La scrittura corrosiva e prorompente di Philip Roth torna nella nuova edizione di “Portnoy”. Ed è di nuovo scalpore e successo, anche grazie alla traduzione di Matteo Codignola che regala freschezza e rinnovata attualità, tenendo come un tempo avvinti alla pagina
Ogni volta che Philip Roth torna in libreria fa scalpore, e storia, anche dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2018 a 85 anni. Così è infatti stato anche quest’anno all’uscita, presso Adelphi, di Portnoy (283 pagine, 20 euro) nella traduzione di Matteo Codignola.
Monologo pruriginoso
Il romanzo, titolo originale Portnoy’s Complaint, il quarto edito in gioventù da Roth, fece già scalpore alla sua prima uscita, nel lontano 1969, per la veemenza, l’irruenza, la trasgressività del contenuto: il monologo irriverente e pruriginoso di Alexander Portnoy, in cui l’autore affrontava con schiettezza al limite della decenza, secondo i detrattori, e prorompente ironia, a detta di quanti e quante lo amarono immediatamente, temi quali sessualità e onanismo, religione e religiosità, ebraismo e antisemitismo, ricerca dell’identità, costrizioni e conflitti familiari. Il successo fu immediato negli Stati Uniti e nel resto del mondo, dove le traduzioni si successero senza soluzione di continuità.
Una nuova vita
Da allora, generazioni di lettrici e lettori hanno conosciuto e iniziato ad amare Roth grazie al suo lamento e ad Alexander Portnoy, suo alter ego letterario, che sconsacrando e fissando sulla pagina molti tabù, lo consacrarono nell’Olimpo della letteratura americana del Novecento e non solo. In Italia Lamento di Portnoy fu pubblicato da Bompiani nel 1970; nell’89 fu Mondadori a darlo alle stampe, nel 2000 lo editò Einaudi, che fino a marzo dello scorso anno ha detenuto i diritti per la pubblicazione di tutte le opere di Roth nel Paese, da quel momento acquisiti da Adelphi per una cifra che si aggira attorno al milione di euro — considerevole, ma non spropositata vista la fama di Roth e il valore della sua opera letteraria.
Il dibattito
A un anno esatto di distanza Adelphi ha inaugurato la riedizione dell’intera produzione rothiana, dando appunto alle stampe il romanzo con il titolo Portnoy, scelta editoriale, suffragata dal traduttore, Matteo Codignola, in ragione del fatto che sarebbe limitante tradurre il termine “complaint” con “compianto”, in quanto in inglese e americano il termine ha almeno quattro differenti significati: lirica in onore di un amore infelice; uno specifico disturbo della personalità; una citazione in giudizio; infine, appunto, lamento.
È quasi superfluo dire che, proprio come accadde alla prima uscita del romanzo, il dibattito si è istantaneamente acceso ed è stato piuttosto rovente, dividendo critica e lettori in due schiere, pro o contro tale scelta.
Al di là delle motivazioni, indubbiamente la nuova edizione ha suscitato scalpore e interesse, avvicinando nuovi e affezionati lettori di Roth al romanzo che, in questa nuova traduzione, acquista freschezza e rinnovata attualità, tenendo proprio come un tempo avvinti alla pagina. È la forza del complaint di Alex Portnoy e della scrittura prorompente, straordinaria e corrosiva di Philip Roth.
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