Ernaux, il Leone d’oro e l’arte come atto pubblico

“L’Evenement”, che nei cinema italiani sarà “12 settimane”, è il film tratto da “L’evento” di Annie Ernaux che si è aggiudicato la 78ª Mostra del cinema di Venezia. Nel volume la narrazione procede per istantanee che corrono sui binari di una elaborazione linguistica intrisa di sociologia e neorealismo. La pellicola, già giudicata cruda e politica, come il libro, segna un progetto collettivo, necessario per delineare i contorni della storia

 

C’è un dolore di assenze nell’aria senza gente

e nei miei occhi creature vestite senza nudo!

Ritorno spesso a questi versi di Federico García Lorca. È l’incontro della mia assenza con la sua, della mia mancanza con quella del poeta.

Riconosciamo un nome, un luogo, una data. Li portiamo con noi, silenziosamente. Per anni celiamo la parola scritta nella memoria ignorando il sentiero sul quale ci sta portando. Ho incontrato i versi di García Lorca nei primi anni del duemila, quando il treno fendeva l’aria della campagna per raggiungere la città universitaria. Il brivido delle sue parole, una tensione emotiva che mi avrebbe accompagnata per settimane, sopraggiungeva quasi improvviso, scivolando sulla parete dell’incoscienza. Il bagliore che avrebbe squarciato quella parete sarebbe giunto, nello stesso periodo, con l’incontro della parola di Annie Ernaux.

La solitudine delle notti insonni mi accompagnarono alla scoperta de l’écriture blanche ernauxiana. Mi è sembrato, da subito, chiaro il viaggio che stavo intraprendendo grazie alla lettura dei suoi scritti. Un viaggio attraverso «la pelle di questa giovane donna». Mi approprio delle parole di Audrey Diwan, la regista che ha presentato alla 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, L’Événement (nella foto uno screenshot del film) tratto dal romanzo L’evento di Annie Ernaux, edito da L’Orma (la casa editrice romana sta traducendo gran parte dei libri di Annie Ernaux), per descrivere quello che per me ha rappresentato il cammino verso la sua scrittura. Leggere della premiazione del Leone d’oro al film tratto mi ha dato la misura dell’incontro avvenuto anni fa con la prosa ernauxiana. La trasposizione cinematografica di un libro implica necessariamente una traduzione. Audrey Diwan ha dichiarato di aver cercato «di trovare il modo per catturare la natura fisica dell’esperienza, di tenere conto della dimensione corporea del percorso. La mia speranza è che l’esperienza trascenda il contesto temporale della storia e le barriere di genere. Il destino delle giovani che hanno dovuto ricorrere a questo tipo di operazioni è rischioso, insopportabile. Tutto quello che ho fatto è stato cercare la semplicità dei gesti, l’essenza che potesse veicolarlo».

Una forza autobiografica inedita

Come essenziale è la scrittura di Ernaux nell’opera L’evento (ne abbiamo scritto qui). Racconto che si pone in modo orizzontale rispetto alla produzione letteraria precedente (e a ciò che darà alle stampe negli anni successivi), L’evento pone sulla carta una forza autobiografica inedita. Una narrazione che procede per istantanee, pennellate sperimentali che corrono sui binari di una elaborazione linguistica intrisa di sociologia e neorealismo. «Scrivo di cose che mi toccano da tempo, temi, domande, dolori, che la psicanalisi definirebbe insuperabili, che si tratti della morte di un padre, di una madre, di un aborto, di un sentimento di vergogna… Queste cose sono sepolte e cerco di portarle alla luce, ma in un modo non solo personale. Si tratta di uscire da me stessa, guardare queste cose e oggettivarle. È una parola grossa, oggettivare, ma significa mettere a bada ciò che è successo. Ricevo molto spesso richieste di elaborati su commissione. Ma non posso, perché così non partirei da qualcosa di importante per me, che mi spinge ad immergermi attraverso la scrittura nelle cavità più profonde della mia persona, dove conta il posto di ogni parola. Scrivo sempre da qualcosa che è fortemente sentito e personale». A parlare, questa volta, è Annie Ernaux. Più tardi, negli anni, dirà che i suoi scritti più che testi sono etnotesti, annotazioni quasi scientifiche di ciò che sarà la sua «vita esteriore».

Quei versi di Garcia Lorca

È se stessa sola tra la folla, anonima tra gli anonimi. Una solitudine incontrata nella poetica di García Lorca. Ricordo di aver accostato, all’epoca delle letture universitarie, i versi di García Lorca con gli stati di abbandono di Ernaux nel libro Gli armadi vuoti (qui la prosa è trattenuta, ingabbiata nel suo stesso sentire. L’aborto è narrato in terza persona: «Tutto ciò che vive Denise Lesur l’ho vissuto anch’io. Nel contenuto, non trasformo la realtà e non la trasfiguro nemmeno. Piuttosto mi ci tuffo»). E la realtà dell’aborto, del racconto di un’esperienza umana segnante, non viene trasformata o trasfigurata neppure da Audrey Diwan che, al contrario, narra «il senso di libertà di questo personaggio trasversale, una ragazza (la protagonista,
interpretata dall’attrice Ana Maria Vartolomei, ndr) che si riappropria del proprio corpo. Ho voluto seguire il mio personaggio nella sua evoluzione e condividere le sensazioni che si provano vivendo questa clandestinità».

La scrittura per comunicare

Con L’événement, Audrey Diwan è alla sua seconda prova cinematografica. Del 2019 è la sua prima pellicola Mais vous êtes fous, una storia basata su fatti realmente accaduti che narra l’abuso di droga in una coppia sposata a cui viene revocato l’affidamento dei figli.
In Francia si parla di intenso adattamento all’omonimo romanzo di Ernaux (in Italia uscirà al cinema con il titolo 12 settimane) ma anche di un’opera cruda, politica, superba che affronta, settimana dopo settimana, la scelta di una giovane donna, coraggiosa e determinata ma pur sempre sola, in tutti i momenti della sua scelta. «Il piacere carnale è un tema molto importante per me», racconta ancora Diwan. «Anne combatte implicitamente per il suo diritto al piacere».
Nella solitudine, la scrittura diventa il mezzo per comunicare con l’Altro, che sia un singolo lettore o un’intera comunità. L’esperienza letteraria diventa, con Annie Ernaux prima e ora con Audrey Diwan, un progetto collettivo, atto pubblico, necessità per delineare i contorni della storia. La nostra storia.

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