William Least Heat-Moon, la conoscenza passa dal viaggio

Un debutto diventato classico, “Strade blu” di William Least Heat-Moon. Un viaggio nel cuore rurale e nei percorsi secondari dell’America, fra incontri dei più disparati e angoli remoti di un territorio contradditorio e complesso, come quello degli States…

In fin dei conti che cosa sono le strade blu se non l’opportunità di osservare l’ignoto nella speranza che l’ignoto restituisca lo sguardo?

Se lo chiede William Least Heat-Moon in questo poderoso romanzo d’esordio di 500 pagine, uscito nel 1988 per i tipi di Einaudi, con la traduzione di Igor Legati. Dopo un divorzio e in seguito alla perdita del lavoro di insegnante, nel 1978 l’autore decide di cominciare da un viaggio la seconda parte della sua esistenza, percorrerendo oltre 13.000 miglia a bordo di un van chiamato Ghost Dancing. Si terrà però alla larga dalle autostrade, percorrendo soltanto le “strade blu”, quelle secondarie, sperdute, dai nomi improbabili, compiendo così un memorabile viaggio nel cuore dell’America rurale, lontana dal caos e dalle grandi metropoli.

Un senso del luogo al posto del senso dell’io

«Lì la terra, per dimostrare la sua immensità, si spogliava di tutto» si legge nel romanzo «Gertrude Stein ha osservato: “Negli Stati Uniti ci sono più spazi dove non c’è nessuno che spazi dove c’è qualcuno. Ed è questo che rende l’America ciò che è”. Le nude distese e le miglia di strade deserte del West costringono chi viaggia da solo a prestar loro attenzione isolandolo da ogni altra cosa. L’esuberanza di terra sostituisce al senso dell’io un senso del luogo perché il viaggiatore, dopo giorni e giorni passati con se stesso, è stanco del proprio piccolo mondo e guarda con sollievo alla vastità che si apre all’esterno, a quell’immensità che cattura lo sguardo non solo per le sue dimensioni, ma per l’età, la diversità e i suoi mutamenti perpetui. Spazi così enormi da farci sentire isolati rivelano ciò che resta invisibile in luoghi maggiormente abitati e pieni di attività e rumori. A me quella vista rivelava una cosa, e una soltanto: la disperazione di un uomo che scopre quanto siano esigui e ridicoli i propri limiti.»

Scrittura ed esplorazione

Scrittore e storico di viaggio, William Trogdon, questo il suo vero nome, decise di spogliarsi del cognome e diventare William Least Heat-Moon (Luna del calore minimo, uno dei nomi che i nativi danno alla luna piena, in particolare quella di febbraio, la più fredda dell’anno) come omaggio alle sue origini di nativo americano. Considerando il viaggio la forma migliore di conoscenza del mondo e di sè stessi, lo scrittore 87enne ha sempre coniugato scrittura ed esplorazione, muovendosi per terra e per acqua (in Nikawa racconta di un viaggio attraverso le vie d’acqua principali del sub-continente nordamericano), incontrando persone, le più disparate, e osservando i lati più nascosti e remoti di uno Stato, quello americano, complesso e pieno di contraddizioni. «Forse il viaggio» scrive «tramite l’osservazione di ciò ch’è ovvio e ordinario, può essere una terapia, un mezzo per far sì che l’occhio esterno apra l’occhio interno. I vecchi segnali presso gli attraversamenti incustoditi dei binari ammonivano: FERMATI, GUARDA, ASCOLTA. È ciò che Whitman ha definito “il profondo insegnamento della ricezione”».

Guarda il video di Carmela Scotti, disponibile anche sulla sua pagina Instagram (clicca qui)

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