«Il bandolo canoro di un’infinita massa di storie» è “Geologia del padre” di Valerio Magrelli. Note, appunti ricordi divenuti un libro per riflettere sulla perdita e, da figli, capire un po’ meglio se stessi
Un libro che si scrive per tutta la vita e che, una volta finito, comincia a lavorare sugli altri, in una eco infinita che risuona per sempre oltre le pagine. Questa, la riflessione che viene in mente scorrendo le pagine di Geologia di un padre (147 pagine, 11,50 euro) dello scrittore romano Valerio Magrelli, per Einaudi.
Un serbatoio
Per anni Magrelli ha osservato il padre Giacinto, ingegnere e disegnatore (suo è il disegno che compare sulla copertina, con Polifemo intento a divorare uno dei compagni di Ulisse), ha raccolto appunti e note, e dopo la sua morte, tutto quel materiale è diventato «il bandolo canoro di un’infinita massa di storie», un serbatoio dal quale attingere per tornare al genitore, per raccontarlo e provare a capire quanto, in un legame tra padri e figli, rimane sempre un po’ in penombra. Diviso in ottantatre capitoli, corrispondenti agli anni vissuti da Giacinto Magrelli, il libro ripercorre le strade del passato, recuperando lungo il cammino preziosi ricordi, piccoli reperti che diventano materia da geologia della memoria, da paleontologia filiale, fino a scoprire quanta vita porti con sè la morte, e come, chi non c’è più finisca per assumere, a furia di ragionarvi intorno, più peso e consistenza di quanto ne avesse da vivo.
I vivi mancano ai morti
Sembra quasi, riflette Magrelli, che siamo noi vivi a mancare ai morti, loro, quelli ad aver subito la perdita maggiore, a dover convivere con questa lancinante mancanza per il resto di una vita che si prefigura eterna. Sembra quasi, altresì, che il lutto ci renda evanescenti, che lo sguardo mancante di chi se n’è andato, ci consegni all’invisibilità.
Desiderio di rievocarlo: perché? Forse perché mi manco. È come se soffrissi per la mia morte. Infatti, ai suoi occhi, il morto sono io. Io l’ho perso, nella stessa maniera in cui lui ha perso me. È come se avessi perso, per lutto riflesso, una parte di me. E dunque mi compiango molto più di quanto non compianga lui. Mi guardo attraverso i suoi occhi: ci siamo morti entrambi, reciprocamente. Con la sua morte è stata la nostra coppia a scomparire. Ormai siamo spaiati, definitivamente. Perciò, parlando di lui, passo dalla sua parte, gli giro dietro, gli vedo le carte, mi vedo al di là del tavolo da gioco, e scopro che per il suo sguardo io non esisto più. Morendo, lui ha perso un figlio. Un nodo talmente complesso da non capire più a quale dei due capi ora mi trovi.
Eredità
Tornano, in questo libro, temi da sempre cari a Magrelli, quello della paternità e delle varie forme di lascito, siano esse biologiche, culturali, storiche; eredità delle quali tocca farsi carico, siano esse positive o negative, ammantate di ombra o rischiarate dalla luce, e attraverso le quali si deve necessariamente passare, senza scorciatoie di sorta, per arrivare a capire un po’ meglio sè stessi.
Guarda il video di Carmela Scotti, disponibile anche sulla sua pagina Instagram (clicca qui)
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