Inizia la scuola, ecco i libri che vi consigliamo…

I nostri auguri di buon anno scolastico, per studenti, insegnanti, personale non docente e dirigenti, si traducono in alcuni suggerimenti di lettura a tema. Fra titoli notissimi e chicche da scoprire. Mentre riparte la scuola il catalogo è questo

“Contro l’ideologia del merito” di Mauro Boarelli (Laterza)

Uno spettro si aggira nella Scuola della globalizzazione ed è l’ideologia del merito; in Italia non più mano invisibile operante nel sistema scolastico, ma emersa dalle acque torbide della strumentalizzazione politica delle masse a partire dal 4 novembre del 2022, quando con la formazione del governo Meloni, il Ministero dell’Istruzione è stato ridenominato Ministero dell’istruzione e del Merito (MIM).
Si è trattato di una scelta di natura puramente retorico-propagandistica, dell’esigenza pubblicitaria della squadra di governo di presentarsi come restauratrice di ordine, efficienza o invece di un chiaro indirizzo politico rispondente all’ideologia liberista di mercato che permea la società e la consegna a rapporti aziendali alienanti e antisociali improntati a cinico individualismo, disaggregazione e sfrenata competizione?
Come sostiene Mauro Boarelli in Contro l’ideologia del merito (140 pagine, 14 euro) edito da Laterza nel 2019 “le parole non sono mai neutrali”, hanno un potere performativo, ed entriamo perciò nell’ambito della filosofia scolastica, nella questione degli universalia, nella relazione cioè tra i nomi e le cose; il linguaggio politico è spesso capzioso, adombra fini antidemocratici inscenando l’illusione di false promesse. Il saggio di Boarelli nasce dunque dalla necessità di interrogare la parola “merito” per ripulirla da incrostazioni mistificatorie e restituirle il vero significato che si è rivelato e tradotto in questi ultimi decenni nella forza di indirizzare e plasmare uomini, idee, valori, programmi, società. (qui l’articolo completo) (Annalisa Barletta, qui tutti i suoi articoli)

Boarelli

“Ehi, prof!” di Frank McCourt (Adelphi)

Successi e fallimenti di un insegnante, che crede nella formazione vera e non nel nozionismo, di un docente che pensa che apprendere sia anche uscire fuori dagli schemi. Un libro di memorie scolastiche che – «L’insegnamento è la cenerentola delle professioni», si legge fra le altre cose – diventa un involontario vademecum per chi sta dietro o, meglio, attorno alla cattedra. (Arturo Bollino, qui tutti i suoi articoli)

prof

“Io speriamo che me la cavo” di Marcello D’Orta (Mondadori)

Ho una mamma che è stata maestra e per questo il libro arrivò subito a casa mia in lettura. Mamma lavorava in una scuola del Mezzogiorno di un quartiere dove erano presenti molte famiglie problematiche, per  molte bambine e molti bambini la scuola era il rifugio dai travagli della vita domestica, da una quotidianità spesso violenta e crudele.

Io speriamo che me la cavo è il libro che racconta non solo una scuola napoletana, ma ogni scuola che agisce in contesti complessi.

Io speriamo che me la cavo racconta come la scuola dovrebbe essere proprio nei contesti dove la scuola è più necessaria, una scuola di ascolto, di inclusione, una scuola non di nozioni ma di azioni a sostegno delle capacità di ogni discente.

Nei racconti delle bambine e dei bambini di un quartiere della Napoli più difficile c’è tutta la bellezza della narrazione vivida e spontanea, della capacità di raccontare la realtà e trovarne il bene, proprio quella Napoli laboratorio sperimentale di quei processi pedagogici più attenti alle esigenze di alunne e alunni (si ricordi la sperimentazione divenuta buona pratica a livello internazionale dei “Maestri di strada” nei Quartieri Spagnoli).

Io speriamo che me la cavo fu un caso editoriale che contribuì a mostrare come anche lo sforzo di un singolo maestro possa fare la differenza e a chiedere che tale sforzo divenisse politica concreta e coerente per togliere ragazze e ragazzi dalla strada, dare loro un futuro ed educare al vivere sociale. Credo che oggi più che mai valga la pena leggere questo libro per non perdere di vista l’obiettivo primo della scuola pubblica, la crescita di ciascuna bambina e bambino, ascoltando, dialogando, includendo. (Anna Caputo, qui tutti i suoi articoli)

cavo

“I bambini pensano grande. Cronaca di un’avventura pedagogica” di Franco Lorenzoni (Sellerio)

Ascoltare pazientemente i bambini, senza guardare l’orologio. Prestare più attenzione a chi è in difficoltà, non a chi è più bravo. Insegnare la libertà e la fantasia. Trasmettere il senso di solidarietà, di integrazione, di inclusione. Tutti i libri del maestro Franco Lorenzoni – e questo in particolare – valgono più di mille teorie e di centomila tomi di pedagogisti, psicologi e filosofi. (Giosué Colomba, qui tutti i suoi articoli)

lorenzoni

“L’insegnante di astinenza sessuale” di Tom Perrotta (e/o)

