Enrique Vila-Matas, ogni verità ha una struttura di finzione

Brevi racconti inizialmente apparsi sulla carta stampata compongono “Semi-finzioni” di Enrique Vila-Matas, un manuale in miniatura del metodo dello scrittore, che si muove fra realtà e irrealtà, fra cronaca, invenzione e saggio…

Se una giovanissima casa indipendente, nell’anno del Signore 2026, si presenta con un libro di Enrique Vila-Matas come prima pubblicazione, bisognerà tenerla d’occhio. Le edizioni Thais sono appena nate e sembra proprio all’insegna della qualità, dell’ambizione, di scelte lontane da sciapi giallini e famiglie disfunzionali. Pezzo forte del catalogo Feltrinelli, fuggevolmente apparso anche presso Sellerio, Voland e Nottetempo, Enrique Vila-Matas è uno scrittore (a cui mi ha introdotto un mio caro amico) che pensa che dopo Flaubert nessuno possa aver fatto meglio scrivendo romanzi realisti. E allora ha ben presto virato altrove: per lui scrivere e vivere si confondono in un unico gesto, il suo universo narrativo attraversa i generi, la sua scrittura è metanarrativa (ma non ricordateglielo) e ironica, e in tutte le sue opere il confine tra realtà e finzione è costantemente sfumato. Il suo più recente volume, che lancia le edizioni Thais nel mare magnum delle librerie è una raccolta di racconti apparsi nel 2013 sul quotidiano El Pais, nel giro di una manciata di giorni, raccolti sotto il titolo programmatico di Semi-finzioni (51 pagine, 12,50 euro, 7,50 euro la versione ePub). Un libro che appare in Italia in virtù della fiducia e del rapporto amichevole fra il grande autore spagnolo e la traduttrice e publisher Annabella Canneddu.

Frammenti enigmatici e sospesi

I cinque frammenti che compongono questo libro sono in grado di comporre l’intera grammatica di uno scrittore. Sono racconti brevi, enigmatici e sospesi, che stazionano fra realtà e irrealtà, con una strada maestra ribadita qua e là: ogni verità ha una struttura di finzione. Accennando di volta in volta a un paranoico produttore televisivo del Minnesota, a un vecchio compagno di scuola dell’autore, che lo mette in crisi sul suo stesso terreno di gioco («gli sembrava, disse, di avere anche lui il diritto a introdurre della falsità nel vero»), e ancora a un presunto spionaggio di massa messo in atto dall’amministrazione statunitense, a una terapia di gruppo per insonni, a un singolare modo di rispondere ai messaggi di posta elettronica.

L’incertezza è onestà

Il tessuto intertestuale è denso di riferimenti, di ossessioni e battute amare, di scrittori famosi (o anche no). La zona è la zona Vila-Matas, che si nutre di saggio, cronaca e invenzione. Il formato giornalistico, che normalmente impone brevità e chiarezza, è messo un po’ a soqquadro, ma fa parte del gioco, d’inventare la realtà e qualcosa che è una sua controfigura. Naturalmente non c’è l’interesse di raccontare per documentare un fatto, piuttosto per mettere alla prova il fatto che la finzione possa somigliare, punto per punto, alla cronaca. Il tono scivola dal comico al confidenziale, dal letterario al puramente personale – valga per tutti, in particolare, l’ultimo racconto, Non leggerò altre email. Come spesso accade, leggendo anche le opere maggiori di Enrique Vila-Matas, domina l’incertezza, che per lo scrittore nato a Barcellona non è certamente un difetto, anzi è la sua condizione più onesta. E allora Semi-finzioni va accolto davvero come un manuale in miniatura del suo intero metodo: tutto (anche pochissimo, anche il più piccolo dei dettagli) concorre a mostrare come la verità non abbia mai smesso di avere la struttura della finzione, e la finzione quella, scomodissima, della verità.

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