“Il mantello di Rut” di Paolo Rodari porta il lettore nella Roma occupata dai nazisti, dove l’incontro fra una giovane vedova ebrea e un sacerdote cattolico cambia tutto nelle loro vite. Una vicenda di fantasia che si innesta su avvenimenti realmente accaduti, come l’opera di un sacerdote e di alcune suore per salvare venti bambine ebree dai rastrellamenti dei tedeschi. Un bellissimo romanzo, sul coraggio, sull’amore impossibile e su quello più vero di tutti, quello a cui si rinuncia, perché l’altro sia felice o possa solo salvarsi. Una nuova puntata di Area 22, la nostra rubrica dedicata alla cultura e alla letteratura ebraica (qui tutti gli articoli precedenti)
Giornalista – ha fatto a lungo il vaticanista – e saggista ormai di lungo corso, con la sua prima prova di narrativa, Paolo Rodari trova una storia struggente e splendida e le parole giuste per raccontarla. E scrive così uno dei romanzi più belli dell’anno. Il mantello di Rut (135 pagine, 16 euro), pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli, ha un antefatto storico, si ispira, in buona parte, ad avvenimenti realmente accaduti, su cui è innestata una vicenda di fantasia.
Luci e tenebre nella Roma occupata
I rastrellamenti dei soldati tedeschi a Roma, fra il settembre 1943 e il giugno 1944, assottigliarono brutalmente la comunità ebraica capitolina, quasi azzerandola, ma non toccarono venti bambine ebree, salvate, mimetizzate tra alcune orfanelle, nascoste in un paio di stanze segrete sotto la cupola della chiesa della Madonna dei Monti, protette dal parroco e dalle suore di un adiacente collegio. Una delle storie virtuose nella Roma della seconda guerra mondiale, dove pesava il silenzio del Vaticano e di papa Pio XII, ma dove donne e uomini di chiesa si batterono per il prossimo, qualsiasi fede professasse. Non è però solo un romanzo storico (e sull’antisemitismo di radice cristiana) quello che spassionatamente consigliamo su questo angolo del web. È un romanzo, quello di Paolo Rodari, sul destino e sul libero arbitrio, di riflessioni filosofico-teologiche, ma ancor più sulla libertà («Il Vangelo è una proposta di vita, non regole da imporre»), sul coraggio e sull’eterno rimpianto, sull’amore impossibile e su quello più vero di tutti, quello a cui si rinuncia, quello che si sacrifica perché l’amato o l’amata sia felice, o possa solo salvarsi, o anche solo sperare di salvarsi.
La fede tentennante e il mantello
… e io sarei rimasto solo ai Monti da solo, come se nulla fosse accaduto, come se i nove mesi dell’occupazione di Roma non fossero stati anche, paradossalmente, il tempo della speranza in una vita nuova, illuminata da un amore che non avrei mai immaginato di provare.
È un anziano prete, padre Remo Sarandrea, parroco della chiesa della Madonna dei Monti durante la seconda guerra mondiale, a scrivere una lunghissima lettera ad Aida, una delle bimbe ebree che decenni prima aveva contribuito a salvare. Allora giovane sacerdote, padre Remo, con una vocazione in cui s’arrovella («La mia fede è sempre stata tentennante: a ondate di positività ne sono subentrate altre di sconforto e incertezza») ma tutt’altro che salda – uno di quei figli di famiglie numerosi che finivano in seminario per studiare e per… mangiare – il prete aveva conosciuto l’ebrea Rachele Della Seta, giovane vedova per la morte improvvisa del marito Mario, e padre di Aida. I correligionari di Rachele speravano che come la biblica Rut trovasse un nuovo marito, qualcuno che stendesse il suo mantello su di lei, così da chiederla in moglie. Un breve silenzioso incontro cambia tutto. Qualche sguardo e un breve scambio verbale regalano euforia.
Si era fatta avanti una promessa di eternità, anche se non sapevo quale nome darle.
Per amore di una donna
Nei giorni più bui per gli ebrei romani, fra ricatti e minacce dei nazisti, e serpi in seno come i delatori, la vita di padre Remo può cambiare, grazie all’amore per una donna. La situazione, però, precipita, come è noto il 16 ottobre 1943, quando i nazisti catturano e deportano la stragrande maggioranza degli ebrei romani. E il romanzo, nel suo andamento semplice e nella sua prosa quieta, si riempie di passioni, emozioni, paure, sfide, scelte. Il mistero della fede e quello dell’amore quasi si fondono. Travagli e moti dell’anima sono tratteggiati con grande delicatezza da Paolo Rodari, con una prosa calibrata, in cui ogni vocabolo è al posto giusto e in cui il finale commovente è indimenticabile. Consigliatissimo.
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