Remo Rapino: “Dietro quel calciatore il dramma di una generazione”

Le conseguenze del golpe di Pinochet attraverso la storia di un famoso calciatore cileno. E dei pezzi nostalgici sul calcio che fu. Remo Rapino ha pubblicato di recente due libri, “Valdés” e “Fubbàll”. Ne abbiamo parlato in questa videointervista

Il calcio è il comun denominatore degli ultimi libri pubblicati dall’abruzzese Remo Rapino, già premio Campiello 2020, e di recente tornato in libreria con un racconto lungo per Tetra edizioni, Valdés (qui l’articolo), e con una raccolta di racconti per Minimum Fax, Fubbàll. Nulla di legato alla cronaca, semmai all’idea di un calcio d’altri tempi, più romantico, meno contaminato dalla globalizzazione a ogni livello.

Modelli sudamericani

E con alcuni modelli, specie per Valdés, abbastanza evidenti, debiti che lo stesso Remo Rapino non fa fatica ad ammettere, anzi. «L’amore per la letteratura sudamericana – sottolinea – è una radice profonda all’origine di questo racconto. Alcuni esponenti di quella letteratura hanno scritto di calcio per parlare di altro, in molti casi era un’occasione per aggirare la censura e parlare di libertà, in altri termini. Autori come Soriano, Galeano e Skarmeta sono a pieno titolo in questa linea letteraria. Attraverso la storia di questo personaggio, prima giovane, poi calciatore famoso ho provato a raccontare la storia di un popolo e di un dramma, poi diventato mondiale, dramma di un’intera generazione, il golpe di Pinochet. Da lontano arrivavano queste notizie terribili, sulle torture, sulle fucilazioni…». Attraverso il mondo del pallone la politica ha cercato consenso e ha pesantemente indirizzato il corso di certi eventi (dal fascismo in Italia all’Argentina dei colonnelli nel 1978, dal Cile a, in anni più recenti, Russia, Cina e Arabia Saudita). «Certa politica e certo calcio – osserva Remo Rapino – vanno a braccetto. Non solo nei paesi autoritari, ma larvatamente anche in quelli democratici accadono cose del genere».

Nostalgie

«Fubbàll nasce da una serie di nostalgie rispetto al calcio di una volta – spiega Remo Rapino, a proposito del libro di racconti, dodici, dal numero 1 all’11, più un altro, dedicato all’allenatore – e dalle critiche ironiche rivolte alla deformazioni del calcio attuale. C’è una dialettica fra realtà e immaginazione, racconto storie che sono simil vere…».

Qui la nostra videointervista integrale, buona visione

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