Natale 2025, i libri che desideriamo e quelli che regaleremo

Siamo monotematici. A Natale doniamo libri e li aspettiamo in regalo. E allora ci siamo sbizzarriti con propositi e desideri e li abbiamo affidati a questa pagina. Una lunga lista di 44 titoli, che si aggiunge a quelle delle scorse festività natalizie, se volete sbirciare è sufficiente cliccare su 20242023202220212020 e 2019

Agassi & Della Selva

Natale si avvicina e ogni anno è la stessa storia. La gente ha fretta, il budget è quello che è, e il libro finisce dritto nella categoria “pensierino”. Peggio ancora: c’è chi lo ignora del tutto, convinto di andare più sul sicuro con sciarpa e cappellino, che tanto “Alla peggio li cambia”.
Noi lettori appassionati sappiamo che un libro è la cosa più preziosa che si possa ricevere, un intero universo confezionato. E si che fa figura! “Alla peggio si ricicla”.
Per salvare questo Natale dalla banalità, ho scelto la doppietta perfetta: il libro che devo regalare (per capire chi siamo) e il libro che voglio ricevere (per capire dove viviamo).

Il libro che vorrei regalare (ai pochi a cui non l’ho ancora regalato) è Open (Einaudi).
Tutti conoscono Andre Agassi per il tennis, la chioma, i pantaloncini jeans e le fascette anti-sudore. Ma Open non è solo l’autobiografia di una leggenda sportiva; è IL romanzo di formazione dell’era contemporanea.
Se la nuova generazione è afflitta dall’imperativo categorico della “performance” (sempre al top, sempre sul pezzo, sempre felice), Agassi ne è il profeta riluttante. In queste pagine c’è il sudore, la rabbia, la parrucca, e soprattutto, l’onestà brutale di chi si ritrova a vivere per un obiettivo imposto.
Da regalare:
Al cugino neolaureato a pieni voti ma ufficialmente disoccupato.
All’amico fissato con le classifiche e i KPI (Key Performance Indication).
A se stessi, per ricordarsi che sotto la corazza del campione c’è sempre un essere umano (e forse una parrucca).
Adatto a grandi e piccini che, grazie alle gesta di valorosi campioni italiani si sono riscoperti esperti di dritto e rovescio.
Un must-read per capire come il bisogno di eccellere possa diventare, allo stesso tempo soddisfazione e tormento.

Il libro che vorrei ricevere è Favole in pretura (Le Lucerne) dell’accademico Raimondo Della Selva.
Un libro affascinante e istruttivo che ho scoperto per caso.
Cosa c’è di meglio per sostituire i ritriti buonisti tormentoni natalizi della Disney, di una raccolta di istruttorie sui personaggi delle fiabe? Hansel e Gretel vengono processati per l’omicidio della strega e invocano la legittima difesa. Cenerentola è parte civile in un processo per maltrattamenti. il Gatto con gli Stivali è accusato di truffa aggravata. Il Re Mida finisce nel mirino della Corte dei Conti per danno erariale.
Favole in pretura è l’idea geniale di spiegare il Diritto (quello vero, con codici e sentenze) trasformando i nostri eroi dell’infanzia in imputati, testimoni e avvocati. È la legge raccontata come un giallo, con l’ironia di chi sa che la giustizia, a volte, sembra davvero una favola.
Da regalare:
A un nipote sveglio che vi chiede: «Ma è legale?».
All’adulto che pensa che gli avvocati siano Azzeccagarbugli.
A chiunque voglia unire il piacere di una storia all’istruzione civile, scoprendo che la legge può essere istruttiva e spassosa insieme.

Che siate alla ricerca della verità esistenziale (Open) o della verità processuale (Favole in pretura), sotto l’albero metteteci tanta curiosità.
Buone feste e buone letture! (Paola Ardizzone, qui tutti i suoi articoli)

Ovejero & Cather

Un regalo che desidero, ma se nessuno accoglierà questo mio pubblico appello, sarò io a regalarmelo, è il nuovo romanzo di José Ovejero, uno dei migliori scrittori spagnoli che Voland propone da anni. Ho amato il suo Insurrezione (ne ho anche scritto qui) e ho grandi aspettative sul nuovo Mentre siamo morti, tradotto come sempre da Bruno Arpaia. Fra i regali che ho in mente una chicca statunitense, Il ponte di Willa Cather, gioiello fra i gioielli del catalogo di Abbot edizioni: un matrimonio in crisi, una relazione parallela che è un amore giovanile che si riaccende. Anche in questo caso mi sono cimentato in un articolo che è possibile leggere qui. (Arturo Bollino qui tutti i suoi articoli)

