I Mondiali sono finiti ma il calcio continua in questi libri…

I Mondiali sono alle spalle, con la loro scia di campioni e polemiche, prodezze in campo e nefandezze fuori. Il pallone, però, continuerà a rotolare, a far gioire, soffrire, a mescolarsi con storie incredibili, con la politica peggiore, col business, con i sogni dei bambini. E il calcio, oltre i Mondiali, rimbalza nelle pagine di tanti libri. La nostra redazione ne ha segnalati tredici…

“Febbre a 90′” di Nick Hornby (Tea), traduzione di Federica Pedrotti e Laura Willis

«Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente». Questo il netto incipit di Febbre a 90′ di Nick Hornby, secco e potente come un calcio di rigore o qualche altra prodezza balistica di un qualche calciatore dell’amato (da Hornby) Arsenal, la squadra londinese che ha iniziato a seguire fin da bambino e alla cui passione, alle sconfitte e a qualche vittoria  l’autore britannico ha dedicato il suo libro che può essere a tutt’oggi considerato un oggetto di culto nel suo genere, un racconto in prima persona sul mondo del calcio dal punto di vista di un vero e proprio ossessionato dal pallone e della sua squadra del cuore, con gli entusiasmi e le cocenti delusioni e depressioni correlate che una passione comporta. Volume datato, la sua uscita è del 1992, da noi per la prima volta da Guanda nel 1997, un’epoca nella quale (ahinoi) la nazionale italiana partecipava ancora alle fasi finali dei Mondiali di calcio, ma un sempreverde, che spiega come si deve e in modo ironico e affettuoso la genesi e le dinamiche di una delle passioni più irrazionali e coinvolgenti, di una febbre contagiosa e di un vero e proprio mito collettivo della contemporaneità. (Simone Bachechi, qui tutti i suoi articoli)

“Una casacca di seta blu. Romanzo di un allenatore illusionista” di Paolo Frusca (Mondadori)

I Mondiali passano? Il calcio resta. Un libro meraviglioso (qui l’articolo), che è purissima fiction, ma il suo protagonista è realmente esistito e forse la realtà, come spesso succede, supera l’immaginazione. L’ebreo ungherese Bela Guttman, figlio di ballerini, ebreo errante che scampò alla Shoah e allenò in tutto il mondo. Un personaggio ci ricorda che quando parliamo di calcio non parliamo solo di calcio… (Arturo Bollino, qui tutti i suoi articoli)

“Il portiere di Ceaușescu. Helmut Duckadam, storia di un antieroe” di Guy Chiappaventi (Bibliotheka)

Ci sono i portiere istrioni, quelli glaciali, quelli anonimi e taciturni, quelli passati alla storia, quelli che hanno vinto tutto, quelli che non ricorda nessuno e poi c’è Helmut, Duckadam, chioma lunga e mustacchi spioventi. Segni particolari: parò quattro rigori al Barcellona nella finale della coppa Campioni del 1986. La squadra dell’esercito, nell’orbita di Valentin Ceaușescu, fra i rampolli del sanguinario dittatore, finì sul tetto d’Europa. Figlio di quella poverissima Romania, Duckadam ha una storia incredibile che merita di essere letta senza alcuna anticipazione… (Susanna Bonfiglioli, qui tutti i suoi articoli)

“La notte dell’innocenza” di Mario Desiati (Einaudi)

Giustizia e memoria, per quando il calcio si è mescolato con il sangue. L’autore, cosmopolita, colto, vincitore del premio Strega, è un tifoso che non vuol dimenticare una tragedia vissuta da bambino alla tv e poi studiata, sviscerata, esorcizzata. L’insanguinata Coppa dei Campioni della Juventus, conquistata nel 1985, coincise con trentanove inermi vittime e centinaia di feriti allo stadio Heysel, impianto lontano anni luce da quelli scintillanti, moderni e sicuri visti ai recenti Mondiali. A loro Desiati regala un piccolo onesto monumento di carta: «Cosa sognavano gli uomini e le donne che sono morti? Le loro famiglie, la loro memoria, non vanno ulteriormente oltraggiate da sterili dibattiti statistici». (Giosuè Colomba, qui tutti i suoi articoli)

