L’estate è appena iniziata? Vi consigliamo questi libri

Sedici suggerimenti di lettura per l’estate che inizia oggi. Consigli dei più disparati da parte delle firme della nostra redazione. Autori e libri noti e meno noti, un appello a scoprirli magari in questa calda stagione appena cominciata. Altre due volte c’eravamo cimentati in qualcosa del genere (qui e qui), ma non ci si stanca mai di scrivere dei libri che amiamo… Buona lettura

“L’ultima favola russa” di Francis Spufford (Bollati Boringhieri)

traduzione di Carlo Prosperi

Una lettura magica, cinquecento pagine che possono farvi compagnia (e non solo) nelle sere d’estate, stellate o meno, pagine sull’illusione dell’Urss, una favola. L’avvertenza dell’autore è un bluff: «Ricorda, lettore, che la storia non si svolge nella vera e propria Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma in un reame vicino; vicino a quella quanto i desideri sono vicini alla realtà, ma anche altrettanto lontano». Il risultato è mirabile, si racconta uno dei sogni della storia – nell’arco temporale che va dal 1959 al 1966, con un prologo nel ’38, scena memorabile con il futuro premio Nobel per l’economia, Leonid Kantorovich, su un tram, alle prese con una scarpa bucata – la favola del comunismo e le sue promesse di ricchezza e tecnologia avanzata nel confronto con l’occidente e soprattutto con gli Usa. Si intreccia il tono da racconto fiabesco russo (ogni capitolo è preceduto da citazioni di fiabe di Aleksandr Afanasyev) con vicende reali, personaggi di fantasia e figure storiche, si evocano gli anni di leggera prosperità e di relativo ottimismo, quelli dopo la vittoria sul nazismo e dopo le “purghe”, dopo la morte di Stalin e prima dell’avvento di Breznev, quando l’Urss aveva i più alti livelli di crescita economica al mondo, solo un’illusione però, cieco razionalismo e cieca fede nel progresso, con i quali si scivolò in un’onda lunga di fallimento e povertà, nell’inconciliabilità di teoria e realtà, da una parte il sogno, dall’altro l’incubo. (Arturo Bollino)

“I giorni del mare” di Pierre Adrian (Blu Atlantide)

traduzione di Maria Sole Iommi

C’è come un meccanismo insito nel calendario estivo, un movimento sotterraneo che inizia a lavorare dentro il 21 giugno, giorno del Solstizio, e inesorabilmente accompagna verso l’apice delle ferie estive, il Ferragosto, quando ci rendiamo conto che le giornate vanno accorciandosi. Ecco, è esattamente in questo periodo, il culmine dell’estate, che va letto “I giorni del mare” di Pierre Adrian, un romanzo che quel movimento lo mette al centro, gonfiandolo di tutto ciò che definisce l’estate interiore di molti: i ricordi, la spiaggia, la malinconia. Siamo in Bretagna, nella grande casa di famiglia dove si trascorrono le ferie, dove l’identità del giovane protagonisti si trova per un attimo di tregua serena. Ma l’estate non dura per sempre, il protagonista lo capirà molto bene. Una lettura di grandissima, profonda bellezza, un gioiellino letterario da poco ripubblicato e disponibile, dopo che a lungo era rimasto un romanzo in tiratura limitata. Una storia insieme delicatissima e potente, imprescindibile per vivere con consapevolezza l’effimero splendore dell’estate. (Alessandra Chiappori)

La serie del bandito Mazzacani (Fandango)

