Area 22. Nikitin e il pugile ebraico che sfida la storia

Romanzo familiare, di guerra e di spionaggio, con un occhio di riguardo per la tradizione yiddish. “Di fronte al fuoco” di Aleksej Nikitin, ucraino che scrive in russo ma è saldo sul fronte anti-Putin, ha il passo di un classico. Il destino del protagonista – partigiano, soldato, prigioniero e agente segreto – è avvolto nel mistero. L’autore ha avuto accesso ad archivi non più segreti dell’epoca sovietica e ha evocato un’Ucraina e una cultura ebraica strette nella morsa di Hitler e Stalin. Un nuovo appuntamento con Area 22, la nostra rubrica mensile (qui tutte le puntate) sulla cultura e sulla letteratura ebraica

Cosa ci si aspetta da un fisico di grande esperienza, ucraino di lingua russa? Un romanzo? La risposta più normale sarebbe no, ma diventa sì se il fisico in questione si chiama Aleksej Nikitin, che da un quarto di secolo ormai si dedica alla scrittura con esiti notevoli. Nato nel 1967, il russofono Nikitin è al terzo volume tradotto in Italia dalla casa editrice Voland, sempre grazie alla firma di Laura Pagliara: Di fronte al fuoco (660 pagine, 25 euro) non può passare inosservato, bisogna cercarlo, in libreria oppure on line, e divorarlo. Corposo, classico, complesso. Un libro illuminante sul passato e sul presente, protagonista un pugile ucraino, cresciuto in una famiglia di ebrei ortodossi, che si sente russo. Un romanzo di guerra, che ne contiene anche uno di spionaggio, e che ha anche un debito nei confronti della tradizione yiddish, della cultura ebraica spazzata via dall’Ucraina, assieme alla convivenza di varie civiltà, per mano di nazismo e comunismo: un’epica epopea che non a caso ha vinto, in Ucraina, il premio Sholem Aleichem, primeggiando in una rosa di dodici candidati.

Un vortice narrativo

Fisico di formazione Aleksej Nikitin – o forse sarebbe meglio dire Oleksii Nikitin, in versione ucraina – ha alle spalle più di una vita, nato quando ancora esisteva l’Urss è stato militare di leva dell’Armata Rossa in Afghanistan, ha collaborato alla realizzazione del “sarcofago” della centrale nucleare di Chernobyl, ha lavorato come giornalista (in curriculum anche la collaborazione con un quotidiano italiano, L’Unità) e non ha esitato a esporsi in prima persona contro Putin e la sua propaganda, fin dagli albori dell’invasione russa, ormai iniziata più di tre anni fa, con più di un appello agli intellettuali e ai politici di tutto il mondo. Di fronte al fuoco, scritto in russo, è stato pubblicato in Ucraina nel 2021 e, attraverso la storia di un uomo tutt’altro che insignificante, di una coppia e di una famiglia, prova a raccontare la storia di un popolo. Di fronte al fuoco sembra un classico per la capacità di catturare il lettore in un vortice narrativo, per l’excursus familiare (in un nucleo in cui convivono l’esperienza propriamente ucraina e quella ebraica, con cortocircuiti di stili di vita e tradizioni) che abbraccia, per i documenti a cui fa riferimento (l’autore ha consultato gli archivi del Commissariato del popolo per gli affari interni, noto come Nkvd, la cui eredità sarebbe stata poi raccolta dal Kgb), per il personaggio realmente esistito a cui regala anche una preziosa vita romanzesca.

Rabbini, donne e soldati

Il’ja Gol’dinov, campione di pugilato, partigiano anti-nazista, poi soldato dell’esercito sovietico e ancora prigioniero in un campo di concentramento tedesco e agente segreto nella Kiev occupata dai nazisti nel 1942, ma poi stretta anche nella morsa di Stalin. Il’ja Gol’dinov si prende indubbiamente la scena, anche quando il suo destino sembra essere avvolto dal mistero, ma non mancano figure felicemente caratterizzate, rabbini («Siamo sopravvissuti solo perché raccontiamo tutto ciò che ricordiamo», predica Reb Nahumè), donne (a cominciare da Feliksa, moglie di Il’ja), soldati, gente comunissima, ma che si muove in un mondo scosso dalla storia, tra persecuzioni e fughe, separazioni e vendette. L’Ucraina evocata nel cuore del Novecento non sembra così distante dalla terra che oggi è accerchiata, vilipesa, umiliata. E questo pugile che sfida la storia, che si getta con coraggio nei gorghi della vita, che vive tormenti interiori, ma non si tira indietro mai, è un “fratello” che tutti dovremmo guardare con ammirazione…

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