De Silva, l’irripetibilità di un amore irreparabilmente estinto

La fine di una relazione è al centro de “I titoli di coda di una vita insieme” di Diego De Silva. Due coniugi al capolinea raccontati con qualche intellettualismo di maniera, ma con lo sforzo di sottolineare comunque l’unicità di un rapporto d’amore

Pretenzioso, sicuramente. I titoli di coda di una vita insieme (248 pagine, 19 euro), di Diego De Silva, edito da Einaudi, è proprio questo. Un libro audace, indagatore, coraggioso nell’affrontare uno dei temi più scabrosi e controversi che ci siano: la fine di una relazione d’amore tra due persone adulte. Lo scrittore napoletano si muove in punta di fioretto nel racconto a due voci di Fosco e Alice, la cui vita coniugale è descritta, oramai e purtroppo, al proprio capolinea.

Senza individuare le colpe

De Silva si destreggia con grande naturalezza e in modo empatico, senza essere assillato dalla necessità di individuare, a tutti i costi, colpe e responsabilità, cause e conseguenze. La genesi alla base della rottura non pare interessargli: il perché dell’irreversibilità del conflitto non è dato di saperlo. E, forse, questo è un primo punto di disturbo per il lettore. Più che ad una storia, infatti, sembra di assistere al semplice dramma di due coniugi disorientati, indecisi, lontani, eppure così terribilmente vicini. I dialoghi, troppo spesso didascalici, rendono eccessivamente artefatta la struttura della narrazione che, in alcuni passaggi, perde di intensità, lambiccandosi in divagazioni non sempre funzionali a quanto si vuole raccontare. L’atteggiamento aggressivo-passivo del marito, poi, enfatizza quel fastidio che si prova in alcune pagine, molte delle quali, comunque, si distinguono per un pathos e per una delicatezza di tutto rispetto.

Preservare la bellezza

Al netto di taluni intellettualismi di maniera che caratterizzano, in negativo, i due personaggi – il cui figlio è incredibilmente lasciato sullo sfondo nella cornice della separazione – rimane lodevole lo sforzo di De Silva nel voler preservare la bellezza, la dignità e l’unicità di un rapporto d’amore, per quanto consunto, dai cinici e freddi ingranaggi giuridici di un divorzio, in cui le parole usate tutto esprimono, fuorché il concetto più importante: l’irripetibilità di un amore irreparabilmente estinto.

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