Tammuz e Andreose

Regalerò uno dei libri che amo di più, una singolare miscela di storia d’amore e thriller, ovvero Il minotauro (edizioni e/o) di Benjamin Tammuz, autore sottovalutato e un po’ dimenticato. Mi piacerebbe molto ricevere in regalo Un’educazione veneziana (La nave di Teseo) di uno dei personaggi centrali della nostra editoria, ovvero Mario Andreose, 91 anni di pura cultura, editore gentiluomo, primo consigliere di Umberto Eco per 35 anni, l’uomo che portò Bufalino e Sciascia in Bompiani. (Susanna Bonfiglioli, qui tutti i suoi articoli)

Camilleri & Everett

Andrea Camilleri è stato un maestro di ironia e acume, sempre abile nel riportare alla luce storie dimenticate della sua amata Sicilia nei romanzi storici e nel creare un microcosmo come nei romanzi di Montalbano e in altri racconti. Ma prima di tutto è stato un regista teatrale ed è proprio un suo volume dedicato al teatro che vorrei trovare sotto l’albero, I teatri stabili in Italia (1898-1918), Cappelli 1959, forse uno dei primi che ha pubblicato e che manca per completare la mia collezione di libri di Camilleri. Il libro che regalerei è Dottor no di Percival Everett, La nave di Teseo, un piccolo capolavoro che dileggia le storie di spionaggio, giocando con la matematica, il linguaggio, la politica. Una breve satira contemporanea sui mali e i paradossi della nostra società. (Vanessa Camozzi, qui tutti i suoi articoli)

Åsbrink e Caparezza

Il 2025 è stato un anno di letture molto molto belle, alcuni libri lasciano il segno e tra questi Il mio grande bellissimo odio (Iperborea) di Elisabeth Åsbrink il libro che regalerò di più. I perché sono davvero molti, qui una recensione approfondita, ma in sintesi lo regalerò perché racconta di una donna, di una scrittrice, di un modo di vedere il mondo e della lotta che necessita vivere nel mondo che vogliamo e cercare di cambiarlo. La protagonista Victoria Benedictsson è antesignana di un femminismo culturale, intellettuale che ha riflessi profondi sulla contemporaneità. Una storia del passato che parla al presente.
Di desiderata letterari in questo Natale 2025 ne ho innumerevoli, ma potendo esprimere un solo desiderio per me chiederei una graphic novel, il lavoro di un cantautore sui generis che scrittore non è ma che viene dalla mia Puglia e racconta un modo di pensare e di porsi al modo che sento molto vicino e molto mio. Orbit Orbit (Bonelli) di Caparezza è il mio desiderio sotto l’albero, ovviamente accompagnato dalla sua componente musicale, ché si sa, sono stata buona e merito questo e altro! Seguo “Capa” da decenni e da sempre racconta qualcosa di profondo in un linguaggio che comprendo e condivido, ora sono curiosa della sua incursione nel mondo letterario, un esperimento che gli auguro riesca. E poi, VIVA noi, figli della Puglia! (Anna Caputo, qui tutti i suoi articoli)

Calvino e Gestern

Mi piacerebbe trovare sotto l’albero Scritti su Pavese, di Italo Calvino, una novità uscita quest’anno negli Oscar Mondadori che raggruppa i testi di un progetto editoriale che non ha mai visto la luce. Calvino racconta Pavese: due autori di riferimento già letti e riletti, e sempre molto amati. Sembra proprio la combinazione perfetta per un’immersione nella letteratura del Novecento italiano. Regalerei invece, a un amico di lunga data, capace di sondare nelle pieghe delle solitudini, ma anche un po’ appassionato di storia, e soprattutto nuotatore, La fortuna dei Kérambrun di Hélène Gestern (Neri Pozza), un romanzo di grande respiro, una sorta di saga familiare ricca di segreti e salata come il mare della Bretagna. Una storia di un’intensità che sa vibrare e parla a chi conosce la sfida che chiama verso le onde, e il saggio potere del rispetto nei loro riguardi. (Alessandra Chiappori, qui tutti i suoi articoli)

