Jamaica Kincaid nel cuore del suo cosmo letterario

All’origine di “Passeggiata sull’Himalaya” di Jamaica Kincaid c’è la passione per le piante e un viaggio sulle colline pedemontane della catena montuosa in compagnia di tre botanici. Un libro fra strapiombi vertiginosi che aiuta ad aprire la mente…

Non di rado in letteratura la passione per i giardini è diventata il seme dal quale sono germogliate diverse opere. Lo è stato, per citare un precedente celebre, per Virginia Woolf, ideatrice e realizzatrice, insieme al marito Leonard, del parco verde di Monk’s House, e lo è stato anche per la scrittrice Jamaica Kincaid, che alla passione per piante e fiori ha dedicato il piccolo volume Passeggiata sull’Himalaya (211 pagine, 14 euro) uscito nel 2025 per i tipi di Adelphi edizioni. L’autrice del celebre Autobiografia su mia madre incontrò il suo primo giardino, quello dell’Eden, leggendo la Bibbia da piccola («La mia ossessione per il giardino e quanto vi accade è cominciata prima che avessi familiarità con quell’entità chiamata coscienza» scrive la Kincaid) cercando poi di riprodurlo, con cura e passione, nella sua casa in Vermont.

Fra sanguisughe e maoisti

Nel 2002 l’autrice intraprese un viaggio sulle colline pedemontane dell’Himalaya in compagnia di tre botanici, alla ricerca di una flora selvatica e misteriosa, come avevano fatto, ad esempio, i botanici al seguito del Capitano Cook nel XVIII secolo. Furono, per la Kincaid, tre settimane di faticoso cammino fra paesaggi sempre mutevoli, di una bellezza disarmante e spaventosa, percorsi a fianco di strapiombi vertiginosi e di corsi d’acqua impetuosi, tra sbalzi di temperature, sanguisughe voraci e maoisti sempre in agguato, mai indulgenti con viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti.

Il passo tenace, incurante della fatica

Il passo tenace della Kincaid, il suo procedere, giorno dopo giorno, incurante della fatica, alla ricerca di fiori dalle fogge straordinarie, corrisponde al passo della sua prosa, di una “spontaneità sontuosa” come ebbe a dire Susan Sontag, definendo, in modo calzante, lo stile della scrittrice. Oltre che un racconto di viaggio, Passeggiata sull’Himalaya (ne abbiamo scritto anche qui) ci dà la possibilità di aprire i polmoni e spalancare la mente, seguendo la scalata della Kincaid verso vette vertiginose, oltre gli ottomila metri, e nel cuore profondo del suo cosmo letterario. «…Fare di questa esperienza un libro che ora scrivo per me stessa» dice l’autrice »ma è molto difficile, poiché ogni parola che metto nel libro è una parola dalla quale ho dovuto separarmi. Non volevo separarmi da nulla, parola o esperienza, che ho vissuto mentre camminavo per le colline pedemontane dell’Himalaya in Nepal tra i suoi fiori. Il libro che sto scrivendo e quindi leggendo, ben presto mi sarà tolto».

Guarda il video di Carmela Scotti, disponibile anche sulla sua pagina Instagram (clicca qui)

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