiché alla fine riesce a plasmare Catherine fino a farne una moglie priva di personalità.

Forse non proprio un villain, ma Henry oscilla comunque tra l’essere un mentore per Catherine, aiutandola ad aprire gli occhi su molte cose, e l’incarnare il paternalismo maschile. Lo notiamo anche nelle interazioni con la sorella Eleanor, dove si intravede un certo predominio di Henry sulla sorella, legato al suo status in quanto uomo. In sostanza, una giovane donna “ignorante” come Catherine fa sentire a un giovane uomo come Henry una superiorità che non deve nemmeno conquistare, accrescendone così la vanità.

In sostanza, Northanger Abbey non è soltanto la storia di una giovane ragazza che parte per un viaggio con degli amici, ma anche quella di una giovane donna che ha raggiunto l’età da marito e viene condotta nella città più vicina, dove potrebbe incontrare il proprio futuro marito e diventare così un peso in meno per la propria famiglia.

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