Il romanzo di Perrotta, con acume e ironia, parte dallo scandalo causato da un commento sul sesso orale dell’insegnante di educazione sessuale – siamo in un liceo del New Jersey – che scatenerà l’ira della comunità religiosa del posto. Un escamotage narrativo che permette all’autore italo-americano di trattare anche i temi del sessismo, del maschilismo e dell’omofobia ancora radicati nella società odierna, anche quelle che forse in modo un po’ avventato giudichiamo “società moderne”. Un romanzo che, pur risultando divertente, riesce a mettere in luce con efficienza le insidie e contraddizioni di un sistema scolastico (americano e, più in generale, occidentale) che, sul fronte della sessualità in età adolescenziale, fa fatica ad affidarsi a modelli pedagogici efficaci, egualitari e lungimiranti, atti anche a prevenire punte di violenza che sovente sfociano nel dramma (come è successo di recente a Palermo). (Giovanni Di Marco, qui tutti i suoi articoli)

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“Lettera a una professoressa” di Scuola di Barbiana (Libreria Editrice Fiorentina)

Il più rivoluzionario dei libri sulla scuola scritto in Italia. Gli autori, guidati dal priore Don Lorenzo Milani, sono un gruppo di ragazzi di montagna, la cui unica ricchezza consiste nell’aver capito l’importanza dell’istruzione come riscatto dalla povertà, come arma contro le prevaricazioni della borghesia (ricca di mezzi e di parole), dell’istruzione come strumento di giustizia sociale. A più di cinquant’anni dalla sua pubblicazione, Lettera a una professoressa continua a mettere in questione la scuola di oggi, a gettare sale sulla ferita della dispersione e a criticare chi, in quel mondo, tenta di “fare parti uguali tra disuguali”. (Maria Grazia La Malfa, qui tutti i suoi articoli)

barbiana

“Qui nessuno dice niente. Un anno di scuola tra i carcerati” di Domenico Conoscenti (Il Palindromo)

Ci sono scuole e scuole. Insegnare, in avvio di carriera, in un penitenziario è una prova niente male. È tutto un cercare modi imperscrutabili per accedere a spazi che sembrano inviolabili, a cuori di individui che battono per tutt’altro o che quasi non battono. Prima che parole come istruzione, redenzione o legalità, un insegnante deve provare a coltivarne un’altra: dialogo. È uno spaccato autobiografico dell’autore, ancora non trentenne, che da diario scritto su taccuini è diventato un oggetto narrativo. Pubblicato, dimenticato, poi rilanciato in tempi recenti, l’esordio di Domenico Conoscenti. (qui l’articolo completo) (Salvatore Lo Iacono, qui tutti i suoi articoli)

conoscenti

“Liceali. L’insegnante va a scuola” di Francesca Luzzio (Genesi)

Accoglienza

Primo giorno: accoglienza.
Rivedo visi noti al cuore
non talvolta alla memoria.

Stenta la loro parola
tra solchi invalicabili
d’incomunicabilità:
ritrosia o salata nostalgia?
Non si sa.

Visi incerti, occhi misteriosi
nei quali si nasconde non so
che felicità nuova.

La loro pelle sa ancora di mare:
parla del tempo che abbracciava l’eterno,
sensuale contatto di sabbia, corpi e mare
nell’ emisfero ancora scivoloso del domani.

Il sogno è bevuto, il bicchiere è mezzo vuoto,
ma tra gualcite piaghe recenti
ridono petali al solletico frenetico del vento.
(Francesca Luzzio, qui tutti i suoi articoli)

luzzio

“Pedagogia della risonanza” di Hartmut Rosa (Scholé)

Un bellissimo libro-intervista in cui il sociologo Hartmut Rosa parla di quella straordinaria sensazione che illumina i nostri giorni migliori a scuola, la risonanza. Quella che si prova quando tra allievi e insegnante si avverte una vibrazione, un’energia che trasforma entrambi. Rosa invita a cogliere la differenza tra la risonanza e l’eco, che invece è ciò che cerca la maggior parte degli insegnanti, il semplice replicarsi di un messaggio unidirezionale. Da leggere, dunque, per accordare bene gli strumenti prima di entrare in aula. (Mauro Mangano, qui tutti i suoi articoli)

rosa

“Come un romanzo” di Daniel Pennac (Feltrinelli)