Penso all’estate e penso al relax, penso a letture leggere, penso alle vacanze come dovrebbero essere in riva al mare e penso alla mia Puglia e il mio pensiero va alla serie di gialli pulp a firma di Leonardo Palmisano per i tipi di Fandango ambientati in Salerno. Si inizia con Tutto torna e si prosegue con altri tre titoli, tutti davvero belli perché i personaggi crescono insieme al lettore, si definiscono e non assumono mai la connotazione di maschere o macchiette come spesso accade nelle serie.
Il protagonista non è un poliziotto, non è un buono, è un uomo della mala, un cane sciolto che va contro ogni regola stabilita da chiunque, che sia lo stato o che sia l’associazione criminale. Il bandito Mazzacani vi piacerà fidatevi, e vi piacerà perché vi porterà dentro la brutalità delle mafie pugliesi, dentro il crimine efferato, dentro i connubi tra mafia e ambienti finanziari. In questa serie non ci sono buoni e non ci sono cattivi. L’unica certezza è la mia Puglia che riluce nonostante le tenebre dell’animo umano. (Anna Caputo)

“La vita accanto” di Mariapia Veladiano (Einaudi)

Qualche volta bisogna tenersela rotta. Qualche volta invece si può costruire insieme quello che manca. Ma la vita sta davanti, dietro, sopra e dentro di noi. C’è anche se ti scansi e chiudi gli occhi e stringi i pugni.

L’estate per me è sempre stata foriera di scoperte letterarie. In un’estate di tanti anni fa ho dato fiducia a un’autrice al debutto che forse non avrebbe mai immaginato, quattordici anni dopo, di avere dodici titoli all’attivo, tutti pubblicati da editori di grido. La vita accanto è stato l’esordio di Mariapia Veladiano, scoperto al Premio Calvino, che vinse. Al centro di questo romanzo, in una provincia gretta che vive di pregiudizi, l’esistenza appartata di Rebecca, figlia di un medico, una bambina che ha come compagni di vita il dolore e la bruttezza estetica, per la quale sembra che la madre la rifiuti, tanto da rimanere perennemente chiusa nella sua stanza. Trova fuga e riparo nel
pianoforte, si sente comunque inadeguata ed è emarginata, ma a suo modo è dignitosa e coraggiosa. (Giosuè Colomba)

“L’età del disincanto” di Jane Smiley (La Nuova Frontiera) ed “Esche vive” di Fabio Genovesi (Mondadori)

Due suggerimenti. Il primo. L’età del disincanto (tradotto da Valentina Muccichini) di Jane Smiley – premio Pulitzer 1992 per Erediterai la terra (ne abbiamo scritto qui) – è il racconto del male che può provocare l’insinuarsi del tarlo del dubbio nella vita di coppia. Quel dubbio che ti assale se ti fermi a pensare che tutto scorre, che le relazioni che hai costruito non sono così solide come credevi. E allora vacilli nelle tue granitiche certezze ma non ti vuoi arrendere, non la vuoi proprio guardare in faccia la realtà, la sfuggi con ogni possibile subdola manovra per ritardare il momento del crepuscolo, la fine dell’estate della tua esistenza che cede il passo a un autunno tiepido e consolatorio all’insegna della rassegnazione. Poco più di cento pagine di scrittura intensa e struggente ma anche di verità disarmanti sulle dinamiche interpersonali, rese dal punto di vista di un uomo disperatamente aggrappato a un ideale di famiglia perfetta che non esiste. Uscito in prima pubblicazione negli Stati Uniti nel lontano 1987, è estremamente contemporaneo nei temi e nelle riflessioni che suscita: se le ferie si intendono come un momento di bilancio oltre che di riposo, direi che questo breve romanzo può essere una scelta ideale.
Secondo consiglio. Esche vive è stata una mia lettura estiva di qualche anno fa. Racconta la quotidiana lotta per la sopravvivenza di chi orbita ai margini della bellezza, in un borgo toscano (Muglione, luogo di fantasia) tutto fossi e umidità, distante dalle rotte turistiche, destinato allo spopolamento. Lì si incrociano storie di gente ordinaria: l’adolescente Fiorenzo, che ha perso la mano a causa di un petardo, sogna di sfondare con il suo gruppo heavy metal e sbarca il lunario come commesso del negozio Magic Pesca; Tiziana, trentenne laureata con master che torna a lavorare per la comunità locale dopo un periodo all’estero; Mirko – il campioncino di ciclismo, scovato per caso in Molise dal padre di Fiorenzo e diventato ben presto l’atleta di punta della Ciclistica Muglionese. È tutto un convergere di destini che si intrecciano in maniera inaspettata. Si ride e ci si commuove con i romanzi di Fabio Genovesi, ci si sente in buona compagnia seguendo le traversie di protagonisti originali, persistentemente e comicamente disallineati rispetto ai dettami della nostra società. È un romanzo spiritoso e profondo, pieno di luce e di speranza, quella stessa luce che d’estate ci illumina più intensamente e ci carica di energia positiva: un racconto di uomini e donne che gettano il cuore oltre l’ostacolo in una stagione unica e indimenticabile della loro esistenza. (Sabrina Colombo)