“Il centravanti è stato assassinato verso sera” di Manuel Vàzquez Montalbàn (Feltrinelli), traduzione di Hado Lyria

Pubblicato nel lontano 1988, fa parte della serie noir ambientata a Barcellona, avente come protagonista il detective privato Pepe Carvalho. Quest’ultimo viene ingaggiato dal Presidente di una nota squadra cittadina per garantire la sicurezza di un calciatore del team, minacciato di morte. Nel titolo sta già parte della trama ma non mancano colpi di scena. Manuel Vàzquez Monàlban mette la sua penna elegantissima al servizio del genere noir restituendoci un romanzo che scandaglia le contraddizioni del mondo del calcio professionistico, con le sue luci e le sue ombre dietro alle quali si nascondono ricatti, speculazioni, commerci occulti. (Sabrina Colombo, qui tutti i suoi articoli)

Undici metri di Andrea Laprovitera (Nulla Die)

Ogni sogno ha un campo.
Ogni campo ha la sua storia. (Daniela Gambino, qui tutti i suoi articoli)

“Totò Schillaci. Non ero previsto” di Corrado De Rosa (66thand2nd)

Totò Schillaci non doveva nemmeno esserci. Riserva, arrivato in Nazionale quasi per caso, entra in campo al 74° minuto di Italia-Austria e segna il gol che decide tutto: l’Italia che ospita il Mondiale e che per un mese si convince di essere al centro del mondo trova in lui il suo volto inatteso. È da quella sera – e da una fotografia, quegli occhi spalancati dopo il gol all’Argentina, bocca aperta, sguardo che non fissa nulla – che parte il romanzo biografico di Corrado De Rosa, psichiatra e scrittore salernitano. Italia 90 fu, nei numeri, uno dei Mondiali più poveri di gol della storia, quello che costrinse persino a cambiare le regole del gioco. Eppure resta nella memoria collettiva come un’estate dorata, sospesa, di cui Schillaci — operaio del pallone, ragazzo del CEP di Palermo, sei gol e capocannoniere di un torneo che l’Italia non vinse – è diventato l’icona più duratura. De Rosa racconta quella sproporzione tra fatti e sentimenti, tra una nazione che si racconta vincente e un Mondiale perso, attraverso la storia di un uomo “non previsto” fino alla fine. (Christian Guzzardi, qui tutti i suoi articoli)

“I Mondiali immaginari” di Angelo Carotenuto (Sellerio)

Una storia sudamericana, raccontata da Orazio Pánama, cronista che parla tutte le lingue del mondo, ma non ne scrive nessuna. Un libro che rivolta il calcio come un calzino, facendo affrontare le più belle, discusse o improponibili nazionali di tutti i tempi. C’è anche quella degli esclusi, composta da chi (per dire, c’è anche Valentino Mazzola, la stella più lucente del Grande Torino) non ha mai giocato ai Mondiali. E mille fili annodati con grazie e poesia, ci sono Maradona, Messi, Riva, Cannavaro, Sindelar, talento austriaco antinazista, la cui vicenda da sola potrebbe ispirare tanti volumi… (Giovanni Leti, qui tutti i suoi articoli)

“La mia rivoluzione” di Johann Cruyff (Bompiani), traduzione di Francesco Panzeri

Calciatore divino e narciso, allenatore magnetico e arrogante, ai vertici mondiali in entrambe le categorie. Uomo che ha scardinato il calcio a colpi di rivoluzioni ripetute, prima in campo, poi in panchina, e anche da dirigente. Sportivo che non ebbe paura di azioni e gesti politici, nella Spagna franchista ad esempio, anima di Ajax e Barcellona. La sua biografia è rapida ed elegante come il suo calcio, giocato col cervello prima che con i piedi, ed è colma di lezioni di calcio e di vita. (Salvatore Lo Iacono, qui tutti i suoi articoli)

“Red or dead” di David Peace (Il Saggiatore), traduzione di Pietro Formenton e Marco Pensante

