Genovese adottata dalla Sicilia, Pepita Misuraca ha segnato la cultura siciliana del secondo Novecento. Ultrasessantenne iniziò pubblicare, a intessere relazioni con grandi intellettuali, a battersi in più direzioni (letteratura, musica, architettura, arte) per rilanciare soprattutto Cefalù. una rivoluzione raccontata ne “Gli occhiali rosa”, raccolta dei suoi diari. Il curatore Giorgio Bellli dell’Isca, in questa intervista, racconta l’incessante azione intellettuale della bisnonna, anche in tarda età e annuncia la pubblicazione di un altro volume di Pepita Misuraca, “Racconti africani”
«Una rivoluzione personale diventata pubblica e sociale, che investì la comunità di Cefalù e, in generale quella siciliana. Pepita Misuraca, superati i sessant’anni, iniziò a realizzare, in crescendo, una serie di attività legate al mondo dell’arte, della musica, della letteratura, dell’archeologia, della storia, dell’architettura, organizzando convegni, scrivendo e pubblicando libri, frequentando i più grandi intellettuali dell’epoca, da Leonardo Sciascia a Vincenzo Consolo». Curatore delle opere e pronipote di quella che diventò, negli ultimi decenni di vita, un’agitatrice culturale a trecentosessanta gradi, Giorgio Belli Dell’Isca racconta in questa intervista la vulcanica bisnonna, l’avventura del ritrovamento dei quaderni che hanno dato vita al volume Gli occhiali rosa (ne abbiamo scritto qui), edito da Il Palindromo, come Quando l’anima sa leggere (qui l’articolo).
Una liberazione
Nei diari che raccontano quasi due decenni di vita Pepita Misuraca matura idee certamente controcorrente, specie nel cuore del secolo scorso. «Lei capisce – fa notare Giorgio Belli Dell’Isca – a più di sessant’anni, che si può fare qualcosa anche da anziani. Per lei la vecchiaia è un tempo fertile della vita in cui sviluppare e creare nuove idee. È una liberazione assoluta, la sua, una liberazione che passa dalla cultura e che anziché diminuire di intensità aumenta sempre di più, perché quando lei inizia a a toccare con mano un riconoscimento pubblico e sociale, quando capisce che forse sta facendo del bene, investe tutta se stessa. E fino a quando le forze glielo consentono, fino alla metà degli anni Ottanta, lei combattè strenuamente per la cultura siciliana, in particolare per Cefalù, la città che aveva adottato lei, genovese, a diciotto anni, nel 1920».
Racconti africani
Potrebbe esserci un terzo capitolo del rilancio editoriale di Pepita Misuraca, con il recupero del suo ultimo volume pubblicato in vita, Racconti africani. «C’è l’intenzione – ammette Giorgio Belli dell’Isca – di chiudere il cerchio, di concludere questa bellissima operazione editoriale con il Palindromo, che ha dato a Pepita Misuraca una nuova vita, una seconda giovinezza…».
Qui la videointervista integrale, buona visione
Seguici su Substack, Bluesky, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