“L’estate che sciolse ogni cosa” di Tiffany McDaniel

traduzione di Lucia Olivieri

Sarà un cliché proporre come lettura estiva un libro che porta nel titolo la parola “estate”, ancor più se, a voler essere onesti, lo consiglierei 365 giorni l’anno. Ma credo che Tiffany McDaniel sia una delle voci più interessanti del panorama letterario contemporaneo quindi consideratelo come un segno dell’universo: è il vostro momento per scoprirla!

È il 1984 quando Autopsy Bliss pubblica un annuncio sul giornale in cui invita il diavolo nella sua cittadina in Ohio. Detto fatto, arriva Sal un tredicenne dalla pelle nera e gli occhi verdi che afferma di essere Satana in persona. Ma chi è realmente? La ragione porta a dubitare che possa essere il diavolo, ma i pregiudizi, le apparenze, il caldo torrido, i misteriosi accadimenti insinuano il dubbio, offuscano la ragione e la vera natura umana viene fuori in una escalation di violenza.

“L’estate che sciolse ogni cosa” è un libro difficile da incasellare e non è semplice trasmettere tutto ciò che contiene: l’autrice è capace di raccontare con un tono quasi poetico l’orrore, le conseguenze della paura che genera caos, il fragile equilibrio dei rapporti umani, i pregiudizi mascherati dai valori, la relatività del bene e del male.

Vi saprà scuotere e far passare un brivido freddo anche con 40 gradi all’ombra. (Manuela D’Angelo)

“La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrell (Adelphi)

traduzione di Adriana Motti

Esilarante, un po’ folle, divertente ma anche profondo, è il libro perfetto per l’estate e per chi ama gli animali, la natura e le storie di formazione: una famiglia decide di trasferirsi nell’isola greca di Corfù, dove rimarrà per 5 anni. Seguiamo le avventure del più piccolo della famiglia, nonché voce narrante della storia.
Effetto collaterale: la lettura di questo libro provoca una forte voglia di fare i bagagli e partire immediatamente per la Grecia. (Cristina De Santis)

“L’evoluzionista riluttante” di David Quammen (Raffaello Cortina Editore)

traduzione di Silvia Vivan

Una chicca, dall’autore di Spillover. Una biografia leggera che affonda nell’intimo di uno degli uomini di scienza più importanti e influenti dell’era contemporanea, tanto da essere considerato assieme a Freud, Einstein e qualcun altro, tra le “cause” della nascita del romanzo moderno. Un racconto che bypassa di netto l’avventura di Charles Darwin sul brigantino Beagle e che va dritto al dopo, cioè a come il geniale studioso inglese ha maturato l’idea che ha cambiato per sempre la Storia Naturale, inclusa quella dell’Uomo. (Giovanni Di Marco)

“Picnic a Hanging Rock” di Joan Lindsay (Sellerio)

traduzione di Maria Vittoria Malvano

Per chi, nonostante il bel tempo, non vuole rinunciare a una storia cupa e poco rassicurante, Picnic a Hanging Rock di Joan Lindsay, edito da Sellerio, è un viaggio nel tempo del mistero. Nel lontano 1900, nella remota Australia, seguiamo un gruppo di allieve e le loro insegnanti durante una gita fuoriporta. Presto, del tanto atteso evento si ricorderà solo il tragico epilogo: la sparizione di due allieve e di un’insegnante.
Il sapore gotico del romanzo farà venire anche a voi i brividi, dandovi un po’ di refrigerio? (Chiara Ferrara)

