Massimo Maugeri, magia di un incontro (e dei Beatles)

“Quel che facciamo dell’amore” di Massimo Maugeri è un romanzo sull’amore e sulle sue manifestazioni. Attori sulla scena un celebre scrittore italiano e un’avvocatessa statunitense, il loro primo incontro, il caso e le coincidenze. E di mezzo ci sono anche i Fab Four

«Chi si è voluto bene non si lascia mai. C’è sempre, anche se non lo vedi. E tu dirai, io e te ci siamo visti poco, non ci siamo frequentati, e che vuol dire? Non è il quanto, è il come. È il riconoscersi. È l’intensità di un incontro che fa una storia». Chiedo aiuto a Ferzan Ozpetek ed all’intensissimo monologo di Titti nel suo Nuovo Olimpo per iniziare a parlare dell’ultimo lavoro di Massimo Maugeri, tornato in libreria con La Nave di Teseo. Quel che facciamo dell’amore (240 pagine, 20 euro), così si intitola l’ultima fatica del creatore di Cetti Curfino, è un romanzo sull’amore e sulle sue manifestazioni, in verità non sempre chiare e ben comprensibili, che si propone, attraverso una storia originale e certamente efficace, di offrire un contributo all’antico dibattito sul nostro modo di sperimentare un sentimento così complicato e impegnativo.

Lo Strega

Ce lo conferma Giorgio Nisini che, nel candidare il romanzo di Massimo Maugeri al Premio Strega 2026, ha scritto, tra l’altro, che Clive Staples Lewis – sì, proprio lui, l’autore de Le cronache di Narnia, «distingueva a riguardo ben quattro tipologie: affetto, amicizia, eros e carità. A queste forme Maugeri ne aggiunge un’altra: la responsabilità; il che arricchisce il libro di una tensione etica che lo rende pienamente attuale».

L’incontro (casuale?)

Ed è da qui che vorrei partire ponendo, con l’autore, al centro di tutto un incontro; uno di quelli dal destino segnato, senza uno straccio di futuro possibile, che dovrebbe esaurirsi lì, nel giro di qualche ora, e che invece in questa storia animerà un rapporto più che ventennale tra un celebre scrittore italiano e Martha Mengini Suffenlaw, un’avvocatessa statunitense ma di origini italiane, incontrata – mi verrebbe da precisare, per caso, ma non lo faccio perché è proprio questo il vero nocciolo della questione – insieme alla famiglia di lei (David, il marito e Jodie, la loro figlia tredicenne) al concerto di Paul McCartney ai Fori Imperiali, nel maggio del 2003.

Il rito della vicinanza ed i Fab Four

Fanatica di Paul McCartney e – chi leggerà capirà – legata in modo indissolubile alle prime due trasferte americane dei Fab Four (sia quella, leggendaria, dell’Ed Sullivan show del ’64 che quella altrettanto importante dell’anno successivo, con lo storico concerto allo Shea Stadium) è Martha a celebrare, dopo essere rientrata a New York, questo rito sempre più frequente della vicinanza, affidandosi dapprima alle mail e, poi, alle videochiamate. Rito dal quale lui – del quale ignoriamo il nome – non ha intenzione di sottrarsi e dal quale col tempo si sente sempre più attratto. Rito, che è poi un continuo e convinto apologo sulla magia, che la vede impegnata in una attenta indagine su coincidenza e casualità e in un gioco di memoria puntellato di date ed avvenimenti più o meno pubblici del gruppo più importante della storia della musica e di probabili, personalissime, spiegazioni delle tantissime vicende musicali, e non, dei quattro ragazzi di Liverpool, di McCartney, dei Wings e di tutto il resto. 

Lei, Martha my dear

Una ricerca, quella di “Martha my dear” come ama chiamarla lui, che, come si scoprirà presto, non può che portare direttamente ai piani alti, quelli della stessa esistenza umana, perché, anche se non lo da a vedere, ha ad oggetto l’inspiegabile successione di fatti che, messi insieme con fatica e spesso solo subiti, fanno una vita anziché un’altra. Perché Martha, fan sfegatata dell’incastro e delle tessere che vanno al loro posto, ha bisogno di alimentare questa sua idea della “magia”, per tentare di capire perché alcuni episodi della sua vita – ed uno, in particolare – si sono svolti in quel modo e non in un altro.

Lui, paperback writer

Mentre tutto questo succede, lui – che nel frattempo ha assunto definitivamente il nomignolo di “Paperback writer” affibbiatole da Martha – arranca, tenta di stare al passo, zavorrato com’è da un sentimento che cresce giorno dopo giorno, fino a diventare ai suoi occhi chiaro, inequivocabile, del tutto naturale. Non a caso, scrive: «Ci sono incontri che ci attraversano senza lasciare traccia. Ce ne sono altri che ci segnano per sempre, disegnando una profonda linea di demarcazione sul piano dell’esistenza». Tutto si complica con la sua visita a New York, a causa di un uragano e di tutto ciò che lettrici e lettori avranno il piacere di appurare.

Un saggio “nascosto” e non solo

Lettrici e lettori che, oltre alla storia, troveranno all’interno di questo libro di Massimo Maugeri tantissime informazioni su Paul ed i Beatles, ma anche un generoso e quanto mai necessario appello alla solidarietà ed al rispetto di tutti; un appello contro ogni forma di discriminazione, che parte dall’attività di Martha e che dovrebbe essere raccolto ed a sua volta alimentato da ciascuno di noi. Magari, perché no, partendo proprio dai Beatles e dal loro aut aut al concerto di Jacksonville. Era l’11 settembre del…che coincidenza! O no?

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