Un andamento implacabile della prosa e silenzi che straziano nei dieci racconti de “Il grande buio” di Enrico Macioci, uno dei migliori scrittori italiani in circolazione. Tra immagini crudeli, tensioni indecifrabili e insidie della normalità, le storie di “mostri” ordinari, che lasciano sgomenti…
Terre di Mezzo, Indiana e poi Mondadori, poi Sem, TerraRossa e adesso Neo edizioni. Un percorso che non deve ingannare. È possibile dire che, affermatosi in seno a sigle minori, giunto e allontanatosi dall’editoria dei pesi massimi e da Milano, tornato ad abbracciare le realtà indipendenti, geograficamente periferiche, Enrico Macioci, uno dei più bravi scrittori italiani in circolazione, abbia fatto un salto di qualità. Tornando a riscrivere un suo romanzo, per esempio, cioè pubblicando L’estate breve (ne abbiamo scritto qui), e adesso sciorinando una raccolta di racconti che sta proprio bene nel catalogo di Neo edizioni che, negli ultimi tempi, sempre più non disdegna mistero, cupo e perturbante, e una decisa lontananza dal convenzionale, una sterzata davanti all’ordinario e al quotidiano, in favore dell’insondabile.
Un rassegnato e malinconico ispettore
Gobbi ha l’impressione che il grande buio, un buio ben più esteso della notte che cala su di loro, li circondi. Col grande buio non si scherza. È come avvicinarsi a un fuoco.
Il grande buio (200 pagine, 17 euro) esalta la misura del racconto breve, spesso dagli epiloghi insoluti e con qualche personaggio ricorrente (su tutti il malinconico, dubbioso, rassegnato e lucido ispettore Pietro Gobbi): soluzioni che possono disorientare, forse in qualche modo anche trasmettere ansia e inquietudine, tensioni indecifrabili e paure affascinanti, solo accennando, lasciando intendere spazi, tempi, azioni e sensazioni. Le insidie della normalità e della quotidianità fanno capolino in queste pagine di Enrico Macioci, tra apocalittiche assemblee di condominio, omicidi e indagini, violenze e manipolazioni, desideri e fughe, insonnie e dubbi, chiacchiere al bar e risvegli improvvisi (mentre qualcuno di notte gioca a tennis…).
Lo choc di immagini crudeli
La verità è una chimera e la fede è un salto, ma non sappiamo se dall’altra parte troveremo un appiglio.
Regala frasi così, il cinquantenne Enrico Macioci, che cuce i suoi racconti con stile e con un andamento implacabile, con grandissime capacità descrittive. Silenzi che straziano e abissi di solitudine prendono vita attraverso personaggi riconoscibilissimi, in cui tanti possono identificarsi, eppure inafferrabili, “mostri” che lasciano sgomenti nella semplicità e nell’ordinarietà che all’apparenza li circonda, e che fanno i conti con l’ignoto, con l’oscurità, con il surreale talvolta. Non manca lo choc di alcune immagini crudeli, ma forse è solo perché il mondo come lo conoscevamo fino a qualche decennio fa è finito in soffitta, sostituito da un mondo in disarmo, sconfitto, corrotto, inspiegabile, senza futuro.
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