Un libro dedicato al piacere e alla gioia della lettura. La sua consapevolezza e conquista può far riscoprire il valore della scuola e dell’istruzione. L’autore ha raccontato più volte di essere stato un cattivo studente e di essere stato salvato da alcuni insegnanti che ha avuto la fortuna di avere. È stato, inoltre, docente in un liceo francese e ne racconta l’esperienza anche in alcuni episodi narrati del libro. In una delle situazioni, infatti, si è gettati dentro una classe, come tante, in cui gli studenti sembrano interessati a tutto, tranne che alla lettura. Così il bravo professore riesce a catturare la loro attenzione, facendo scoprire loro il piacere della lettura e il suo potere magico di cambiare le persone che in essa trovano rifugio e benessere. Un libro geniale, in cui il prof Pennac ci regala il decalogo della lettura, diritti o regole per tutti, anche per gli sregolati, perchè il verbo leggere come sognare e amare, non sopporta l’imperativo! Pertanto, la lettura può essere una strategia contro la dispersione scolastica. Un libro divertente, pregnante e pieno di leggerezza di calviniana memoria. (Mirella Mascellino, qui tutti i suoi articoli)

pennac

“Insegnare a trasgredire” di bell hooks (Meltemi)

«Trasgredire a scuola: è possibile?» questa la domanda da cui si apre la riflessione di bell hooks nella raccolta di saggi Insegnare a trasgredire, pubblicata di recente da Meltemi editore. Una raccolta densa, intrisa di passione politica ed educativa, che si configura come un’esplorazione di interrogativi e possibilità in continuo dialogo con il lettore. L’obiettivo di hooks è capire in che modo possano essere ripensate le pratiche di educazione tradizionali, che concettualizzano il sapere come un contenuto da trasferirsi univocamente dall’alto verso il basso, in una pericolosa riproduzione delle dinamiche di potere. La sua proposta è concreta e ricca di esempi tratti dalla propria decennale esperienza pedagogica, e consiste nel “creare comunità di apprendimento”: luoghi di conversazione che diano spazio alla voce degli studenti per superare la distinzione tra mente e corpo e coinvolgere quanto di più intimo c’è nell’esperienza umana. » una sfida difficile, quella che propone bell hooks, eppure sempre più urgente in un tempo in cui le conseguenze della cultura patriarcale e razziale sono sotto gli occhi di tutti. Per questa ragione – e per molte altre ancora – tra i libri sulla scuola che sono stati pubblicati nel corso degli ultimi anni questo rimane, senza dubbio, uno dei pi˘ importanti e rivoluzionari: da leggere sia che siate insegnanti sia che, come me, siate ancora studenti. (Rebecca Molea, qui tutti i suoi articoli)

hooks

“Tutto un rimbalzare di neuroni” di Vanessa Ambrosecchio (Einaudi)

Ne ho scritto qui e ne abbiamo scritto in tanti (qui) di questo libro della palermitana Vanessa Ambrosecchio, in cui insegnare non è una scienza esatta. Tanto più che c’è di mezzo anche l’introduzione della didattica a distanza, in epoca pandemica. Sincera, sensibile, aperta alle sperimentazioni, ironica, la “pro” che parla da queste pagine vi sorprenderà, vi entusiasmerà. Vi farà (tornare a) credere nella scuola, su quanto può incidere nelle nostre vite, nei nostri sogni. (Lucia Porracciolo, qui tutti i suoi articoli)

ambrosecchio

“Terza liceo 1939” di Marcella Olschki (Sellerio)

L’anno della maturità, per tutti — in ogni tempo e luogo —, è un anno particolare, gravido di aspettative, incognite, tensioni, sorprese e ambizioni. A volte si rivela avventuroso e, addirittura, magico, altre interminabile e asfissiante. Sempre liberatoria è la sua fine. Se, poi, ci domandiamo come possano avere vissuto questo anno cruciale gli studenti e le studentesse nell’Italia fascista, allora possiamo leggere Terza liceo 1939 di Marcella Olschki che, in questo memoir, in prima persona ci racconta “un episodio vero, incredibile e penoso” della sua terza liceo — l’anno della maturità classica —, in un’Italia che già conosce il Regime, la sua retorica e le sue leggi — anche quelle razziali — e che, a breve, entrerà nel Secondo conflitto mondiale.
Pubblicato nel 1954 dalle Edizioni Avanti!, con la prefazione di Piero Calamandrei (decisamente da leggere!), Terza liceo 1939 vinse il Premio Bagutta Opera Prima nel ‘56 e da allora ha conosciuto numerose edizioni e ristampe — ultime nel tempo quelle di Sellerio —, e generazioni di lettori.
Caldamente consigliato… e buon anno scolastico! (Flavia Todisco, qui tutti i suoi articoli)

terza

“Gli anni fulgenti di miss Brodie” di Muriel Spark (Adelphi)

Io da ragazzina avrei voluto una insegnante come miss Brodie, non convenzionale e, dunque, malvista dalla preside. Idolatrata dalla classe, ovviamente. Scopritela, sarà un modo splendido per riscoprire anche Muriel Spark. (Micol Treves, qui tutti i suoi articoli)

È possibile ordinare questi e altri libri presso Dadabio, qui i contatti

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