I “sette libri per la primavera” di… Daniele Pasquini

Un catalogo a stelle e strisce, un itinerario di sette gioielli del Novecento statunitense che tanto hanno contato per il lettore e per lo scrittore Daniele Pasquini, autore, fra gli altri libri, dei romanzi “Selvaggio Ovest” e “La fine della frontiera” per NN editore. I suoi sette consigli di lettura si uniscono a quelli di altri scrittori, editori, traduttori e addetti ai lavori che hanno partecipato alla nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate)

Scegliere sette libri –  così come scegliere sette canzoni, o sette film – mi è davveri impossibile. Quel che mi sento di fare, però, è di suggerire un percorso di lettura tematico, consigliando sette opere a mio avviso capitali della letteratura americana del Novecento che sono state preziose nel mio percorso di lettore e di autore.

“Lonesome Dove” di Larry McMurtry (Einaudi), traduzione di Margherita Emo

Il grande romanzo western per antonomasia. Un’epopea – accompagnata da due prequel e da un sontuoso sequel – che dimostra la vacuità e la stupidità delle etichette di genere. Lonesome Dove è un’opera-mondo, un libro che si lascia divorare come capita solo con i migliori romanzi di avventura, riuscendo allo stesso tempo a essere un trattato di psicologia, un’attualizzazione dell’epica, della tragedia. Un romanzo glorioso che cambia la vita del lettore.

“Meridiano di sangue” di Cormac McCarthy (Einaudi), traduzione di Raul Montanari

Uscito nel 1985, lo stesso anno di Lonesome Dove, è un romanzo brutale, crudo, pieno di tutto l’orrore che l’uomo può concepire. È al contempo il compimento e la pietra tombale del genere western, la tenebra che segue le ultime braci, dopo un crepuscolo fiammeggiante.

“Pastorale americana” di Philip Roth (Einaudi), traduzione di Vincenzo Mantovani

Il grande romanzo americano per eccellenza, l’american dream che va in frantumi, un’opera gigantesca sull’impossibilità di controllare il destino e sul caos che irrompe e dilaga, inondando il corso della storia. In attesa della riedizione di Adelphi.

“La valle dell’Eden” di John Steinbeck (Bompiani), traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini

Un’America non ancora compiuta, che però già rivela l’essenza degli umani che la abitano. Un viaggio di speranze e ambiziose lungo la frontiera, una lotta fratricida, un romanzo che tocca vette insuperate – arrivando a tratti a surclassare quel capolavoro che è Furore – illuminando con forza – con grazia, ma senza misericordia – il male delle nostre vite.

“Cattedrale” di Raymond Carver (Einaudi), traduzione di Riccardo Duranti

Una delle più belle raccolte di racconti mai pubblicate, contiene alcuni racconti – su tutti, Cattedrale – destinati a rimanere per sempre nella storia della letteratura. Ma tra le short stories di questa raccolta svetta altissimo, a mio avviso, Una cosa piccola ma buona: un racconto che – nella sua versione originale, senza lo scellerato editing di Gordon Lish – si rivela, sento di poter affermare, il più bel racconto che io abbia mai letto.

“Revolutionary road” di Richard Yates (Minimum Fax), traduzione di Adriana Dell’Orto

Un romanzo meraviglioso e straziante, giocato tutto sui non detti e sulle sfumature. La storia quieta di un matrimonio felice e fallimentare, una critica feroce alla vita borghese, illuminata magistralmente dalla luce fioca di un appartamento.

“Il grande cielo” di A.B. Guthrie (Mattioli1885), traduzione di Nicola Manuppelli

A.B. Guthrie è uno dei più grandi scrittori americani, e forse tra i grandi narratori della frontiera il meno noto alle nostre latitudini. Pubblicato in Italia da Mattioli1885, dai suoi libri sono stati tratti grandi film. Eppure è letto troppo poco. In questo romanzo l’autore ci conduce in un viaggio on the road in un’America ancora selvaggia, tra trapper e pionieri, in un continente sterminato e ancora puro, mostrando come solo l’uomo, tra tutte le creature, sia capace di guastare, irrimediabilmente, la terra che abita.

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