I “sette libri per l’estate” di… Gerardo Masuccio

Direttore letterario di una delle case editrici più giovani e di maggiore qualità, Utopia, Gerardo Masuccio indica, tra i suoi sette suggerimenti di lettura, alcuni libri di grandi scrittori viventi o di classici che, forse, non sono percepiti ancora come grandissimi, ma lo sono… Nuova puntata della nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate precedenti)

“Satantango” di László Krasznahorkai (Bompiani), traduzione di Dóra Várnai

Il mistero, l’attesa di un giorno già trascorso, che tutti hanno vissuto e nessuno ricorda, la frode che si fa misticismo. Il capolavoro di uno dei più grandi scrittori europei del secolo.

“Poesie” di Nelly Sachs (Einaudi), traduzione di Ida Porena

Perforare la membrana che separa l’ovvio dal vero, spingersi ai limiti della follia per capire che l’inganno è nella consuetudine. E vedere in ogni cosa il suo contrario, nell’atto la potenza, nello sfarzo la polvere. Che classe, i versi di Nelly Sachs. Una donna indomita, una donna di genio.

“Infelicità senza desideri” di Peter Handke (Guanda), traduzione di Bruna Bianchi

Sottrarsi alla vita come legittimazione al vivere, specie quando la protagonista è una madre, la madre di chi scrive, il varco verso la vita che si fa legenda della morte. Per chi sa leggere la letteratura e, dunque, la vita coi suoi dolori, senza schermi.

“Ferito a morte” di Raffaele La Capria (Mondadori)

Quando la maturità prende il posto dell’infanzia, i desideri spesso cedono il posto alla realtà. Si sarebbe voluto fare chissà cosa, e si è fatto quel che si è potuto: magari molto, ma non tutto; magari altro. Quando mi chiedono quale sia il mio libro italiano preferito del secondo novecento, rispondo con questo romanzo di La Capria.

“Rapporto dalla città assediata” di Zbigniew Herbert (Adelphi), traduzione di Pietro Marchesani

Riflessioni scarne ed essenziali sul senso di esistere, sulla proiezione dell’uomo nella vita, un contesto così estraneo per chi ha l’attitudine all’oltre. Non c’è retorica nella poesia di Herbert, cantore disincantato della condizione umana. La poesia è la più alta forma di espressione letteraria, a trascurarla si finisce con l’ignorare quanto di più intenso si possa leggere.

“La buona terra” di Pearl Buck (Mondadori), traduzione di Margherita Carbonaro

Non tutti i grandi narratori sono grandi scrittori. E viceversa. Quando penso a un ottimo romanzo, senza pretese rivoluzionarie, mi torna in mente questo classico della letteratura americana, un po’ trascurato in Italia, ma modernissimo. La Cina e le iniquità sociali ne sono protagoniste. E, pur non essendo una scrittrice da Olimpo, Pearl Buck è una delle migliori narratrici di cui abbia memoria.

“Le pianure” di Gerald Murnane (Safarà), traduzione di Roberto Serrai

Un viaggio nell’entroterra australiano, che è innanzitutto una ricerca di sé, in cui la tradizione e le leggende si fanno riverbero della coscienza e dell’anima di chi le ricorda. L’essenza è sempre ai margini, di questi tempi.

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