Audace e immaginario memoir di Françoise Sagan è “Le piace Proust?” firmato da Isabella Cesarini, con uno scritto di Pasquale Panella. La storia di una donna di immenso talento, dei suoi amori e dei suoi dolori, intrecciando riflessioni e pezzi di vita
Da un mito della letteratura a un altro. Dalla forma saggistica al romanzo, o meglio a una biografia romanzata, ma non certo una come tante, piuttosto una grande avventura umana e intellettuale. Avevamo lasciato Isabella Cesarini qualche anno fa come autrice di un libro (ne abbiamo scritto qui) che era un corpo a corpo con una scrittrice stupefacente dall’anima debordante, Clarice Lispector. La ritroviamo con una nuova pubblicazione, alle prese con un altro nome di grande fascino e rango letterario, ovvero Françoise Sagan, proustiana per antonomasia, a cominciare dallo pseudonimo che scelse. Era la ragazzina prodigio delle lettere francesi, che aveva conquistato gloria e denaro nel 1954, diciottenne, al primo tentativo, quando deflagrò Bonjuour tristesse, lodato perfino da François Mauriac; in questa bella prova narrativa, però è alla fine della corsa, dopo anni tristi, fra alcool, droghe, malattie, ristrettezze economiche.
Guardo le cose dai miei ammaccati sessantotto anni…
Le piace Proust? (136 pagine, 16 euro) è un immaginario memoir, dunque in prima persona, di Françoise Sagan. Esperimento audace ma dagli esiti molto interessanti e, in molti sprazzi, non distante dalla verosimiglianza, per la conoscenza che Isabella Cesarini dimostra di avere dell’autrice di Bonjour tristesse, della sua opera e delle sue irripetibili vicissitudini personali, amori, amicizie, dolori, perdite.
Quanti sfioramenti annegati nelle acque carnivore della noncuranza. Manchiamo un amore perché nell’istante perfetto in cui i nostri occhi dovrebbero atterrare sullo sguardo di un’altra creatura, all’improvviso vengono presti al capestro dalla stretta di una distrazione.
La Francia ingrata
La nuova opera dell’eclettica Isabella Cesarani nasce sotto le insegne di 96, Rue de-La-Fontaine edizioni – l’indirizzo parigino della casa in cui nacque Marcel Proust – una di quelle sigle indipendenti che magari hanno pochi mezzi, ma tante idee e scommettono sugli autori. Una realtà che si sposa decisamente con l’anima di questo libro che, in diciotto piccoli e intensi capitoli, dà conto di una donna, del suo talento, dei suoi amori, per uomini e per donne, dell’ingratitudine della Francia che nel tempo mostrò di essere interessata morbosamente alla vita privata di Françoise Sagan, più che a quello che aveva da scrivere o da dire. «Jacques (Chazot, ballerino e devoto amico, ndr), oltre all’amicizia della notte, mi ha insegnato a fronteggiare le critiche. All’inizio mi annientavano, mi toglievano quel poco di sonno che riuscivo a governare, mi infilzavano la pancia come tanti piccoli aghi tirati da un arco…»
L’incontro onirico con Celine
L’andamento del volume è felicemente ondivago, intreccia pensieri e riflessioni a rievocazioni di pezzi di vita: passioni, lotte, eccessi, Françoise Sagan nulla omette in questo personalissimo redde rationem. Battaglie culturali, vizi, sofferenze, amicizie, omaggi, a cominciare da quello dell’autore della Recherche.
… Proust mi educo alla letteratura, alla vita nella letteratura, e interrò in me i germogli di una pianta chiamata umiltà. […] Lo scrittore dovrebbe praticare l’umiltà e ricusare la modestia poiché il foglio domanda impudenza, audacia, rischio.
È un salice piangente la modestia. È una quercia secolare l’umiltà.
È una lunga storia di incontri la vita di Françoise Sagan che salta fuori da queste pagine, incontri più veri del vero, alcuni, e altri no. Come quello immaginario e onirico con Celine (che non amava lei, né Sartre, né Proust), poche preziose pagine che raccontano due mondi distanti ma, per qualche verso invisibile, forse contigui, uno dei momenti più alti e lirici del volume, che va scoperto in ogni suo angolo, a cominciare dalle prime pagine introduttive, firmate da Pasquale Panella, poeta e paroliere.
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