Philip Roth e Saer

Non scherzo, sono di quelli a cui piace più regalare che ricevere regali, specialmente quando si tratta di libri. E non semplicemente perché non abbia gran fiducia in qualche titolo che mi propinano anche persone care, ma che non hanno idea di cosa io ami leggere. Ma non perdiamoci in chiacchiere. Regalerò Portnoy di Philip Roth, libro smagliante anche nella nuova traduzione di Massimo Codignola per Adelphi, la dimostrazione che certi scrittori non hanno mai finito di dirci quello che hanno da dirci. Come dono sotto l’albero vorrei trovare un classico che non ho ancora letto, magari andando sul sicuro, qualche titolo che mi manca di un autore di cui ho già letto più di un volume. Mi manca all’appello, ad esempio, Le nuvole (La Nuova Frontiera) di Juan José Saer. (Giosuè Colomba, qui tutti i suoi articoli)

Waugh & Scorsone e Valisone

Un libro che regalerei per Natale è Compassione (Adelphi) di Evelyn Waugh, un autore che ho scoperto proprio quest’anno e che mi piacerebbe a mia volta far conoscere alle persone a me vicine. In questa raccolta di tre racconti siamo ben oltre il classico humor inglese, ma più vicino a quel tipo di stoccata che suscita sempre un sorrisetto spietato sulle labbra. Perché Waugh è uno snob cattivello, infimo, sordido, caustico e mette in scena una satira parodistica su «quello strambo mondo moderno» nel quale uno «snob si specchia e non si vuole riconoscere».
Non saprei come meglio rendere l’idea sulla natura di questo autore se non attraverso le parole di Ottavio Fatica, curatore del libro:

La gioia feroce che Waugh ha nell’avventarsi sugli insperati bersagli offerti dall’idiozia universale non conosce remora, e non risparmia nessuno, men che mai se stesso. La capacità negativa dei suoi byronici esercizi di autolesionismo tocca punte patologiche, mentre lucidità, eleganza e individualità ne fanno un maestro di stile; si vede che prova diletto nella rifinitura delle frasi, nella consapevolezza che è virtù rara ed elevata allorché una parola viene usata nel senso suo più puro e più preciso in un affascinante gioco di sintassi e di retorica.

Un libro che vorrei trovare sotto l’albero è un bel tomone in perfetto stile natalizio: Il grande libro delle storie di Natale curato da Massimo Scorsone e Silvia Valisone. Una raccolta di racconti illustrata da 756 pagine, firmata da più di 80 autori che vanno da Francis Scott Fitzgerald a Tolstoj passando per Pirandello e gli iconici Fratelli Grimm. Un perfetto mix tra atmosfera e contenuto! (Manuela D’Angelo, qui tutti i suoi articoli)

“Cose” & Buzzati

Quest’anno ho deciso che i regali devono avere almeno la dignità di non diventare soprammobili entro Capodanno. Per questo sotto l’albero porterò A Natale tutti insieme, l’ottavo numero di COSE spiegate bene, la rivista cartacea del Post realizzata in collaborazione con Iperborea: un piccolo antidoto alla frenesia natalizia, perfetto per fingere di avere tutto sotto controllo. E, restando in tema di celebrazioni e panettoni che mettono in crisi l’esistenza, mi piacerebbe invece trovare Il panettone non bastò (Mondadori) di Dino Buzzati: perché certe feste hanno bisogno di qualcuno che sappia raccontarne la malinconia con quel tocco di verità che solo Buzzati riesce e rendere irresistibile. (Cristina De Santis, qui tutti i suoi articoli)

Vercelli & De Haas

Il libro che desidero leggere, o meglio che desidero tutti leggessero, è Storia del conflitto israelo-palestinese di Claudio Vercelli, uscito nel 2025 in nuova edizione con Laterza. Un libro utilissimo per capire le coordinate storiche di quanto sta avvenendo nel conflitto israelo-palestinese e, soprattutto, che lo scenario odierno è il risultato dei cambiamenti maturati tra la seconda metà dell’Ottocento e il presente. Vorrei fosse chiaro a tutti che la Storia come la Geopolitica non iniziano con le notizie giornalistiche e non si concludono con esse.” “Il libro che regalerò è Migrazioni. La verità oltre le ideologie. Dati alla mano di Hein De Haas, uscito in Italia nel 2025 con Einaudi. Un libro contro i luoghi comuni, i pregiudizi, la retorica, la strumentalizzazione di un fenomeno descritto e raccontato come pericoloso ma che, in realtà, è semplicemente naturale. L’uomo è da sempre un essere migrante e le maggiori scoperte che hanno apportato i cambiamenti epocali della Storia sono legate proprio alla volontà o alla necessità esplorativa dell’uomo. (Irma Loredana Galgano, qui tutti i suoi articoli).

