Dopo il successo di “Ferrovie del Messico”, Gian Marco Griffi è tornato in libreria con “Digressione”, altro “mattone” che esplora gli stessi territori narrativi (e in cui tornano anche alcuni personaggi) dell’esordio nel romanzo. Il prossimo passo? Un cambio di passo, come spiega in questa intervista. “Sto scrivendo, ma a modo mio, un romanzetto noir…”
«Un romanzetto noir, sui generis». Ma non smilzo, lentamente cresce e sta raggiungendo la mole dei due riconoscibilissimi e mastodontici libri con cui Gian Marco Griffi si è imposto sulla scena letteraria nazionale. Dopo Ferrovie del Messico (Laurana) e Digressione (Einaudi), l’astigiano Griffi esplora nuovi territori, come spiega in questa videointervista, realizzata a Genova, nella libreria Giunti al Punto di Galleria Mazzini. C’è voglia di, chiamiamolo così, un nuovo patto con i lettori? «Sto appunto scrivendo questo romanzetto noir, come l’ho sottotitolato, e per la prima volta – osserva – mi sono cimentato con una specie di storia di genere, anche se poi naturalmente è è un romanzetto noir abbastanza sui generis, un mio genere di noir e quindi sarà un po’ diverso rispetto ai romanzi che ho scritto finora, sarà sicuramente un tentativo diverso, speriamo bene. Mi sta divertendo tantissimo scriverlo. Speriamo di finirlo».
Tra Ferrovie del Messico a Digressione non mancano analogie e differenze. Gian Marco Griffi le sintetizza, spiegando anche quel che scrive e come lo scrive. «L’ironia e il fatto di provare a far ridere il lettore in un certo modo. Questa è una delle dimensioni che sono sono rimaste uguali, fra i due romanzi. Digressione è un romanzo un po’ più maturo, leggermente più complesso sotto vari punti di vista, meno fiabesco, si scava un po’ più nella parte oscura delle delle persone, dei personaggi. Questa forse una differenza sostanziale. Se la digressione, in generale, è un metodo o un atto di libertà? Entrambe le cose. Sicuramente è un metodo e sicuramente anche un grande atto di libertà».
Qui la videointervista integrale, buona visione

