Donata Maria Biase e la paziente attesa della verità

«Ragazza mia, non rendermi tutto più difficile. Siediti, fai un bel respiro e ascolta»: così Emma Valente si prepara al peggio, senza sapere che sarà la verità a salvarla. In un romanzo, “Fai un bel respiro e ascolta”, che intreccia una scoperta dopo l’altra, Donata Maria Biase esplora con delicatezza i vissuti femminili dando voce non solo alle donne, ma anche a chi ne eredita le ferite e la forza

Fai un bel respiro e ascolta affronta le conseguenze terribili e silenziose di un femminicidio sulla vita di una figlia. Edito da Baldini+Castoldi (256 pagine, 18 euro), è il secondo romanzo della scrittrice lucana Donata Maria Biase, che torna in libreria dopo il successo di Giallo Narciso, edito da Cairo nel 2021.

Venticinque anni: una grande promessa per una grande verità

La protagonista e di questa storia è Emma Valente, una giovane che incarna la complessità e la profondità dell’identità femminile contemporanea. Cresciuta con la nonna Ada, Emma è vittima di un’inquietudine latente che la accompagna fin da piccola, e che trasmette appieno al lettore attraverso la sua voce viva in qualità di narratrice del romanzo.

Quando la malattia di Ada innesca una catena di rivelazioni, Emma scopre che dietro la versione ufficiale della morte dei genitori si cela una tragedia indicibile: la madre è stata vittima di femminicidio per mano dell’uomo che lei era solita chiamare affettuosamente papà. Così, traumi, silenzi e verità negate emergono come echi di una violenza remota, ancora viva nelle pieghe del presente.

Cominciai a inveire contro il colpevole di tutto quel dolore: «Non ti permettere mai più di chiamare quell’uomo tuo padre. È un mostro!».

Eppure, Emma non si lascia travolgere dalla disperazione ma sceglie di affrontare il passato e di ricostruire se stessa. Attraverso lo studio dell’arte – che nel romanzo diventa linguaggio di resistenza e rinascita –, la giovane ritrova una nuova forma di libertà. La pittura rappresenta per lei non solo vocazione ma anche guarigione, un modo per rimettere insieme i pezzi del proprio vissuto e trasformarli in bellezza.

È in questo cammino di riscoperta che Emma incontra Matteo, figura luminosa che irrompe nella sua vita in un incontro descritto con tono quasi onirico, come a voler risarcire la protagonista delle violenze subite con la dolcezza di un amore libero e puro.

I due, giovani e innamorati, daranno alla luce Luca, un tenero e curioso bambino che non tarderà a mettere la protagonista dinanzi alla ricerca della verità. Il dialogo tra Emma e suo figlio, da cui il romanzo prende avvio, costituisce una potente cornice narrativa. Luca, ormai adolescente, è alla ricerca delle proprie radici.

Emma promette di raccontargli tutto nel giorno del suo venticinquesimo compleanno, momento che diventerà così simbolo del tempo necessario per elaborare, capire, scegliere quando e come dire. Quella di Emma è paura, sì; ma anche cura.

Da quel giorno anche Luca mantenne la sua parola e non fece più alcun cenno al passato. Avevamo deciso entrambi di rispettare l’accordo e attendemmo tacitamente per anni il nostro appuntamento.

Un dolore profondo in parole quiete

Il merito di Donata Maria Biase è quello di trattare temi profondi come il lutto, la violenza, il trauma ereditato e la depressione con una sobrietà formale che conferisce autenticità alla vicenda. Le scelte stilistiche, segnate da capitoli brevi e un’esposizione chiara, guidano il lettore in un viaggio emotivo intenso ma accessibile, che non appesantisce ma invita alla riflessione. Biase non indulge nella spettacolarizzazione del dolore. Al contrario, delinea con rispetto e misura l’effetto a lungo termine del femminicidio sulle generazioni successive, mettendo al centro il potere del non detto e il peso delle parole custodite.

Anche i dialoghi, pur nella loro linearità, svolgono un ruolo preciso: sono ponte tra generazioni, spazio di confronto tra dolore e rinascita. La voce dell’autrice si fonde così con quelle dei personaggi, creando una coralità che esprime un’urgenza collettiva di guarigione.

Kintsugi dell’anima: guarigione, consapevolezza, reinvenzione

Fai un bel respiro e ascolta si distingue per un messaggio etico chiaro e potente: la sofferenza non è una condanna, ma può diventare occasione di consapevolezza. In un panorama narrativo sempre più attento alle voci femminili, Donata Maria Biase scrive una storia di possibilità in cui le donne – e chi le accompagna – trovano nuovi modi di esistere e di raccontarsi.

Alla fine del romanzo ciò che resta non è la frattura, ma la ricomposizione. Il percorso di Emma e di chi le sta accanto somiglia a un kintsugi dell’anima: come nell’arte giapponese che consiste nel riparare oggetti in ceramica con polvere d’oro, anche nella vita la crepa non si nasconde; al contrario, la si sottolinea riempiendola d’oro.

Volli credere che mia madre, per la seconda volta, mi avesse fatto il dono prezioso della vita.

E proprio in quella fragile bellezza ricostruita l’autrice ci consegna un messaggio profondo: le storie spezzate possono trovare una nuova forma; forse imperfetta, ma irrimediabilmente vera.

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