“Rimini” di Pier Vittorio Tondelli (Bompiani)

Era una fauna internazionale sulla mezza età, a eccezione di alcune cariatidi imbronciate che bevevano dai calici con uno sforzo estremo dei muscoli facciali stirati da decine di lifting. Parlavano italiano, ma nessuno lo parlava in modo vivo. Sentivo le inflessioni straniere accavallarsi l’una sull’altra dando vita a una lingua asettica, da laboratorio. Mi sembrò di trovarmi in un aeroporto e loro tanti fantasmi senza storia.

Potrebbe essere un bel compito per l’estate, riscoprire Piervittorio Tondelli. Troppo interpretato, troppo mitizzato, troppo travisato, alterato, falsato. Torniamo ai suoi libri, senza troppi filtri, senza pregiudizi. Riscopriamone la verve, il ritmo, l’idea che ci fossero altre strade per fare letteratura. Pubblicato nel luglio 1985, quarant’anni fa, questo romanzo – di grande successo quando arrivò per la prima volta nelle librerie – continua a urlarci la sua forza, la sua bellezza, pur essendo probabilmente il suo testo meno sperimentale: un romanzo della solitudine e della sconfitta, in controtendenza con gli anni Ottanta dell’edonismo. (Salvatore Lo Iacono)

“Erba verde il nostro letto” di Marina Milani (8tto edizioni)

La dimensione temporale in cui Marina Milani contestualizza il suo romanzo ”Erba verde il nostro letto,” è quella pandemica, quando nell’impossibilità di uscire di casa, il protagonista Jonas Lyrer per ingannare la noia, comunica alla sua amica Stella, via email, che trova nella natura la sua pienezza vitale. La coltivazione della serra del bisnonno è essenziale, infatti le piante non sono depresse, né nevrotiche, ma sostenitrici fedeli con le quali è possibile instaurare una “corrispondenza d’amorosi sensi,” per adoperare un foscoliano sintagma nominale attraverso la quale esplicitare la laica religiosità con la quale ammira la natura che lo circonda. (Francesca Luzzio)

“Elias Portolu” di Grazia Deledda (Utopia)

Una scrittrice immensa, dal talento spaventoso, da consigliare in ogni stagione e in ogni luogo, mare, campagna, montagna, città, deserto. Un amore proibito, tormenti interiori, tradimenti. Una Sardegna immortale. Un progetto complessivo, quello sulla scrittrice premio Nobel 1926, orchestrato dalla casa editrice Utopia, da seguire con costanza e con passione. (Vicky Maniero)

“Cose umane” di Antonio Pascale (Einaudi)

«Quando ero giovane ed ero scrittore promettente in procinto di esplodere, mi chiamavano a fare reportage, dicevano sempre: questo posto solo tu lo puoi raccontare. Quando sono diventato uno scrittore che non è esploso mi hanno chiamato sempre più raramente».
A parlare di sé in questi termini è il protagonista di Cose umane, l’ultimo romanzo di Antonio Pascale. Tonino, artista trasferitosi a Roma, per tutto il corso di una calda estate, è costretto a fare da spola tra Caserta – la città di origine – e la capitale, dovendo badare agli anziani genitori. Durante i soggiorni nella casa di infanzia, gli scambi con il padre e la madre, le lunghe telefonate con la figlia adolescente, gli incontri con amici e conoscenti di sempre e l’interazione con il luogo natio gli sollecitano fantasticherie, rimuginii, progetti lavorativi talvolta anche velleitari e, naturalmente, il riaffiorare di tanti ricordi.
La prosa di Antonio Pascale è, come sempre, colloquiale, fresca, mai pretenziosa. Capace di armonizzare perfettamente il registro melanconico con quello sottilmente ironico. L’autore campano dà ancora una volta prova del suo talento. Con guizzi intelligenti e perfettamente accordati ha, infatti, organizzato in una fluida trama organica il vortice di idee, di situazioni e sollecitazioni emotive che mettono in subbuglio il suo “alter ego” Tonino.
Cose Umane è un romanzo molto piacevole, di quelli che quando finiscono, lasciano la bocca desiderosa di sgranocchiarne altri di quei “fattarielli”. Sono sicura che vi terrà buona compagnia, sollecitandovi riflessioni, “sbloccandovi” ricordi di gioventù, proiettandovi nella città di origine, nella casa d’infanzia insieme ai vostri genitori.
Quando uno scrive che è una bomba, non importa l’età anagrafica. Vi esorto, dunque, cari lettori di LuciaLibri: aiutiamo Tonino, la scrittore, ad esplodere! Portiamolo con noi sotto l’ombrellone in spiaggia, ma pure sotto l’alberello del nostro buon ritiro montano. (Antonietta Molvetti)

