Elsa Morante, le foto di una traiettoria di mistero ed eccellenza

“Album Morante” è un preziosissimo volume con foto inedite o rare di Elsa Morante. Il progetto inizialmente era stato affidato a Patrizia Cavalli, ma è stato realizzato dal curatore Emanuele Dattilo. Non un libro commemorativo, ma un’indagine per immagini, intese non come reliquie…

Le vite non sono trame di romanzi. Eppure trattarle e raccontarle così è una trappola ricorrente quando si sceglie di raccontare chi ha speso l’esistenza a costruire mondi sulla pagina. Si parte dall’inizio, si allineano le date, si concatenano le cause agli effetti e si consegna al lettore una sequenza ordinata che porta dritta verso il punto finale. Il cinema ha mostrato un’altra strada. Fermando il movimento e puntando il fuoco sulla pura presenza, la macchina da presa sa restituire ciò che la cronologia distrugge: un’atmosfera, una piega del volto, un modo di stare nel tempo che prescinde dai fatti compiuti. Il saggio Album Morante (208 pagine, 52 euro), pubblicato da Einaudi, con la curatela di Emanuele Dattilo, sceglie di muoversi su questo margine sottile. Non costruisce un monumento commemorativo né una biografia lineare; si propone come un dispositivo ottico per guardare una traiettoria umana, una traiettoria di mistero ed eccellenza.

Inquadratura, non biografia

All’indomani della scomparsa di Elsa Morante, l’idea di raccogliere le immagini sparse nella casa di via dell’Oca viene affidata a Patrizia Cavalli. Il materiale c’è, ma il lavoro si arena per anni, per una specie di resa dei conti con l’impossibile: il tentativo di utilizzare quelle immagini non per documentare, ma per strappare l’amica alla fine della vita. Un’impresa simile era destinata a bloccarsi. Quando il testimone passa a Emanuele Dattilo, la prospettiva cambia forma, la biografia cede il passo all’inquadratura.

Non chi, come

L’indagine rinuncia a chiedere chi sia stata Elsa Morante – quesito che presuppone un’identità definita e una maschera precisa – per domandarsi come fosse. Si passa dal valore del documento all’evidenza della modalità di apparizione. Le fotografie, molte inedite o rare, smettono di funzionare come reliquie su cui esercitare la nostalgia e diventano forme d’atto. L’intervento di Emanuele Dattilo somiglia a quello di chi rimette in ordine un materiale visivo per lasciar emergere la qualità di una presenza, per isolare un modo di essere che continua a funzionare sulla pagina e fuori dalla pagina.

Una distanza irriducibile

Nello spazio di questo volume, le presenze storiche e gli affetti quotidiani – gli amori, gli amici, i gatti, gli scialli – convivono con una schiera di ombre: Spinoza, Simone Weil, Rembrandt, Mozart, Vermeer, Buddha. Per Morante, la realtà non si è mai esaurita nella porzione visibile occupata dai viventi; privarla del dialogo con i morti avrebbe significato mutilarla. Molti dei viventi, poi, non erano un granché. Attraversando gli ambienti intellettuali della borghesia romana (un mondo spesso venato da un cinismo distaccato e conformista) Elsa Morante porta con sé il peso di un’estraneità profonda, alimentata da ferite familiari e da un’acuta sensibilità per le dinamiche di esclusione. Nelle foto di gruppo, nelle cenacoli e nei salotti, l’immagine restituisce una figura presente ma mai del tutto assimilata. C’è una distanza irriducibile, una percezione costante di non appartenenza che diventerà poi il nucleo del suo sguardo sui vinti e sugli esclusi.

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