Suggestioni dal mondo anglofono, da quello latinoamericano e da quello italiano, libri e autori indimenticabili. Suggerimenti di lettura, quelli di Olga Alessandra Barbato, traduttrice fra gli altri di Liliana Colanzi e Tomás Downey, che non possono lasciare indifferenti i lettori. Un nuovo appuntamento con la nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate)
“Attraverso la notte” di William Sloane (Adelphi), traduzione di Gianni Pannofino
Un romanzo breve di fantascienza e mistero che unisce indagine razionale e inquietudine cosmica. Racconta la storia di un giovane scienziato la cui moglie, dopo un’esperienza misteriosa nel deserto, sembra non essere più la stessa. Il libro si distingue per l’atmosfera rarefatta e progressivamente angosciante, con una costruzione della tensione esemplare, lenta e psicologica, mai spettacolare. Scienza e orrore si fondono con grande raffinatezza, affrontando il tema dell’alterità e dell’ignoto in maniera originale e indimenticabile.

“I levrieri, i levrieri” di Sara Gallardo (gran vía), traduzione di Sara Papini
Pubblicato originariamente nel 1968, racconta in prima persona la vita di Julián, un giovane borghese che eredita una tenuta rurale nei pressi di Buenos Aires e vi cerca un nuovo senso esistenziale lontano dalle convenzioni familiari insieme alla sua compagna Lisa. Le vaste distese delle pampas argentine e la presenza dei levrieri tanto amati dal protagonista incarnano gli ideali di purezza e libertà che lui tenta invano di afferrare. La narrazione che ne deriva è lirica e nostalgica, ma al tempo stesso profondamente ironica. La scrittura di Gallardo è elegante, sensibile e attenta ai dettagli psicologici dei personaggi, ed esplora con finezza i conflitti interiori e le tensioni sociali, rendendo palpabile l’inquietudine del protagonista, in lotta tra aspirazione all’assoluto e compromesso quotidiano. Un inno all’amore, ma anche alla sua fugacità e allo scorrere del tempo.

“Franny e Zooey” di J.D. Salinger (Einaudi), traduzione di Matteo Colombo
Opera brevissima ma densissima, Franny e Zooey è composto da due racconti centrati su due dei sette brillanti e disadattati fratelli Glass, famiglia che troveremo in altre opere dell’autore. La forza del libro sta nella resa dei personaggi, ritratti con straordinaria sensibilità e con cui è impossibile non immedesimarsi, e nel riuscitissimo equilibrio tra malinconia e umorismo, soprattutto grazie ai dialoghi brillanti che esplorano crisi spirituale, autenticità e ricerca di senso. Il romanzo indaga il disagio verso l’ipocrisia sociale e il conformismo in un’atmosfera domestica che diventa spazio di confronto filosofico e affettivo tra i due.

“E adesso pover’uomo” di Hans Fallada (Sellerio), a cura di Mario Rubino
Romanzo sociale ambientato nella Germania della crisi economica degli anni ’30, subito prima dell’avvento del nazismo. Racconta la storia di una giovane coppia di sposini travolti dall’instabilità lavorativa. La scrittura sobria dipinge efficacemente con realismo vivido la precarietà e l’insicurezza quotidiana, ma anche la tenera relazione tra i due protagonisti, facendo emergere il difficile contesto storico attraverso la loro vita privata, senza appesantimenti didascalici. È una testimonianza potente e dolorosamente attuale della fragilità dell’individuo di fronte alle crisi economiche, sociali e politiche. Attraverso la normalità della vita quotidiana, Fallada mostra il lento ma inesorabile processo fatto di piccoli compromessi e adattamenti silenziosi che apre la strada a un sistema totalitario, rendendo plausibile e inquietante la sua affermazione.

“Works” di Vitaliano Trevisan (Einaudi)
Trevisan ripercorre la propria vita attraverso i numerosi lavori svolti, in fabbrica e nei cantieri, come geometra o nei mobilifici. Offre uno spaccato preciso e disincantato del Nordest italiano tra anni ’70 e ’90, in cui tra industrializzazione feroce e isolamento sociale fare soldi è tutto ciò che conta. La riflessione sul lavoro diventa indagine sull’identità e sull’alienazione contemporanea, con lo stile analitico e preciso di un implacabile osservatore della realtà. Il tono è spesso duro, ma attraversato da un’ironia amara e controllata e da un’onestà autobiografica priva di compiacimenti: dal racconto del consumo e dello spaccio di droga, alla condanna spietata della mancanza di misure adeguate che provocano tante morti sul lavoro. Ma anche gli amori e le amicizie finite male e i progetti di scrittura. È un’opera originale, tra le più significative della narrativa italiana recente sul tema del lavoro, che non fa sconti di nessun tipo.

“Le cattive” di Camila Sosa Villada (Sur), traduzione di Giulia Zavagna
Romanzo autobiografico e visionario ambientato a Córdoba, in Argentina, racconta la storia di Camila che scappa dalla famiglia che la rinnega e si unisce alla comunità di donne trans che si prostituiscono nel Parco Sarmiento, tra violenza, solidarietà, sopravvivenza e voglia di vivere ed essere la persona che si è. Potentissima è la fusione di realismo crudo e dimensione fiabesca, magica, con una scrittura lirica e al contempo cruda, capace di alternare brutalità e tenerezza per dare voce a corpi e identità marginalizzate con dignità e forza poetica. L’io di Camila si alterna al noi delle cattive, aprendo lo spazio della narrazione alla sua comunità, alla famiglia scelta e dando voce a una resistenza collettiva raccontata in modo commovente e carico di speranza, nonostante la violenza che la attraversa.

“X” di Valentina Mira (Fandango Libri)
A partire da una vicenda personale segnata da uno stupro mai denunciato, che la protagonista racconta al fratello, anni dopo, in una lunga lettera, il libro indaga non solo il trauma individuale, ma anche il contesto ideologico e sociale: le reti di protezione, le complicità e le rimozioni collettive che spesso rendono possibili e impuniti episodi di questo tipo. A metà tra memoir, inchiesta e riflessione politica, X alterna esposizione emotiva e analisi documentata, mostrando come il dolore privato si intrecci alla responsabilità pubblica e alla costruzione di narrazioni, figlie della cultura dello stupro, che tendono a minimizzare o distorcere i fatti. La struttura frammentaria restituisce l’instabilità della memoria e la difficoltà di ricostruire una verità condivisa quando entrano in gioco potere, appartenenza politica e gestione mediatica. Il testo evita facili semplificazioni, mantenendo intatte complessità e ambiguità attraverso una voce urlante e arrabbiata, che si rifiuta di fare la vittima.

Seguici su Facebook, Twitter, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads e YouTube. Grazie