Ferlita & D’Arrigo

Sicilia da regalare e da farsi regalare. Pirandello, Sciascia, Russello e Camilleri, le loro strade, i loro luoghi e i collegamenti con le loro storie. C’è da leccarsi i baffi con l’ultimo titolo del critico e docente universitario Salvatore Ferlita, Agrigento di carta, ultimo volume in ordine di tempo di una fortunatissima serie edita dai palermitani de Il Palindromo: questo il mio desiderio, come regalo di Natale. Regalerò convintamente, invece, Codice siciliano (Mesogea) di Stefano D’Arrigo, volume di poesie curate da Silvio Perrella: una sorpresa, piccola piccola, per quanti sono rimasti ammaliati, abbagliati, tramortiti da Horcynus Orca. (Giovanni Leti, qui tutti i suoi articoli)

Dante & Buzzati

A Natale mi piace sempre rifugiarmi nei classici più rassicuranti, meglio ancora se tenebrosi, da sfogliare alla luce ballerina e scoppiettante di un camino. Se dovessi scegliere un libro da indicare nella mia letterina a Babbo Natale, perciò, quest’anno la mia scelta ricadrebbe sulla bellissima nuova edizione dell’Inferno di Dante Alighieri, nella collana Classici Liberati di Blackie Edizioni. “Il primo romanzo dell’orrore”, si legge sulla fascetta del volume nero splendente: è ora di rispolverare vecchi amori del liceo. Sempre in tema di classici – quelli che, almeno nel mio cuore, lo sono – a una persona cara regalerei una copia di La boutique del mistero di Dino Buzzati, raccolta di 31 racconti surreali e fantastici. Una silloge perfetta per il periodo natalizio, quando il tempo per leggere è poco ma la voglia di lasciarsi incantare è ancora tanta. (Rossella Lettieri, qui tutti i suoi articoli)

Hasbún & Morante

A me la nostalgia serviva. Per sentire che era valsa la pena di vivere e per dare una maggiore densità al presente.

Andarsene del boliviano Rodrigo Hasbún, pubblicato da Sur con la traduzione di Giulia Zavagna, è uno dei miei cult-book degli ultimi dieci anni. La storia di una famiglia e di un secolo, lo scorso, che possono sembrare lontanissime ma riguardano noi tutti. In attesa della traduzione di altri suoi libri, proverò sottotraccia ad alimentarne il culto, regalandolo per Natale. Quanti ai desideri, si staglia immenso su tutti gli altri Album Morante (Einaudi), con foto, inediti e lettere. Avete presente quelle faticose raccolte di punti? Tutta quella spesa al supermercato e tutta la benzina saranno servite a qualcosa, copriranno quasi l’intero importo di questa esosa meraviglia, l’ennesima tessera del puzzle di Elsa Morante. (Salvatore Lo Iacono, qui tutti i suoi articoli)

Sapienza & Vilas

Il romanzo che vorrei ricevere è L’arte della gioia (Einaudi) di Goliarda Sapienza, perché si dice che in esso si esplica appieno l’abilità operativa delle donne e, nello specifico di Modesta, il cui nome è ossimorico rispetto alla sua indole, infatti nata nel 1900 in una povera famiglia e per questo mandata in convento ancora ragazzina, riesce progressivamente ad andare avanti grazie al suo talento e alla sua intelligenza, sino a convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. L’arte della gioia è un romanzo postumo, giaceva abbandonato in una cassapanca poiché veniva rifiutato dai principali editori italiani e ciò, ovviamente, induce a pensare che l’essere protagonista una donna di notevole intelligenza ed abilità operativa fosse stata la causa maggiore del suddetto rifiuto. Il libro che regalerei è il romanzo In tutto c’è stata bellezza (Guanda) di Manuel Vilas, perché l’autore, sullo sfondo degli ultimi decenni di storia spagnola, narra ciò che è successo nella sua famiglia attraverso un racconto intimo, che propone non solo la sua vita personale, ma anche quella dei suoi genitori, anche quando fisicamente non ci saranno più, ma la cui presenza costante e sotterranea è guida dei suoi giorni. Lo scrittore tende a sottolineare la fragilità umana, le conseguenti sconfitte, ma anche la capacità di sapere proseguire perché tutto insegna qualcosa, in tutto c’è bellezza, anche in quei pensieri che non si ha il coraggio di accettare. (Francesca Luzzio, qui tutti i suoi articoli)

