“Trilogia della città di K.” è l’indimenticabile capolavoro di Agota Kristof, scritto in un francese crudo, potente, fiabesco. La storia di due gemelli dall’infanzia agli anni della seconda guerra mondiale. Nonostante la durezza della narrazione, emerge sempre una profonda pietas per le vite dilaniate dagli orrori della guerra…
Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.
Inizia così Trilogia della città di K. (392 pagine, 14,50 euro), edito da Einaudi, il celebre romanzo della scrittrice ungherese naturalizzata svizzera Agota Kristof, stampato in oltre trenta Paesi e composto di tre parti: Il grande quaderno, pubblicato separatamente nel 1986, La prova, del 1988 e La terza menzogna, del 1991. Protagonisti sono i due gemelli Lucas e Klaus, lasciati dalla madre alle cure di una nonna incapace di amare, avida e insensibile.
Vicinissimi e poi distanti
Seguiremo poi le loro vicende, e il modificarsi del loro rapporto (da un attaccamento morboso a un freddo distacco) negli anni drammatici della Seconda guerra mondiale. «I due gemelli, indivisibili e intercambiabili quasi avessero un’anima sola, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza» scrive Rosetta Loy, a proposito del romanzo «intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte. Favola nera dove tutto è reso veloce ed essenziale da una scrittura limpida e asciutta che non lascia spazio alle divagazioni. Un avvenimento tira l’altro come se una mano misteriosa e ricca di sensualità li cavasse fuori dal cilindro di un prestigiatore crudele».
Dallo spaesamento alla crudeltà
Ed è proprio lo stile, asciutto, crudo, potente, fiabesco e allo stesso tempo drammaticamente reale, a rendere indimenticabile il romanzo della Kristof, che già a quattro sapeva leggere correttamente e a 14 scriveva le sue prime piece teatrali. Seguendo le vicende dei due gemelli, il lettore si trova stordito da un turbamento che non lascia scampo, seguendo una narrazione serrata che passa dai toni fiabeschi alla violenza della guerra, dallo spaesamento alla crudeltà. Nonostante la durezza della narrazione, emerge sempre una profonda pietas per gli uomini e per le donne, per le loro vite dilaniate e violate dagli orrori della guerra. La volontà, ferrea, di sopravvivere all’accadere delle cose, è affidata alla potenza della scrittura. «Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro» fa dire la Kristof al suo personaggio «Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia».
Guarda il video di Carmela Scotti, disponibile anche sulla sua pagina Instagram (clicca qui)
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