“Goodbye Hotel” di Michael Bible (Adelphi)

traduzione di Martina Testa

156 paginette (perfette per rimanere nel peso bagaglio a mano) che ne valgono 1000.

Primo giorno di ferie, i piedi affondano nella sabbia, il mare luccica, l’asciugamano profumato ad accoglierti sulla sdraio e decidi di aprire il primo libro che hai portato con te: Goodbye Hotel, comprato la sera prima per puro istinto, attratto da quella copertina color pastello.

Immaginate il passato. Il rombo di tuono con cui comincia ogni cosa e tutto il dolore e la poesia che ne seguono. Lo spazio si espande, acquista velocità fino a produrre un eccesso di tempo e spazio.

Inizia così quello che sarà un racconto avvolgente, surreale e profondamente umano.
Un hotel sulla costa americana. Clienti eccentrici, una tempesta all’orizzonte, un bicchiere di vino e un protagonista, che torna lì per sistemare un conto col passato.
La spiaggia intorno a te svanisce. Ora sei lì, in quell’albergo decadente, dove ogni stanza nasconde una confessione e ogni notte è un addio. Ma non è triste: è grottesco, struggente, e inaspettatamente tenero.
Ironico, malinconico, filosofico. Bible scrive come se Carver avesse fatto una gita con i fratelli Coen: dialoghi brillanti, personaggi svitati e un’atmosfera a metà tra noir e visione psichedelica.
Non aspettarti risposte, la verità è solo una chimera, ma lasciati trasportare dalla narrazione perfetta di Bible, che ti parla di salvezza e redenzione scardinando le regole del tempo e dello spazio.
Lazarus, la tartaruga che predice il futuro, ti accompagnerà in questo prezioso cammino. (Patrizia Picierro)

“La donna che scrisse la Bibbia” di Moacyr Jaime Scliar (Voland)

traduzione di Guia Boni

Brasiliano e figlio di emigrati russi ebrei, il prolifico Moacyr Jaime Scliar con La donna che scrisse la Bibbia, ha scritto un romanzo godibile, visionario, esilarante, figlio di tante lezioni (Babel, Borges, Aleichem e tutta la tradizione yiddish), oltre che spiazzante
per alcuni paradossi linguistico-cronologici. Una donna del presente scopre d’essere stata fra le componenti, moglie e concubine, dell’harem di re Salomone; a lei, di cui ammira l’intelligenza, il sovrano offre la possibilità di narrare la storia dell’umanità e del popolo ebraico. Ed è così che si leggono nuove irriverenti versioni di noti personaggi o episodi biblici (un bizzoso Noè, prima ancora il sesso tra Adamo ed Eva), tra sacro e profano, ridicolo e sublime: versioni più terrene e con uno sguardo al femminile. (Micol Treves)

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Un pensiero su “L’estate è appena iniziata? Vi consigliamo questi libri

  1. David dice:

    Preferisco rileggere i grandi Classici, tali Victor Hugo, F.M.Dostoievskij, Stendhal, e tanti altri dei secoli passati piuttosto che questa “letteratura” sfornata da pseudo scrittori ! 😜

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