Atzeni & Song & Bontempelli & Susani

Non riesco a limitarmi a un regalo da fare e da ricevere. Mi prendo la libertà di raddoppiare, almeno. Regalerei certamente, ora che è tornato in edizione tascabile, il romanzo di uno scrittore imprescindibile e morto troppo presto, Il figlio di Bakunin (Sellerio) di Sergio Atzeni, introdotto dalle parole del bravissimo Fabio Stassi. E poi regalerei Cloro di Jade Song, pubblicato da Mercurio, una casa editrice diversa da tutte, la storia di una promessa del nuoto che si evolve come nessuno potrebbe mai aspettarsi. Mi piacerebbe, invece, ricevere, La vita intensa di Massimo Bontempelli, romanzo modernissimo di un protagonista del primo Novecento italiano, che Utopia editore ha riportato alla ribalta negli ultimi anni. Altro regalo che vorrei è Il dio delle genti (minimum fax) di Carola Susani, che completa la trilogia iniziata con La prima vita di Italo Orlando e proseguita con Terrapiena. (Vicky Maniero, qui tutti i suoi articoli)

Murray & Franzen

Il Natale è il periodo più adatto per immergersi nei romanzi familiari, meglio ancora se belli corposi! Sarebbe meraviglioso svegliarmi la mattina del 25 dicembre e scartare un pacchetto infiocchettato intravedendo una copertina di un tenue beige e un’illustrazione di un insetto giallo e nero…vorrei ricevere Il giorno dell’ape di Paul Murray, uno dei romanzi più chiacchierati dell’anno che giunge al termine, vincitore dell’Irish Book Award e del Premio Strega Europeo. Restando nell’ambito del romanzo familiare, regalerei sicuramente Le correzioni di Jonathan Franzen, un racconto rocambolesco della società moderna e della famiglia americana – e non solo – ambientato proprio nel periodo natalizio. (Michela Mastantuono, qui tutti i suoi articoli)

Ferraris & Verna

Un intreccio mai convenzionale e sempre sorprendente, un luogo affascinante che non è solo uno sfondo, una protagonista volitiva e audace, perfetto modello per qualsiasi ragazza di ogni luogo e tempo. Il libro che regalerò a Natale è La signora del Neroli (Piemme) di Chiara Ferraris, ho scritto più ampiamente qui perché l’ho amato e perché lo consiglio a ogni piè sospinto. Il volume che, invece, vorrei trovare sotto l’albero di Natale è il nuovo scritto da Nicoletta Verna, che mi ha inchiodato alla lettura con I giorni di vetro ed è da poco tornata in libreria, per Rizzoli, con L’inverno delle stelle. (Lucia Porracciolo, qui tutti i suoi articoli)