Fu nell’estate del 2016 che mi imbattei in David Peace e nelle seicentocinquanta pagine del suo Red or dead, restandone folgorata. Questo romanzone racconta la storia di Bill Shankly, mitico allenatore del Liverpool Football Club. Sono un disastro in quanto a calcio e anche a memoria non sto messa un gran che. Ignoravo le prodezze di Shankly, quelle della squadra da lui lungamente allenata e avevo perfino rimosso il pellegrinaggio ad Anfield, leggendario stadio del Liverpool, a cui mio marito, anni prima, mi aveva costretta. Grazie a Peace ho ampiamente rimediato alle lacune: la storia gloriosa di Shankly e dell’Anfield sono scritte a caratteri indelebili nel mio cuore.
Lo so, lo so, che sono facile agli entusiasmi letterari e vi consiglio caldamente di leggere quasi tutto ciò che mi passa per le mani. Questa volta è diverso: siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro imprescindibile sia per gli appassionati di calcio sia per gli estimatori delle buone letture. Red or dead non somiglia a niente che avessi letto fino ad allora. La scrittura di Davide Peace al principio confonde, disorienta, può anche infastidire (lo concedo), ma alla fine se ne è entusiasti. La forza del suo periodo sta nella ripetizione. «Bill Shankly andò alla finestra. Bill Shankly tirò le tende. Bill Shankly guardò fuori dalla finestra, Bill Shankly guardò in strada. La strada deserta, le case silenziose. Le tende tirate, le porte chiuse a chiave. Tirate e chiuse a doppia mandata per sempre». Un periodare pulsante, magmatico. Totalizzante. Un ritmo che trasforma la storia personale del protagonista e del suo team in vera e propria epica. Fatevi questo regalo. Sperimentate una delle penne più potenti in circolazione. Sono assicurate ore di puro piacere, grazie alla maestria di Peace, grazie ad uno scrittore capace di consacrare tutto ciò sfiora con il suo genio in leggenda. (Antonietta Molvetti, qui tutti i suoi articoli)

“La gioia fa parecchio rumore” di Sandro Bonvissuto (Einaudi)

Ve bene i Mondiali, ma volete mettere la Magica? Questo libro di Sandro Bonvissuto è di qualche anno fa ed è… spaziale. L’autore racconta la propria adolescenza come un ritratto dell’artista da giovane tifoso, in anni che culminarono per la squadra giallorossa con la finale di Coppa Campioni persa contro il Liverpool. Era la Roma di Di Bartolomei e di Falcao. Era un altro mondo. La squadra del cuore è come l’ossigeno, è l’anima, è appartenere a un amore che nulla può scalfire: «Eravamo megalomani e romantici. Eravamo romanisti» (Micol Treves, qui tutti i suoi articoli)

Soriano&Ferrari

Diciannove racconti, quelli di Fútbol (tradotto da Glauco Felici e Angelo Morino per Einaudi) che riportano Osvaldo Soriano a percorrere la sua carriera di calciatore, interrottasi a causa di un infortunio, trasformatasi in una narrazione del gioco del calcio avvenuta dietro a un microfono o seduto a un tavolo a immaginare prodezze, come quelle dell’allenatore Mister Peregrino Fernández, contenute in questa raccolta.
Dice Soriano:
«Non abbiate pietà di me: la memoria, così vorace e violenta, è una materia squisita». Le sue storie evocano partite di calcio, sì, ma soprattutto mondi sconosciuti fatti di persone, parole, luci e prati erbosi. Ogni racconto è una matrioska capace di svelare altri mondi, quelli che Osvaldo Soriano in Fútbol ricostruisce, distribuisce, evoca, lui che nato in una famiglia che “non s’intende di calcio”, di questo sport è diventato leggenda.

In Ahi, Sudamerica (Laterza), con l’impronta di una partita impressa nella memoria, Boca Junior contro River Plate, vista con lo zio Don Enrique, Marco Ferrari ripercorre un viaggio molto personale. In quel lungo Sudamerica, in cui si rincorrono gli accenti genovese, casertano o piemontese, Ferrari racconta quanto il gioco del football si sia reso indimenticabile anche grazie le storie di fantasisti italiani. Le vicende raccolte dall’autore attraversano un continente che chiameremmo esso stesso Calcio, in cui le lingue si unificano, diventano comprensibili le une alle altre, al suono di una milonga oppure seguendo le voci degli spalti, i personaggi ritrovati in questo volume si fanno testimoni di storia, quella che appartiene a paesi divisi da un oceano, ma uniti nella memoria. (Paola Zoppi, qui tutti i suoi articoli)

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