Patané & Cracco & Sartori & Szalay

Una piccola goccia di inchiostro di Vincenzo Patané (Il ramo e la foglia) tocca profondamente le mie corde. Tutto parte da un fortuito ritrovamento di sessantasei lettere dello zio del protagonista. Le lettere, indirizzate alla sorella, contengono il disorientamento di un uomo che percepisce un cambiamento interiore che non osa confessare neanche a se stesso. Infatti, pur essendone consapevole, decide attraverso un dialogo epistolare di consegnare alla sorella queste sue paturnie, sperando, forse, di alleggerirne il peso interiore. Uno dei libri che voglio assolutamente, in questo clima natalizio che ci aspetta, è Corpi di Cristo (Italo Svevo) di Massimo Cracco. Il protagonista è un corpo tra tanti corpi (di Cristo), che si ritrova a dover affrontare le paure e difficoltà nell’essere e comportarsi come vorrebbe, scoprendo, inoltre, di non poter contare su nessuna delle istituzioni (famiglia, società e chiesa) che invece di salvaguardare la dignità di ciascuno individuo, e quindi di ciascun cittadino, fanno di tutto per criminalizzarlo, isolandolo dalla società. La scrittura di Cracco è una scrittura che non fa sconti, ti scuote, ti travolge, a volte ti fa addirittura paura. L’autore possiede una grande energia letteraria che riesce a sfogare attraverso la scrittura, proponendoci storie e argomenti che esigono da noi lettori una totale partecipazione. Anatomia della battaglia di Giacomo Sartori (TerraRossa) è il secondo romanzo che leggo su un argomento che ha coinvolto diverse famiglie del nord Italia, nel periodo odioso del terrorismo, di quel nord che era stato laboratorio fascista, durante il ventennio, ma che produsse paradossalmente, e non a caso, quella fetta di generazione impegnata attivamente nella lotta armata. Così accade in questo bel romanzo di Sartori, dove l’incomunicabilità tra un figlio, il protagonista, e suo padre, sprezzante e autoritario viene trascesa attraverso le parole che il figlio immagina di dire ma che rimarranno per sempre nel regno degli atti mancati, parole dove prende comunque coscienza dell’abisso che li ha sempre separati. La parabola di un uomo, il protagonista di Nella carne (Adelphi) di David Szalay, che abbraccia un quarantennio, partendo da quell’età che dovrebbe rappresentare l’inizio della consapevolezza: l’adolescenza. Istvan è un ragazzo con difficoltà di relazione, che traduce in un atteggiamento riservato, a tratti ritroso se non addirittura apatico. Affida la sua vita al caso, passivamente. Le scelte sono sempre affidate agli altri, lui non fa altro che adeguarsi agli eventi che via via lo coinvolgeranno. Istvan è un uomo con una bassissima carica di empatia, caratteristica che lo aiuterà a superare sempre gli ostacoli. La voce di Szalay è una voce silenziosa, non eccede mai nei toni e, soprattutto nell’uso del vocabolario. Quest’ultimo è ridotto all’essenza delle parole, nel numero e nella loro ipotetica significanza. Allo stesso tempo, ciò che ci consegna è di una densità straordinaria, a tratti commovente. (Riccardo Sapia, qui tutti i suoi articoli)

Grade e Shteyngart

Chaim Grade, appuntatevi il nome, è stato il più grande scrittore yiddish di cui forse non avete mai sentito parlare. Oscurato, inevitabilmente, da Isaac Singer, dal suo Nobel, dai consensi ampi e meritati. Ma Grade, lo sanno pure i sassi, non ha molto da invidiare al più famoso collega, è stato meno tradotto, meno mainstream, decisamente un rivale di Singer, che non seppe vendersi altrettanto bene. Regalerò il suo primo romanzo tradotto per Giuntina (che ne ha pubblicati anche altri due), La moglie del rabbino (ne abbiamo scritto qui), a un paio di miei amici che, sono certa, apprezzeranno. Vorrei, invece, ricevere l’ultimo romanzo del mio amato Gary Shteyngart, Vera, o la verità (Guanda). (Micol Treves, qui tutti i suoi articoli)

Seicho e Donati

Sotto l’albero vorrei trovare una copia di Vangelo nero (Adelphi), l’ultimo romanzo, in ordine di traduzione, di Matsumoto Seicho. Questa volta è il cadavere di una hostess a essere ritrovato nel fiume Genpakuji e per risolvere il caso, un detective e un cronista, si troveranno al centro di una scacchiera sui generis: una comunità cristiana chiusa e distante, composta per lo più da religiosi stranieri. Ossessionato dai dettagli, considerato il George Simenon giapponese, Matsumoto Seicho scrive noir che hanno i contorni di un Giappone oscuro, misterioso, avvolto dal silenzio ovattato della neve. Regalerò una copia de La leggenda del bambino nella valle chiusa (Rizzoli) di Massimo Donati. Siamo nel 1914, scoppia la Prima Guerra Mondiale e nel tentativo di darsi e dare alla propria famiglia un destino diverso Adèl, con il figlio Sam e la moglie Sarah si mettono in cammino e lasciano la loro terra, la Svizzera. Un viaggio attraverso il proprio personale confine che è sia specchio, sia introspezione sia una dolorosa rinascita, Massimo Donati firma per Rizzoli il suo primo romanzo per ragazzi. (Paola Zoppi, qui tutti i suoi articoli)

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